domenica 26 giugno 2016

 
 
 
IL MESSANA A RIESI nel 1919 
 
 
 
Riesi alla fine del 1919 era divenuta unna ingovernabile terra di rivolta socialista. Era nata una coscienza di classe nel ceto contadino. E una figura di capopopolo, più fomentatore di disordini che responsabile politico, Giuseppe Butera, dominava incontrastato quel piccolo ma ribelle popolo agricolo. Così almeno ce lo descrive un suo conterraneo, il Ferri,  in un libro di memorie che con tanti limiti ci pare faccia un notevole resoconto microstorico di quella Rieri, Leggiamolo:
"I contadini rientravano la sera nel paese in fila, soddisfatti delle loro operazioni, rincasati , appena presi un boccone, tutti alla Sede socialista per la conferenza del Butera. L'indomani punto e da capo, le solite agitazioni. Il conferenziere faceva sentire le sue minacce, tuonando contro il Governo di allora  E i Carabinieri non facevano nulla.
 
Impavido, imperterrito, Giuseppe Butera si considerava padrone, Oltre i battimano e gli applausi che riscuoteva, dalla folla, egli era portato a spalla, alimentando la sua bocca di ciambelle e dolci."
 
Era sorta insomma la svolta della terra ai contadini. C'era di mezzo il feudo Palladio dei Principi Fuentes, dato peraltro in gabella. L'occupazione di quelle terre divenne obiettivo d parte delle masse di contadini in condizioni economiche disastrose. Gli agitatori avevano facile presa.
 
A Caltanissetta una prefettura in mano ad un funzionario dalle visioni reazionarie, quando ancora la questura era tutta da istituire come organo autonomo, operava  piuttosto disorientata per il cambiamento governativo. Vi era stato il passaggio da Vittorio Emanuele Orlando e Francesco Saverio Nitti. Per il nostro cronista, in piena epoca fascista, ma piuttosto contemporaneo, Nitti sarebbe stato a capo di un "Governo deplorevole" forse solo perché "aveva   dato la mano larga ai socialisti".
A Caltanissetta aveva forte peso l'on. Pasqualino che mi pare anche lui disorientato, pronto da buon trasformista di saltare sul carro del vero vincitore. Egli era di Riesi ma si mostra piuttosto perplesso sul da farsi. Scenderà a sedare gli animi ma dopo che si erano consumati i fatti delittuosi che si verificarono in quella domenica del 9 ottobre del 1919. Il Pasqualino, radicle moto annacquato, approderà in un primo tempo in campo fascista ma poi si ritirerà a vita privata, a fare con successo,  l'avvocato di grido. 
Avere una strategia per ristabilire l'ordine pubblico senza reprimere i moti contadini non era agevole. E non ci are che quei rappresentati nisseni dello Stato Nittiano  fossero all'altezza.
 
 
Messo in galera il Butera, ecco giungere a Riesi un agitatore di professione, tale Angilella che così ce lo descrive il Ferri: "uno spoetato socialista. piovutoci non si sa da dove.  Costui   predicando a squarciagola, diceva di farla finita con i signori proprietari invitando i cittadini ad armarsi, gli operai di tenersi pronti per la rivoluzione."
  
 
 Nel capoluogo nisseno non seppero fare altro che, vista la inettitudine dell'Arma dei Carabinieri, usare le forze dell'esercito dotandole di mitragliatrici. Ad appoggiarle scelsero un novellino, il Messana ancora Vice Commissario in Mussomeli.
Calogero Taverna
 
[continua]
 

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