sabato 30 giugno 2018

Valorizziamo l'intero Cicolano archeologico; non limitiamoci a Corvaro. Il futuro Sindaco Falsarone opererà per Fiamignano!


Encomiabilmente questi scriveva il sindaco Nicolai di Borgorose. Meriti tanti in effetti molto hanno fatto, molto hanno attuato: ecco, però, due grosse lacune: talune egemoni opere restano ancora chiuse, specie di cattedrali nel deserto per qualche intralcio burocratico e per difetto di alcune marginali provvidenze finanziarie vuoi di indole europea vuoi per latitanze regionali o nazionale.  ma la seconda più grave lacuna è stata l'essersi rinchiusi nel loro orticello di Corvaro. marginale piuttosto rispetto alla vera facies cicolana che come tutti sanno sta nell'alta Valle del Salto come dure a PESCOROCCHIANO (NERAE e SUNA) FIAMIGNANO (Poggiopoponesco e Rascino, civiltà romana defluita nei due emblematici castello medioevali) e Petrella Salto .
Ma per Fiamignano saprà bene ovviare CARMINE FALSARONE Sindaco che ha ben presente la vicenda e saprà andare ben oltre fiancheggiando le consorelle vicine di Pescorocchiano e di Petrella. 

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ARCHEOLOGIA: GLI EQUICOLI I GUERRIERI DELLA MONTAGNA
sul sito 
WWW.RISERVADUCHESSA.IT


Nel presentare questa iniziativa editoriale - culturale, devo sottolineare che la nuova amministrazione comunale fin dal momento in cui si è insediata, ha indirizzato la sua attenzione ai beni culturali e ambientali che sono, e diverranno sempre di più, una risorsa per i cittadini ed una ricchezza per il territorio.

Proprio il fatto che l'Amministrazione Comunale si sia fatta promotrice, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali, della mostra sugli Equicoli, del finanziamento per la realizzazione del "Parco Archeologico" e con altre opere di riqualifìcazione dei centri storici - percorso già iniziato dalla precedente amminitrazione - riguardanti Borgo Collefegato, il centro storico ed il percorso dei vecchi mulini di S. Stefano ed il recupero della Rocca di Corvaro, è testimonianza concreta della nostra volontà di far crescere e sviluppare questo territorio e dargli nuova vita.

Con così tanta storia, cultura e tradizione non potevamo esimerci dal non considerare questo aspetto così importante e al tempo stesso così trainante per il nostro comune e per l'intero Cicolano.

Questa terra è, e può esserlo maggiormente in un futuro molto prossimo, meta preferita per il viaggiatore sempre più esigente ed attratto dalle antiche civiltà, dalle tradizioni popolari, dalla natura rigogliosa, dalla Riserva Naturale Montagne della Duchessa e da una gastronomia legata da sapori antichi e genuini.

L'obiettivo è quello di creare un sistema integrato di recupero e valorizzazione ambientale e culturale garantendo contemporaneamente uno sviluppo delle attività economiche ecocompatibili.

In questo quadro, credo che vada evidenziata anche la proposta del progetto riguardante la realizzazione di un museo che raccolga le testimonianze storiche della vita degli Equicoli e dei Romani insediati in questo territorio.

Nella valorizzazione dei beni culturali e ambientali c'è il passato ed il futuro in mezzo tante scelte.

Il passato è la materia stessa e cioè i beni culturali e ambientali il futuro l'indicazione di metodi di valorizzazione efficaci in mezzo, "l'oggi", la creazione degli strumenti più opportuni per salvaguardare e valorizzare tali ricchezze e in questo modo creare cultura, reddito e occupazione.

E' importante per noi, vincere sfide complesse della modernità e costruire equilibri culturali, economici e sociali senza perdere il valore del nostro passato della nostra tradizione.

Al mio insediamento dissi "proviamo a cambiare" e facciamolo partendo anche dalle tradizioni con metodi di elaborazione e gestione che esaltino vocazioni, storia, cultura, ambiente, avendo una visione non solo locale ma anche europea.

"Per andare avanti bene, bisogna qualche volta voltarsi indietro e vedere dove affondano le nostre radici".

Oltre ad avere un amore per il mio territorio, sono convinto che con le proposte culturali già finanziate e che stiamo realizzando, possiamo guardare con maggiore fiducia e serenità al futuro.

Dott. Michele Pasquale Nicolai
Sindaco del Comune di Borgorose

S. Elpidio romana


.Questa epigrafe romana si trova purtroppo illeggibile sull'alto di una parete della moderna chiesa di S. Elpidio.

Dovrebbe stare nei musei di competenza per studi e ricerche sulle magistrature della Roma repubblicana in quella importante civitas romana che sorgeva a Sant'Elpidio.

Domenico Lugini, come al solito, perspicuamente ci illustra che "trova[va]si nella chiesa di S. Elpidio e propriamente in quel tempietto che sottostà alla stressa dove serve di capitello ad una delle colonne che sostengono la volta". (D.L. - memorie ..... - pag. 91). Naturalmente prima del terremoto.


NOI L'ABBIAMO SOTTOPOSTA AD UNA GRANDE ARCHEOLOGA DI SCUOLA FRANCESE CHE ABITA ACCANTO A NOI A ROMA E COSTEI LEGGE CHE L. CARCURINUS EDILE ALLA QUINTA MAGISTRATURA EBBE DEDICATA QUESTA LAPIDE COMMEMORATIVA DA TARONIA PROBABILMENTE LA MOGLIE, VUOI PER COMMEMORARE L'ENNESIMO RINNOVO DELLA MAGISTRATURA O PIU' PROBABILMENTE QUALE LAPIDE SEPOLCRALE.

CI PAIONO COSE DI ESTREMO INTERESSE, MA FORSE NON SI AMA S. ELPIDIO E NE' DI QUESTO FASTIGIO NE' DI ALTRO SI FA CENNO NEL TESTO ZIBALDONE PUBBLICATO CON FONDI PUBBLCI AD ILLUSTRAZIONE DELL'INTERO COMUNE DI PESCOROCCHIANO.
Sciascia in Le Parrocchie, sapido, salace, iconoclasta: Lo so bene, dopo alla Noce tutto il contrario. pur di contraddire il presunto gesuita Morreale, ecco uno Sciascia bigotto, acquiescente tradizionalista. Mi chiedo perché mai a Racalmto la superstizione, le false credenze, l'incultura devono fare sempre aggio sulla verità, sulla inoppognibilità storica, sulle veridiche dimensioni umane?





