sabato 18 giugno 2016

“Racalmuto, da storico vi dico: adesso pensiamo al futuro”
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Parla Calogero Taverna, autore di numerose ricerche. “E’ l’ora di seppellire il passato. Il paese non è sereno. Racalmuto non è solo quella dei blog e della rete: c’è una maggioranza silenziosa che vuole speranze, non solo accuse”

Calogero Taverna al Serrone fotografato da Alessandro Giudice JyotiChe è uno storico lo hanno capito tutti. Di quelli che si sbatte la testa su un documento, un antico diploma, un vecchio registro per cercare la verità sulla microstoria del luogo dove è nato. Da quando è in rete col copia e incolla delizia e annoia tanti: quello che qualche anno fa ha pubblicato in due volumi adesso è sparso qua e la sul suo blog “Contra Omnia Racalmuto“. A che serve la storia, si chiede Calogero Taverna che dal Serrone guarda la sua Racalmuto che conosce attraverso le carte d’archivio della Matrice, della curia arcivescovile di Agrigento e persino del Vaticano. Serve a capire chi siamo, dice. “Con le mie ricerche – afferma Taverna – mi sono persuaso che sulla storia della nostra comunità sono stati fatti tanti errori. Non è detto che la mia è verità, ma sicuramente mi sono accorto degli errori degli altri”.
Se vuoi capire Taverna devi almeno leggere alcune pagine de “La signoria racalmutese dei Del Carretto“, pubblicato nel 2000 e “Racalmuto nei millenni“, uscito nel 2004 (ricerche di una vita condivise per un certo periodo con il professor Giuseppe Nalbone e l’arciprete Alfonso Puma). E poi seguirlo sul suo blog. Ma lui è uomo di cifre e di numeri. E’ stato funzionario della Banca d’Italia occupandosi di vicende scottanti come il caso Sindona. Ma questa è un’altra storia, rispetto ai fatti che riguardano Racalmuto. “Sbagli – mi dice – tutto ruota, in un certo senso, attorno a Racalmuto. La storia spesso passa da qui”. Lo contraddico: forse c’è troppo campanilismo in questa sua considerazione. “Assolutamente – dice – Racalmuto è solo uno scisto della storia ma questa tutta quanta vi si riverbera“. “Oggi però siamo alla svolta – aggiunge Taverna – la storia ci insegna poco. Siamo ad un bivio: o essere un paese dormitorio o, come spero, un grosso centro di sviluppo culturale, sociale, politico, archeologico. La realtà vera ha chiuso con il passato, si proietta verso il futuro”.Un momento dell'intervista

Conversare con lui non è facile. Il discorso passa da una punta all’altra dei secoli. Dai sicani alle scoperte archeologiche del 1879 durante i lavori della ferrovia tra Licata e Racalmuto all’attuale situazione del Comune che ancora per poco sconterà un decreto di scioglimento per infiltrazione mafiosa. Eppure c’è una linea che lega tutto, l’essere Racalmutese e cercare di capire il paese. “Sono un racalmutese da dieci generazioni – chiosa – uno che ama questo paese del sale, dello zolfo e del caciummo. Proprio così, un paese dove l’intelligenza è fina, il sale, dove non è mancata la reazione della gente alle ingiustizie attraverso la polvere da sparo, lo zolfo, e dove però c’è stata un’abilità a sfruttare le risorse, a crescere attraverso l’ironia sottile, il caciummo (molto se ne usò nel dopoguerra: accresceva furtivamente il peso dell’astratto di pomodoro. Follia mista a naturale astuzia). Dobbiamo distinguere però la ricerca dal pettegolezzo. Io mi diverto tanto a criticare, a contraddire e a contraddirmi. In questo sono molto sciasciano. L’essere una piccola comunità spesso ci ha fatto vivere di pettegolezzi senza guardare ciò che siamo stati, un grande paese che ha avuto una capacità a risorgere dalle sciagure. La mia passione per i fatti di storia continua e mi rendo sempre più conto che non si può vivere di miti. Guardiamo per esempio gli anni che vanno dal dopoguerra ad oggi. Un miracolo: qui non c’è stata l’aggressione del centro abitato, come è successo in altri importanti centri siciliani, il progresso è stato enorme. Certo è la storia d’Italia. E’ chiaro che c’è chi ha lucrato, ma si sono ottenuti risultati considerevoli. Qualcuno probabilmente pagherà o sta pagando per gli illeciti commessi, ma nel complesso Racalmuto è un paese che può dare ancora tanto. Sono convinto che l’infiltrazione mafiosa si poteva evitare. Ma accetto la decisione dello Stato, ho fede nel controllo del Viminale. Qui però rischiamo una cosa: che la nuova amministrazione comunale torni a casa dopo un breve periodo perché il paese ancora non è sereno. Ecco perché bisogna seppellire il passato, la storia. Purtroppo i faldoni della Commissione prefettizia che ha deciso lo scioglimento faranno la storia di questo difficile periodo. La storia si fa con le carte scritte e questa è la nostra storia recente. Ecco perché dico che bisogna andare avanti, salvare il salvabile”.

Durante la chiacchierata Taverna sprofonda nell’unica poltrona comoda di quella stanza. E’ la sua casa a Racalmuto. In realtà lui vive a Roma e torna qui quando può. “Mia moglie ama il Serrone – dice – ma mantenere questa casetta costa tanto. E’ assurdo pagare un sacco di soldi per la spazzatura, si deve assolutamente cercare una soluzione. Questo deve fare il nuovo sindaco e il nuovo Consiglio comunale, altro che storia e passato. Dalla storia dobbiamo tirar fuori ciò che può Racalmuto, panoramafare oggi ricchezza e dare lavoro. Guarda i beni culturali. Chi si è inventato qualcosa per fare business? Nessuno. Tutti parlano parlano parlano.
Racalmuto non è solo quella che viene fuori dalla rete, dai blog, dai social. Cosa chiede la maggioranza silenziosa? Ci vuole la speranza non l’accusa. In rete molti accusano e attendono di essere accusati per esserci. Il nostro paese sa fare le rivolte e allora bisognerebbe che in primavera qualcuno faccia soffiare venti nuovi e annienti i santoni della politica”.
Ecco, il punto è sempre quello. La politica, l’amministrazione comunale. Gli chiedo cosa salverebbe del passato. “Salvo tutto, ma è l’avvenire che m’interessa. Occorre una nuova gestione, un nuovo nucleo pensante e coinvolgimento dei cervelli racalmutesi che sono nel mondo. Ammiro tante persone attraverso facebook. Anche se qualcuno dirà chi è questo folle, so che in fondo siamo un popolo di gente buona”. Gli chiedo come mai sul suo profilo c’è una sua foto di cinquant’anni fa. Sorride e scherza: “Tanti mi ammirano per le parole difficili che utilizzo quando scrivo: dove lo trovi uno così su facebook? Ma se scoprono che ho ottant’anni mi tolgono l’amicizia”.
Salvatore Picone

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