martedì 26 giugno 2018

I CASTELLI FEUDALI TRECENTESCHI DELLA SICILIA OCCIDENTALE ED IL LORO TERRITORIO * di ELISABETH LESNES La crisi del villanaggio siciliano, iniziata già nella seconda metà del XII secolo, raggiunse il culmine nella prima metà del XIII secolo con la scomparsa della componente islamica nella popolazione. F. Maurici ha evidenziato i vuoti impressionanti lasciati dai villani saraceni sconfitti da Federico II e ha delineato la rete a maglie sempre più larghe dell’insediamento rurale siciliano (MAURICI 1995). Questo processo di mutamenti nell’insediamento dell’isola si prolungò nel tempo, intensificandosi e modificandosi in qualche modo nel XIV secolo, a causa dello stato di guerra permanente (guerra angioina nella prima metà del secolo e guerra civile a partire dal 1340), nonché della catastrofe demografica della seconda metà del secolo (peste del 1347). Il Trecento siciliano è caratterizzato, come noto, dallo sviluppo di una feudalità potente e dalla formazione sociale latifondiaria con il trionfo della monocultura del grano (BRESC 1986). Meno conosciuti sono, invece, i mezzi materiali che hanno favorito la dominazione politica ed economica del baronaggio. Con la fondazione di nuovi abitati fortificati (terre), il castello divenne il luogo dell’autorità feudale. Ma la costruzione fortificata più diffusa è il castello isolato, rimarchevole soprattutto per il suo legame con l’economia rurale: più che un mezzo efficace di difesa o di residenza, esso era il simbolo della dominazione feudale e l’espressione fortificata della società latifondiaria. L’abitabilità ridotta e la debolezza generale delle difese sono le caratteristiche dei castelli siciliani della seconda metà del XIV secolo (LESNES c.d.s.). Questi tratti generali sottolineano l’arcaismo e la povertà del mondo feudale siciliano stesso, però mettono in evidenza il carattere eccezionale dei castelli e degli osteri urbani costruiti da una aristocrazia comitale di più alto livello. IL LESSICO DEI DOCUMENTI E L’APPORTO DELLA TOPONIMÌA Per designare il castello e l’abitato fortificato, lo scriba medievale siciliano impiegava una varietà di termini che cambiarono in funzione dell’epoca. Nella documentazione d’età normanna, l’uso delle tre lingue (latino, arabo e greco), aggiunge confusione ad un lessico già ricco e spesso ambiguo (BRESC 1984a, pp. 77-87; MAURICI 1992, pp. 124- 130). Ma nel XIII secolo, la terminologia dei documenti si semplifica, cristallizzando sempre di più la distinzione tra l’intero territorio (territorium), il centro abitato munito (terra) e il suo fortilizio (castellum) (MAURICI 1992, p. 126). Dalla frequente formula terra et castellum del XIII secolo si passa alla rituale espressione terra et castrum, diffusa nel XIV secolo (Tav. 1). A seconda dell’importanza dell’abitato o del fortilizio, vennero usate anche le espressioni castrum cum casale o terra cum turri. Ma l’originalità del trecento risiede, come già detto, nella diffusione di un tipo nuovo di fortificazione: il castello isolato citato castrum seu fortellicium, mentre il suo territorio privo di abitati era chiamato terrarum tenimentum nuncupatum o feudum nuncupatum. Infine, meno frequentemente di fortilicium, si puo’ incontrare la parola colta arx: arcem dictam lu Patilaru (MICHELE DA PIAZZA, p. 185, ch.17), Brucati arcem (NICOLÒ SPECIALE, p. 502). Se il vocabolo casale si incontra ancora nei documenti dell’inizio del XIV secolo, esso non corrisponde più nella maggioranza dei casi ad un abitato, ma equivale ad un tenimentum terrarum o ad un feudo, cioè ad un territorio spopolato (MAURICI 1993, p. 16). Al contrario, i piccoli abitati, che avevano resistito al fenomeno dello spopolamento grazie alla presenza di un castello recentemente costruito – o ricostruito –, erano chiamati castrum cum habitacione. Alcuni di loro divennero delle terre, altri scomparvero nel corso del XIV secolo (Tav. 1). Se la parola motta ha talvolta sostituito, in modo univoco, il solito termine castrum e cioè castello: Terra Sale cum Motta (LIBRINO 1928, p. 208), come toponimo, motta puo’ indicare un casale fortificato nel corso del XIV secolo (Motta S. Stefano) – come già proposto da H. Bresc (BRESC 1975a, p. 430) – o un abitato difeso di nuova fondazione (Motta S. Agata). Altri abitati fortificati portarono il nome sala (Sala di Partinico o Salaparuta). Petra, invece, designa solamente una fortificazione isolata (Petra Belichi, Petra Calatasudemi, Petra Margana, Petra Jancasi, Petra Jusalbergu, Petra Perciata, Petra Sancti Benedicti) tranne nel caso di Petra D’amico dove è documentato un casale, ma si tratta di un abitato temporaneo costituito da domus coperte palearum XX (GLÉNISSON 1948, p. 257). L’INSEDIAMENTO CASTRALE Possiamo distinguere diversi tipi d’insediamento castrale a secondo delle funzioni che queste costruzioni dovevano compiere. Alcuni castelli sono stati eretti dentro – o vicino – gli abitati (Alcamo, Bivona, Ciminna, Favara, Gibellina, Palazzo Adriano, Partanna, Racalmuto, Sclafani, Sutera) che da semplice casale passarono allo status di terra. Altri stabilimenti militari sono localizzati presso un piccolo porto da dove veniva esportato il grano (Agrigento/ Porto Empedocle, Castellammare, Solanto). Ma la grande maggioranza dei castelli fu costruita ex novo su un sito isolato o spopolato. Alcuni dei castelli del XIV secolo hanno recuperato una struttura militare precedente che è stata ingrandita e trasformata (Caccamo, Calatafimi, Carini, Castronovo, Delia, Misilmeri, Prizzi, Vicari); altri sono castelli rupestri (Petra Jancasi, Petra Sancti Benedicti) di cui alcuni di origine antica (Guastanella, Petra Calatasudemi). Se la Motta dei documenti o della toponomastica siciliana non corrisponde mai alla motte francese, cioè ad un monticello artificiale di terra, la parola Petra, invece, indica quasi sempre una grossa pietra isolata in un vasto paesaggio agricolo. Di norma, i castelli trecenteschi sono localizzati su rocche elevate, all’estremità e nel punto più alto di uno sperone scarpato, per trarre maggior vantaggio dal sito. Nonostante tutto, quando si è trattato di una creazione ex novo, la scelta è caduta su siti più accessibili delle alte rocche o dei picchi che caratterizzano i castelli normanni: il castrum trecentesco di Cefalà è molto più accessibile del castellum cognomento Cephalas di epoca normanna situato sul monte Chiarastella; la sala Partinici sul versante del monte Cesarò è situata ad un’altitudine inferiore a quella dell’hisn localizzato sulla cima dello stesso monte. Se i rilievi della Sicilia appaiono fattore determinante nella scelta di un sito, non bisogna comunque dimenticare il ruolo di altri elementi naturali o no: confluenza di corsi d’acqua (Favara), territorio molto fertile (Bivona, Naro, Mussomeli, Racalmuto), presenza di una strada importante (Alcamo), sono elementi che hanno sicuramente determinato la costruzione del castello e lo sviluppo dell’abitato. Il castello, elemento principale del borgo, assunse un ruolo importante nell’organizzazione dell’abitato. Alcune località attuali conservano ancora intatto il tracciato di origine dove, ai piedi del castello, si annidavano le case della * Per Sicilia occidentale, si vuole indicare il Val di Mazara (compreso l’area agrigentina) fino ai due fiumi Imera (Imera settentrionale e Imera meridionale o Salso). ©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 2 “terravecchia”, cioè il borgo fortificato (Caccamo, Calatafimi, Caltavuturo, Carini, Prizzi, Vicari). Ma gli abitati di origine medievale arroccati ai piedi del castello soffrono dell’esiguità del terreno. Essi presentano nella loro pianta delle affinità che provengono dalla natura e dalla forma dei siti di altura: gli elementi dominanti (il castello e la chiesa) e le stradine sinuose, sviluppatesi nel rispetto del terreno naturale con le numerose scale per il passaggio tra i vari livelli. L’IMPATTO DEL CASTELLO FEUDALE SUL POPOLAMENTO Se la presenza di una fortezza normanna non ha sempre impedito lo spopolamento di alcuni abitati in altura, nel corso del XIII secolo (Petterana, Cefalà, Calatrasi, Calathamet, Partinico), la sopravvivenza dei casali è molto spesso legata alla costruzione di un castello nel corso del XIV secolo e, soprattutto, al riconoscimento giuridico che permise ad alcuni di questi abitati di imporre i loro diritti e di definire un territorio. La crisi della monarchia, la crescita delle grandi famiglie comitali, la guerra con gli Angioini, le lotte dei partiti e quindi la necessità di difendere gli abitati e i feudi, sono le cause della moltiplicazione dei castelli nel XIV secolo, a partire prevalentemente dal 1350. Per resistere alle ripetute incursioni napoletane sulla costa tirrenica, numerosi casali dovettero provvedere alla chiusura dell’abitato e alla costruzione di un castello. Nella regione di Termini, così presa di mira dagli Angioini, il casale di Ciminna fu circondato da mura e protetto da un castello (BRESC 1984b, p. 49). Nella zona di Castellammare, il cui castello era già stato preso dagli Angioini nel 1314 (RAIMONDO MUNTANER, p. 334), fu ricostruito e fortificato il casale di Alcamo, dopo un lungo periodo di abbandono da parte dei suoi abitanti rifugiatisi sul Monte Bonifato (BRESC 1986, p. 791). Nel Belice, il casale Labita divenne, prima del 1374, la terra Gibellina grazie alle mura costruite attorno all’abitato (BRESC 1986, p. 7999, nota 150). A pochi chilometri da Gibellina, il castello di Sala (Sala di Madonna Alvira quindi Salaparuta) nacque verso il 1350 per proteggere il casale Sale preesistente (BRESC 1975a, p. 430-431). Più a sud, il castrum Partanne cum habitatione si sviluppò anche grazie alla continuità dinastica dei “Graffeo” (STALTERI RAGUSA 1993, p. 454), così come i “del Carretto” furono determinanti per quanto riguarda il casale di Racalmuto, nell’agrigentino, protetto da un castello prima della metà del XIV secolo (LIBRINO 1928, p. 208). Favorito da una posizione topografica eccezionale, il casale di Sutera, già popoloso e fiorente all’epoca di Idrisi, si sviluppò attorno ad un castello prima del 1355 (COSENTINO 1885, p. 30, doc. XLIV). A partire dalla fine del XIII secolo, Bivona divenne terra strategica, teatro di lotte sanguinose tra Federico III Chiaramonte e Francesco II Ventimiglia (MICHELE DA PIAZZA, p. 377, cap. 49). Appare evidente il ruolo di questi nuovi castelli nell’evoluzione dei casali in terre, che resistettero fino a divenire i villaggi o le cittadine odierne, anche se non si può generalizzare: i piccoli abitati fortificati di Bonifato, Brucato, Cristia, Guastanella, Misilindino, Motta S. Agata, Palazzo Adriano, Patellaro scomparvero tra il XIV secolo ed il XV secolo. Problematico spiegare il successo o il fallimento di un borgo castrale. Il sito alto di Bonifato perse la sua importanza di terra fortificata mentre cresceva Alcamo e si ridusse in luogo di rifugio della popolazione di Alcamo finché quest’ultima non prese lo status di terra, sotto la protezione di un imponente castello. La terra di Brucato fu vittima della guerra contro Napoli ma, secondo H. Bresc e J.-M. Pesez “Brucato n’est pas seulement victime de la guerre, il est la proie de l’impérialime de Termini, de la politique des massarie qui absorbent son territoire utile, de la concurrence d’une nouvelle localité, établie sur les sources, auprès des moulins, autour des sucreries” (BRESC-PESEZ 1984, p. 711). Sull’esempio di queste considerazioni per Brucato, si nota che l’abbandono di alcune terre fu provocato dalla prossimità di una terra feudale più importante: Motta S. Agata e Petra d’Amico, situate nell’antica baronia di Cammarata, uno dei territori cerealicoli più ricchi dell’isola, hanno sicuramente subito l’attrazione della terra principale. D’altronde, anche Muxaro – castrum et terram verso la metà del XIV secolo (LIBRINO 1928, p. 208) ma ridotto a semplici pagliai nella seconda metà del XIV secolo (PERI 1982, p. 245) – venne aggregato alla baronia di Cammarata (MAURICI 1992, p. 333). La terra di Petterana, ancora citata nel XIV secolo (MICHELE DA PIAZZA, p. 54; LIBRINO 1928, p. 208) ma anch’essa sicuramente ridotta a semplici pagliai (è quanto si puo’ dedurre dalla tipologia del sito), subì verosimilmente l’attrazione della contea di Caccamo. Vuoti impressionanti si crearono, tra il XIV e il XV secolo, con la scomparsa di vari abitati anche fortificati. La terra di Misilindino protetta da una torre nel XIV secolo (MICHELE DA PIAZZA, p. 229, ch.95 – nel 1354 –) era diventata un feudum cum fortilicio nel XVI secolo (SILVESTRI 1985, p. 8), prima della concessione di una licentia populandi nel 1610 e della sua rifondazione come Santa Margherita Belice (GIUFFRÈ 1979, p. 228). Dalla definizione di terra et castrum nuncupatum data da G. L. Barberi, nei primi del Cinquecento, per Palazzo Adriano (SILVESTRI 1985, p. 102), si deduce che anche questo abitato, forse ripopolato da Federico II (MAURICI 1995, p. 54) e citato turris Palaciorum cum habitatione verso la metà del XIV secolo (LIBRINO 1928, p. 209), non resistette a lungo. Misilmeri scomparve nel corso della seconda metà del XIV secolo per quasi due secoli, malgrado i tentativi di ripopolamento di Ylaria Talamanca nel XV secolo (BRESC 1986, p. 680) e quelli di Bonanna Cattolica all’inizio del XVI secolo (GARUFI 1947, p. 111). Per questi abitati, nella seconda metà del XIV secolo coincisero due eventi tragici: guerra e Peste Nera. Stessa realtà per Melia, Sala di Partinico, Petra d’Amico, Sommatino, Canicattì e per Comiso, malgrado la presenza di un fondaco (BRESC 1975b, p. 97). Solo nel caso di Partinico, Sommatino e Canicattì sarà attuata una rifondazione verso la fine del XVI secolo (GARUFI 1947, p. 111). Infine, per Cristia (514 m) e Guastanella (609 m) si può pensare che l’inaccessibilità del sito sia stata una delle ragioni dell’abbandono dell’abitato. I fallimenti furono importanti e sottolineano le difficoltà dei baroni di trattenere la popolazione o di ripopolare le loro terre. Alla fine del XIV secolo, su 90 castelli della Sicilia occidentale, 50 erano senza abitato cioè 17 casali abbandonati, 16 abitati in estinzione e 17 castelli costruiti in feudi vuoti (Tav. 2). CONCLUSIONE La ristrutturazione dei territori per la produzione estensiva dei cereali, le guerre angioine della prima metà del XIV secolo e la guerra civile misero fine all’abitato intercalare costituito dai casali dei secoli XI e XII. Su ordine di Federico III, gli abitanti disseminati nei villaggi dell’interno dell’isola furono trasferiti nelle terre fortificate (RAIMONDO MUNTANER-BERNARDO D’ESCLOT, p. 370, cap. 282). Questi trasferimenti autoritari e lo slancio di fortificazione dei casali costieri si spiega facilmente con la pressione napoletana che, dopo numerose sconfitte, si orientò verso una guerra fatta di razzie, di distruzioni dei villaggi aperti e delle campagne del litorale. La storia del popolamento della Sicilia occidentale è quindi segnata, nella prima metà del XIV secolo, da due fenomeni: 1) l’“incastellamento” deciso dal potere centrale, ma diverso dai movimenti di perchement e di encellulement conosciuti nell’Italia centrale o in Francia. Con questa espressione, si intende semplicemente lo spostamento degli abitanti dai piccoli casali verso le terre fortificate. ©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 3 2) La “castralizzazione” del casale secondo il sistema difensivo solidale e “gerarchizzato” del villaggio che, protetto dalla sua cinta, costituiva la prima linea di difesa, mentre il castello dominava più in alto. Nella seconda metà del XIV secolo, invece, si assiste alla moltiplicazione di piccoli castelli isolati su iniziativa dell’aristocrazia impegnata nella guerra civile. Molti di questi nuovi castelli erano situati nel cuore di vaste zone cerealicole, per il controllo delle attività rurali e per la sicurezza degli uomini e del raccolto. Occupando gli spazi spopolati della campagna siciliana, il castello feudale della seconda metà del XIV secolo fu il trait d’union tra il casale normanno ed i nuovi insediamenti creati a partire dal XVI secolo. In molti casi, il nuovo abitato prese il nome del castello che, in realtà, è quello del vecchio casale scomparso. BIBLIOGRAFIA BRESC H. 1975a, Motta, Sala, Pietra: un incastellamento trecentesco in Sicilia, «Archeologia Medievale», II, pp. 428-432. BRESC H. 1975b, BRESC H. e G., Fondaco et taverne de la Sicile médiévale, in Etudes médiévales. Hommage à Genviève Chevrier et Alain Geslan, Strasbourg 1975, pp. 95-106. BRESC H. 1984a, Terre e castelli: le fortificazioni della Sicilia araba e normanna, in Castelli. Storia e archeologia, Atti del Convegno (Cuneo 6-8 dicembre 1981), a cura di R. Comba, A. Settia, Torino, pp. 73-87. BRESC H. 1984b, Les sources historiques, in Brucato. Histoire et archéologie d’un habitat en Sicile, a cura di J.-M. Pesez, Ecole française de Rome, I, pp. 37-84. BRESC H. 1986, Un monde méditerranéen. Economie e société en Sicile 1300-1450, I-II, Roma-Palermo 1986. BRESC H., PESEZ J.-M. 1984, Chronologie et histoire, in Brucato, cit., II, pp. 695-711. COSENTINO G. 1885-1886, Codice diplomatico di Federico III d’Aragona, re di Sicilia (1355-1377), Palermo. GARUFI C.A. 1947, Patti agrari e comuni feudali di nuova fondazione in Sicilia. Dallo scorcio del secolo XI agli albori del settecento. Studi storico-diplomatici, «Archivio Storico Siciliano», pp. 7-131. GIUFFRÈ M. 1979, Licentiae populandi, in M. GIUFFRÈ (a cura di), Città nuove di Sicilia XV-XIX secolo, I, Problemi, metodologia, prospettive della ricerca storica. La Sicilia occidentale, Palermo, pp. 225-231. GLENISSON J. 1948, Documenti dell’Archivio Vaticano relativi alla collettoria di Sicilia, «Rivista di Storia della Chiesa in Italia», II, pp. 225-262. LESNES E. (c.d.s.), Châteaux du XIVème siècle en Sicile occidentale: typologie, influences, in J.M. POISSON (a cura di), La Sicile des émirs aux barons: châteaux et formes de pouvoir (XI-XIVème siècles), Ecole française de Rome (11 mars 1996), in corso di stampa. LIBRINO E. 1928, Rapporti fra Pisani e Siciliani a proposito d’una causa di rappresaglie nel sec. XIV. Note e appunti, «Archivio Storico Siciliano», XLIX, p. 179-213. MAURICI F. 1992, Castelli medievali in Sicilia. Dai Bizantini ai normanni, Palermo. MAURICI F. 1993, L’insediamento medievale nel territorio di Agrigento: inventario preliminare degli abitati (XI-XV secolo), «Sicilia Archeologica», XXVI, 83, pp. 7-71. MAURICI F. 1995, La Sicilia di Federico II. Città, castelli e casali, Acc. Naz. di Scienze, lett. e arti, Palermo. MICHELE DA PIAZZA, Cronaca 1336-1361, a cura di A. Giuffrida, Palermo 1980. NICOLÒ SPECIALE, Historia sicula, in GREGORIO 1791-1792, II. PERI I. 1982, La Sicilia dopo il Vespro. Uomini, città e campagne. 1282-1376, Bari. RAIMONDO MUNTANER, BERNARDO D’ESCLOT, Cronache Catalane, Palermo, 1984. SILVESTRI G. 1985, I capibrevi di G. L. Barbera, vol. III, I feudi del Val di Mazara, Documenti per servire alla storia di Sicilia, serie I, XIII, Palermo. STALTERI RAGUSA G. 1993, G. L. Barberi. Il Magnum Capibrevium dei feudi maggiori, Documenti per servire alla storia della Sicilia, serie I, XXXII, 2 vol., Palermo. Fig. 1 – Carta degli insediamenti castrali della Sicilia occidentale nel XIV secolo ©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 4 I CASTELLI DEL VAL DI MAZARA ED I LORO ABITATI (SECOLI XI-XIV). LA LORO EVOLUZIONE A PARTIRE DAL XV SECOLO LOCALITÀ XI-XII XIII XIV XV DOPO XV Agrigento civitas civitas terra terra abitato castellum castellum castrum castrum permanente Agrigento — — torre torre XVIII(Porto caricatore Empedocle) Alcamo casale casale terra terra abitato castrum castrum permanente Al Khazan hisn/casale — — — — Baida casale? casale? castrum castello/feudo ? Barangi — tenimento castrum castello/feudo — Barrugeri — casale castello castello/feudo — Batticano — castello? feudo castello/feudo — Bellumrepar — castrum castrum torre/feudo — (Berribaida) Bellumvidere — castrum castrum — — Bivona casale casale terra/turri terra abitato castello? permanente Bonifato casale terra castrum — — Brucato hisn casale terra feudo — arcem Brucato — — — torre — Marina Burgimillusi — habitacio casale/ torre/feudo XVII palazzo torre (Menfi) Burgio castello? casale castrum castrum XVII feudum Caccamo oppidum terra terra terra abitato castellum castrum castrum permanente Calatabarbaro casale castrum — — — Calatafimi hisn terra terra terra abitato rabad castellum castrum castrum permanente Calatamauro qal’a castrum castrum castrum — feudum feudum Calathali castello? abitato — — — munito Calathamet hisn castrum feudum feudum — Calatialci qal’a? forteresse — — — Calatrasi castellum castellum fortilicium castrum — municipium Calatubo hisn castellum castrum castello — feudum feudo Caltanissetta qal’a terra terra terra abitato oppidum castellum castrum castrum permanente Caltabellotta hisn terra terra terra abitato castellum castrum castrum permanente Caltavuturo hisn terra terra terra abitato castrum castrum castrum permanente Camastra — — turri torre/feudo XVII Cammarata casale terra terra terra abitato hisn castellum castrum castrum permanente Canicatti ? casale casale castrum XVI castrum casale/feudum Capobianco — — torre? torre/feudo — Carini terra terra castrum castello abitato hisn castellum habitatione abitato permanente Castellammare hisn castrum / caricatore / tonnara XVI Castelvetrano casale terra terra terra abitato ruqqah castrum castrum castrum permanente Castronovo mahallal terra terra terra abitato castrum castrum castrum castrum permanente Cefalà casale casale — — — (chiarastella) castellum castellum Cefalà — — castrum castrum XVIII (Diana) feudum feudum Chabica casale casale turri torre/feudo — Chiusa ? casale terra terra abitato castello? permanente Ciminna ? casale terra locum abitato castrum castrum permanente Cinisi abitato — tenimentum terrarum XVII munito tonnara Colobria — — castrum ? — Comicchio casale universitas castrum feudum — ospedale Comiso — — castrum fondaco — habitatione feudum Corleone hisn terra castra castra abitato qal’a castellum abitato abitato permanente Cristia — ? terra fortilicium — castrum feudum Delia casale casale casale castrum XVI-XVII castello? castello? castrum feudum Entella castrum castellum — — — abitato (XI) abitato (1246) Tav. 1 ©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 5 Erice hisn terra terra terra abitato abitato castellum castrum castrum permanente Favara — — castrum terra abitato habitatione castrum permanente Favignana castello? castello terra terra XVII castrum castrum Gibellina — — casale/terra terra abitato castello castrum permanente Gibellini — torre? castrum castello — Giuliana casale castrum terra terra abitato castrum castrum permanente Guastanella fortezza castellum castrum castello — tenimento pagliai feudo Hasu abitato/castello? — — — — Iato qal’a castello — — — municipium abitato (1246) Jambruno — — castello/ castello/ — feudo feudo Licata hisn terra terra terra abitato abitato castellum castrum castello permanente Manfrida/ — — terra terra abitato Mussomeli castrum castrum permanente Marsala abitato terra terra terra abitato fortificato castrum castrum castrum permanente Mazara madina civitas terra terra abitato castellum castrum castrum castrum permanente Melia casale casale casale feudum — castrum Milocca casale? pagliai casale feudum — (Amorella) castellum castrum Milocca — — — feudum XVIII (San Martino) torre (Milena) Mirga hisn/rabad — — — — Misilcassimo — casale turri castrum/turri — feudum/castrum feudum Misilindino manzil casale terra feudum XVII turri fortilicio (S. Margherita B.) Misilmeri hisn casale castrum castrum XVI qars habitacione feudum Mokarta — casale casale castello/ — castrum feudo Monreale castellum castellum civitas civitas abitato castra castra permanente Montechiaro — — castrum castrum XVII caricatore (Palma) Montelepre ? ? ? torre XVII Motta — — castrum/ terra motta — S. Agata sive mocta Motta chiesa casale casale casale abitato S. Stefano castrum motta permanente Muxaro qal’a castellum terra feudum XVI castrum castrum (S. Angelo M.) Naro casale terra terra terra abitato castrum castrum castrum permanente Palazzo casale casale turris feudum XVI Adriano habitatione castrum Palerme urbs/hisn/ urbs urbs urbs abitato castellum castra castra castra permanente Partanna — casale castrum terra abitato habitatione castrum permanente Partinico hisn — sala castello/ XVI abitato castrum feudo Patellaro casale — arcem castell — hisn abitato loch Petra hisn pietra petra pietra — Belichi ruqqah Petra — casale castrum feudum — Calatasudemi petra Petra d’Amico — — castrum castrum — casale feudum Petra di casale — mansio/ baglum — Margana fortellicium Petra Jancasi — casale castrum feudum XVII (Ioppolo petra Giancaxio) Petra — — castrum castello/ — Jusalbergu feudo Petra Perciata — — castrum castello/ — feudo Petra — — castrum castello/ — S. Benedicti feudo Petterana hisn casale terra feudo — castrum Platani hisn — — — — ruqqah Prizzi hisn terra castrum castrum abitato casale castellum casale loco permanente Qal’at at qal’a — — — — Tariq LOCALITÀ XI-XII XIII XIV XV DOPO XV Tav. 1 ©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 6 Racalmuto casale casale castrum terra abitato habitatione castrum permanente Salaparuta — — casale/terra casale abitato turri/motta castello permanente Salemi casale terra terra terra abitato hisn castrum castrum castrum permanente Sambuca — — terra casale XVII castrum castello S. Michele — — fortellicium castello/feudo — Sciacca abitato terra terra terra abitato castellum castellum castra castra permanente Sclafani oppidum casale terra terra abitato castrum castrum permanente Siculiana — — castrum casale abitato castrum permanente Siculiana — — — caricatore — Marina torre Solanto tonnara tonnara caricatore feudum — castello turris Sommatino castello? casale casale feudum XVI castrum castrum Sutera casale terra terra terra abitato castellum castrum castrum permanente Termini civitas terra terra terra abitato castellum castellum fortellicium castrum permanente Trapani terra terra terra terra abitato castrum castrum castra castra permanente Vicari terra terra terra terra abitato castellum castellum castrum castrum permanente Tav. 1 LOCALITÀ XI-XII XIII XIV XV DOPO XV Tav. 2 ABITATI O CASTELLI CASALI SALVATI ABITATI IN ABITATI FEUDI ABITATI IN VIA ANTERIORI (DIVENTERANNO TERRE) IN ESTINZIONE ABBANDONATI DI SVILUPPO Agrigento+ Alcamo Baida Barangi Barrugeri Bivona Bonifato Brucato Brucato Burgimillusi Burgio? Burgio Caccamo Calatafimi Calatamauro Calatamauro Calatrasi Calatrasi Calatubo Calatubo Caltanissetta Caltabellotta Caltavuturo Camastra Cammarata Canicatti Capobianco Carini Castellammare Castellammare Castelvetrano Castronovo Cefalà Cefalà Chabica Chiusa Ciminna Colobria Comicchio Comiso Corleone+ Cristia Delia? Delia Erice+ Favara Favignana Favignana Gibellina Gibellini? Gibellini Giuliana Guastanella Guastanella Jambruno Licata+ Manfrida Marsala+ Mazara+ Melia Questa tavola sinottica e quella successiva sono il risultato dello spoglio della documentazione solamente edita, fatto nel quadro di una tesi di dottorato in archeologia (E.H.E.S.S. Paris), sotto la direzione di J.-M. Pesez, dal titolo “Les châteaux féodaux de la Sicile occidentale au XIVème siècle: localisation, fonctions et essai de typologie”. I CASTELLI ED IL POPOLAMENTO DEL VAL DI MAZARA NEL XIV SECOLO ©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 7 ABITATI O CASTELLI CASALI SALVATI ABITATI IN ABITATI FEUDI ABITATI IN VIA ANTERIORI (DIVENTERANNO TERRE) IN ESTINZIONE ABBANDONATI DI SVILUPPO Milocca Milocca Misilcassimo Misilindino Misilmeri Misilmeri Mokarta Monreale++ Monreale Montechiaro Montelepre Motta S.Agata Motta S.Stefano Muxaro Muxaro Naro Pal. Adriano Palermo+ Partanna Partinico Partinico Patellaro Patellaro P.Belichi P. Belichi P. Calatasudemi P. D’Amico P. di Margana P. Jusalbergu P. Jancasii P. Perciata P. S. Benedicti Petterana Petterana Prizzi Racalmuto Salaparuta Salemi+ Sambuca S. Michele Sciacca+ Sclafani Siculiana Solanto Sommatino? Sommatino Sutera+ Termini+ Trapani+ Vicari I NUMERI 28 terre } } 9 casali salvati }..............................28+9+7= 44 castelli con abitato } 6 abitati in progressione } 16 abitati in estinzione } }...........................................16+17= 33 abitati persi 17 casali abbandonati } }.............................17+17= 34 castelli senza abitato 17 feudi } Alla fine del XIV secolo: 25 terre antiche } }....................................25+15= 40 terre cum castro 15 terre recenti } 33 abitati abbandonati } }.....................................33+17= 50 feudis et castris

Incastellamento in Sicilia nell'Alto Medioevo

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La dinamica dell’Incastellamento (insediamento fortificatoin Sicilia durante i secoli dell'alto Medioevo, pur con tutte le imprecisioni dovute alla scarsità delle fonti documentarie quasi inesistenti fino all'XI secolo, si delinea con caratteristiche del tutto peculiari e specifiche, non permettendo un parallelo proficuo con altre aree geografiche meglio studiate.

Età bizantina (527-827)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia bizantina.
Con l'avanzata degli arabi nell'Africa settentrionale e la caduta delle principali roccaforti bizantine dell'Egitto, della Cirenaica e del Maghreb, la Sicilia, per la sua posizione geografica al centro del Mar Mediterraneo, divenne per l'impero bizantino la retrovia immediata del fronte di guerra africano e ben presto un obiettivo delle incursioni musulmane. E la prima incursione nell'isola data al 652. D'altra parte, il ruolo centrale della Sicilia è confermato dalla presenza a Siracusa tra il 663 e il 668 della corte dell'imperatore bizantino Costante II (641-668). Vennero anche introdotti alcuni meccanismi che anticipavano l'ordinamento tematico, ma senza che questo comportasse un potenziamento delle opere di difesa, tant'è che dopo l'uccisione di Costante II i musulmani hanno assalito e saccheggiato Siracusa.
Di fatto, le prime scorrerie musulmane nel VII secolo avranno come effetto immediato quello della tendenza alla frammentazione ulteriore dell'abitato nelle campagne e dei rifugi verso luoghi naturalmente difesi. La consuetudine dell'abitato in grotta e di fortilizi scavati nella roccia è molto diffusa in Sicilia, soprattutto sull'altopiano ibleo, e le fonti arabe relative alla conquista citano più volte gruppi di grotte adibite ad abitazioni (giran) o addirittura una hisn al giran “fortezza delle grotte”.
Soltanto a partire dalla tarda età bizantina, infatti, la perdita definitiva dell'Africa settentrionale e i più frequenti attacchi diretti musulmani verso le coste siciliane, la centralità mediterranea dell'isola sempre più importante nella linea di difesa dell'impero bizantino, dovettero determinare una spinta verso l'incastellamento e la concentrazione dell'abitato già a partire dall'VIII secolo, nonché una militarizzazione della società e dell'amministrazione siciliana in rapporto diretto con la costituzione del thema di Sicilia (692-695). I themi furono unità amministrative a carattere decisamente militare, derivate dalla sistemazione delle truppe nei territori di colonizzazione (la parola grecathema, infatti, significava originariamente corpo d'armata).
Ai soldati veniva attribuita la proprietà, trasmissibile ai discendenti, di una quota dei fondi in cambio di servizio militare obbligatorio ed ereditario; a capo di ogni thema stava lo stratego cui spettava il comando militare ed il controllo sulle autorità civili all'interno della propria giurisdizione. I vantaggi erano molteplici: dalla riduzione delle spese militari, alla risoluzione del problema del vettovagliamento, nonché all'ampliamento indolore dei contingenti miliari disponibili. In Sicilia la riforma tematica ebbe luogo tra il 692 e il 695, dopo la caduta in mano araba di Cartagine e deve intendersi non soltanto come risposta alle esigenze antiarabe di militarizzazione difensiva, ma anche quale strumento più duttile per fronteggiare le difficoltà interne incontrate dopo la politica dispotica di Giustiniano II. In seguito al nuovo ruolo di terra di confine giocato dalla Sicilia nello scacchiere politico-militare del Mediterraneo, era necessario, quindi, potenziare il sistema difensivo dell'isola con la costruzione o il restauro di muri di cinta e castelli e con un maggiore controllo della flotta sul mare siciliano. I bizantini per fare questo approfittarono di un momento di tregua delle incursioni islamiche dovuto alla crescente resistenza berberanell'Africa settentrionale che impegnò tutte le risorse del nemico.
Una testimonianza indiretta di questa precoce rivoluzione castrale ed alcune delle sue caratteristiche si ha dalle fonti arabe relative alla conquista. Già la semplice lista delle città pervenutaci tramite lo storico arabo al-Muqqadasi, infatti, ci dimostra che la linea difensiva dei bizantini riprendeva i siti in località montane già naturalmente difesi e frequentati in alcuni casi quasi ininterrottamente fin dall'VIII-VII secolo a.C. Essi, inoltre, rilanciarono, potenziandole, le realtà urbane preesistenti tanto in relazione con i porti principali che all'interno.
Ibn al Athirstorico musulmano vissuto tra il XII ed il XIII secolo, ma che utilizza fonti più vicine al periodo della conquista, ci tramanda: “ristorarono ogni luogo dell'isola, munirono i castelli ed i fortilizi ed incominciarono a far girare ogni anno nella stagione intorno alla Sicilia delle navi che la difendevano” e An Nawaryri (XIII secolo) riferisce che “il paese fu ristorato d'ogni parte dai Rūm i quali vi edificarono fortilizi e castelli, né lasciarono monte che non v'ergessero rocca”. La Sicilia quindi era costellata da decine di abitati fortificati che gli Arabi dovettero conquistare uno dopo l'altro nell'arco di oltre sessant'anni.
I dati archeologici concernenti questo periodo sono pochi e di difficile lettura. Sull'acropoli di Selinunte è stato messo in luce un recinto fortificato di metri 35 x 40, col lato nord munito di due piccole torrette agli angoli. Per l'edificazione del fortino sono stati usati blocchi di reimpiego dai templi greci: rocchi di colonne, conci squadrati, elementi di trabeazione e capitelli. Sulla base di confronti con fortilizi simili nordafricani è stata proposta una datazione della struttura ad un arco di tempo compreso tra il V ed il IX secolo. Esso costituisce in Sicilia un unicum dal momento che la maggior parte delle strutture fortificate di questo periodo pervenuteci è relativa a cinte murarie urbane (RagusaSiracusaMessinaCenturipeTindariRomettaEnnaCefalùTaorminaCaltavuturoCaltabellotta).
In conclusione la strategia difensiva dei Bizantini in Sicilia, considerato la natura del territorio, privo di forti barriere naturali, ed il suo essere isola in un mare non più sicuro, era stata quella di fortificare i porti principali e le città dell'interno, arroccate nell'area delle acropoli e di costruire ex- novo fortezze in luoghi strategicamente importanti; inoltre venne stanziato un grosso contingente militare in una posizione centrale e considerata favorevole per la difesa del Thema dell'isola: il Castrum Hennae. Da qui, infatti, i Bizantini erano teoricamente in grado di fare intervenire rapidamente le truppe, ove necessario. Un incastellamento diffuso su tutto il territorio fece sì che la perdita di piazzeforti rilevantissime, come Enna (nota come Urbs Inexpugnabilis per il suo grandioso Castello di Lombardia) o Siracusa, non comportò la disfatta totale ed il crollo dell'intera struttura difensiva.

Età islamica (731-1072)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia islamica.
Più difficile e sfumata è la realtà degli insediamenti fortificati d'età islamica. La toponomastica di etimo arabo relativa a numerosi siti forti non può essere assunta a testimonianza di un incastellamento di periodo islamico. Infatti, la lingua araba rimase ancora per molto tempo in uso anche sotto i normanni. Essi, è facile ipotizzare che non abbiano smantellato la rete difensiva delle fortezze bizantine, infatti, le più munite piazzeforti siciliane, che i normanni dovranno espugnare nella seconda metà dell'XI secolo durante la guerra di conquista, saranno le stesse città e kastra del thema bizantino.
L'insediamento munito siciliano del X secolo sembrerebbe presentare caratteristiche non dissimili da quello spagnolo dell'Andalus: le comunità contadine, dislocate prevalentemente in insediamenti di tipo aperto (alqerìas), in caso di pericolo avrebbero potuto usufruire per la propria difesa e per quella dei raccolti dei siti/rifugio (hisn/husun) con gradi diversi di fortificazione. Il castello islamico, quindi, avrebbe una destinazione diversa dal castello normanno in quanto non è sede di una guarnigione né di una residenza signorile, bensì rifugio per gli abitanti del contado. Uno degli episodi che sembra abbia avuto grande influenza sull'incastellamento islamico in Sicilia è il molto discusso rescritto del califfo fatimide Al Mu'izz del 966-967. Egli comandò ai suoi ufficiali siciliani di “edificare in ciascun distretto una città fortificata con una moschea delle adunanze ed un minbar e di obbligare la popolazione di ogni distretto a soggiornare nella città non permettendo che vivessero sparpagliati nelle campagne”, pertanto l'emiro siciliano Ahmad “si affrettò ad eseguire così fatte disposizioni” inviando “per tutta l'isola degli shuyukh che vegliassero a far popolare e munire [le città di provincia]” (An Nawayri).
Quest'ordine che trovava la sua giustificazione militare nell'allarme suscitato dallo sbarco del 962 ad opera dei Bizantini e dalla sollevazione della Val Demone (Sicilia nord-orientale), di fatto avrebbe eliminato l'abitato sparso (il casale) a vantaggio degli abitati difesi ed eminenti, unici poli d'insediamento all'interno di vaste aree rurali pressoché deserte. Il problema per gli storici e gli archeologi è di capire fino a che punto ed in qual misura questo rescritto sia stato attuato, dal momento che a tutt'oggi le fonti archeologiche sui castelli e sui casali d'età islamica sono piuttosto scarse e che l'esistenza dei casali nella Sicilia musulmana sarebbe attestata dalle fonti scritte. L'unica testimonianza archeologica di una fortezza musulmana sarebbe stata individuata nella prima fase del castello di Calatubo nel territorio di Alcamo, dove l'arch. R. Di Liberto ha curato un recente studio sulle murature superstiti. La studiosa avrebbe, infatti, individuato più fasi costruttive all'interno della struttura munita, la più antica delle quali apparterrebbe ad un hisn dell'XI secolo. Per il resto abbiamo scarse notizie e non verificate archeologicamente ipotesi d'impianti di fortezze in età islamica.
Concludendo, il quadro emergente dai pochi studi in corso e dalle analisi storiche sulle fonti e sui toponimi ci porta ad enucleare alcune considerazioni di carattere generale sull'organizzazione territoriale in età islamica. Emerge in primo luogo una forte continuità col passato bizantino e tardo romano col prevalere delle città portuali soprattutto nella Sicilia occidentale. Queste conoscono durante la dominazione islamica un grande sviluppo economico che investe in primo luogo la capitale Palermo.
Per quanto riguarda l'abitato rurale sono attestati sia dalle fonti scritte che dalla toponomastica numerosi costelli che mostrano una grande varietà e diversità planimetrica dovuta essenzialmente alle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi. Infatti, non mancano come nel periodo precedente fortezze sorte in aree naturalmente protette. Al tempo stesso, un'abbondante documentazione, anche di natura toponomastica, ci presenta un paesaggio rurale caratterizzato dall'abitato aperto del casale (in arabo rahal e manzil) tipico poi dell'età normanna. In tal senso è stata avanzata l'ipotesi ancora da verificare, che la rete dei casali musulmani e quindi normanni ricalchi almeno in parte quella tardo romana e bizantina pretematica. Secondo H. Bresc, anche per la Sicilia islamica si potrebbe usare il modello insediativo andaluso, la cui base è rappresentata da distretti (aqailm), spesso corrispondenti a realtà geomorfologiche ben definite con autonomi organi amministrativi, giuridici e religiosi. Ciascuno degli aqalim è ripartito in piccole e medie unità abitative (i casali), la cui popolazione è costituita da contadini liberi, proprietari della terra che pagano un tributo. Ognuno di questi distretti aveva un capoluogo, sede di una delegazione del potere.

Età normanna (1061-1189)[modifica | modifica wikitesto]

Magnifying glass icon mgx2.svgLo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia normanna.
Con la conquista normanna (1061-1091) e l'introduzione del sistema feudale, il paesaggio fortificato fu radicalmente modificato. Inizialmente, gli interessi principali del nuovo governo s'incentrarono soprattutto verso le grandi città e le città nobilitate dalla presenza di un nuovo vescovado. L'organizzazione delle campagne fu notevolmente modificata rispetto al periodo precedente. Cambiano il regime della proprietà fondiaria e la condizione degli uomini che l'abitavano, appartenenti alle etnie sottomesse greche ed arabe ora ridotte in schiavitù; inoltre, caratteristica principale del casale è lo statuto d'inferiorità, la mancanza d'autonomia amministrativa e quindi la dipendenza da un abitato più importante. Alcuni indizi consentono d'ipotizzare una stretta corrispondenza tra il casale e gli originari feudinormanni. Il casale era l'unità di produzione idonea per il mantenimento di un cavaliere. Da un punto di vista archeologico non sono stati pubblicati scavi che abbiano interessato un abitato aperto, fatta eccezione per alcune note preliminari riguardanti il casale di Milocca a Milena, in provincia di Caltanissetta. In relazione con l'affermarsi di un forte potere centrale e di una non numerosa feudalità, i Normanni introducono in Sicilia il Castellum, fortilizio feudale o demaniale. Infatti, in questo periodo esistono due tipi di castello: quelli demaniali, ovvero controllati direttamente dalla corona normanna, che comprendono tutte le fortezze costruite durante la conquista o quelle di rilevante importanza strategica – la dislocazione dei castra regii demanii costituiva la base stessa della potenza e della supremazia reale – ed i castelli feudali sede di potenti famiglie, arroccate sui loro domini. I normanni operarono un'intensa attività edilizia e fecero dell'incastellamento il loro elemento distintivo. Si deve ai normanni l'intenso incastellamento dell'intera isola che fu da base ai successivi dominatori dell'isola e che tuttora rappresenta l'identità culturale del territorio e della popolazione siciliana.
Se i castelli reali primeggiano per importanza e potenza, non bisogna tuttavia sottovalutare il numero e la rilevanza dei castelli posseduti dall'aristocrazia che, seppur pochi rispetto all'incastellamento munito sui feudi del XIV secolo, costituiscono comunque una rete capillare di controllo del territorio. Esistono anche in questo periodo fortilizi vescovili e monasticicattedrali e chiese munite. Infatti, la chiesa latina insediatasi in Sicilia al seguito dei conquistatori è una chiesa di frontiera che teme la reazione dei vinti musulmani. Inoltre la monarchia si era appoggiata notevolmente sulle gerarchie ecclesiastiche per esercitare controllo e dominare capillarmente la popolazione. Pertanto la chiesa di questo periodo deteneva un grande potere che si serviva anche di simboli esteriori per affermarsi.
Basti pensare all'architettura munita del duomo ruggeriano di Cefalù dotato in facciata di torri merlate con feritoie e di un cleristorio (stretta galleria ricavata negli spessori murari) che portava ai cammini di ronda sulla cresta dei muri che costituivano uno dei punti forti della difesa della fortezza. Anche la dislocazione topografica in un luogo alto, dominante l'abitato, è propria di un fortilizio.
Lo stesso avvenne ad Agrigento dove il vescovo Gerlando fece costruire la cattedrale nel punto più alto della città nei pressi di un castello edificato da Ruggero; o a Catania, dove il vescovo della città ne era anche il signore e la sua cattedrale aveva tutte le caratteristiche di una ecclesia munita con muros et turres; o a Palermo dove la cattedrale-fortezza voluta dall'arcivescovo Gualtiero immediatamente fuori la Galka (antica paleapoli nella parte alta del Cassaro, separata dalla neapoli mediante un muro, che nel Medioevo divenne sede del quartier generale normanno) espresse chiaramente la potenza raggiunta dal capo della chiesa metropolita in diretta concorrenza col castello realea pochi passi. Queste caratteristiche si ritrovano un po' ovunque nell'architettura munita religiosa siciliana di piena età normanna quale, per citare soltanto l'esempio più noto, il Duomo di Monreale che oltre a presentare tutte le caratteristiche di luogo di culto munito, finora espresse negli esempi precedenti, insieme al monastero ed al palazzo reale, dovettero essere circondati da uno spesso muro di cinta scandito da torri ed avere pertanto esternamente l'aspetto di una città fortezza. Questo accorgimenti militari nei luoghi di culto non erano soltanto giustificati dalla volontà di potenza delle gerarchie ecclesiastiche, ma da reali motivi di pericolo tanto che, durante il periodo delle rivolte musulmane, più di una volta il duomo di Monreale è stato saccheggiato. Infine non mancano esempi di architettura munita religiosa anche tra i monasteri basiliani di rito greco come quelli dei SS. Pietro e Paolo a Forza d'Agrò, San Filippo di Demenna ed il SS. Salvatore a Messina. Il castello, rispetto al periodo islamico, rappresenta il simbolo e lo strumento del nuovo potere (del re, del dominator, del vescovo) che viene esercitato in primo luogo sulle popolazioni residenti. La difesa del confine costiero contro i musulmani era esigenza di secondo piano rispetto ai pressanti problemi di organizzazione interna imposti dalla conquista. Dei castelli normanni restano molte testimonianze riconducibili secondo F. Maurici a due modelli differenti e ben identificabili: il donjon di tradizione francese, ovvero il palazzo-torre come quelli di PaternòAdrano e Motta, ed il palazzo “aperto” di tradizione islamica come quello di Caronia.
A questi tipi ben riconducibili bisogna aggiungere tutta una serie di fortilizi minori che presentano adattamenti e tipologie differenti in stretto rapporto con la varietà delle situazioni topografiche (sono questi gli esempi di CalatrasiCalatuboRocca d'EntellaClathamet, ecc.). Sono d'età ruggeriana i castelli di CariniCalatrasi, la seconda fase di Calatubo, ecc.
Nel corso del XII secolo la discriminazione razziale, sociale, culturale e giuridica troverà espressione nella progressiva e lentissima espulsione delle etnie sottomesse soprattutto di quelle islamiche (1189-1246) con la loro concentrazione in aree limitate e controllabili quali la diocesi di Monreale (il Val di Mazara). I centri di raccolta dei musulmani vicino a Palermo sono: Monte IatoEntellaCalatrasiCorleoneed il primo abitato di Segesta. Con la repressione violenta delle comunità islamizzate del Val di Mazara sotto Federico II intorno alla metà del XIII secolo il paesaggio insediativo della Sicilia occidentale si trasforma in deserto con vaste aree spopolate e con abitati sopravvissuti perché precocemente latinizzati. Vengono distrutti e quindi abbandonati i siti ubicati nel Val di Mazara di Monte IatoCalathametEntellaPartinicoCalatrasiPlatani, per citare soltanto i più noti.
È diversa la situazione nella Sicilia orientale in età federiciana interessata da due iniziative di ripopolamento: la fondazione delle terre fortificate di Terranova (Gela) ed Augusta.

Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]

  • H. Bresc, L'habitat médiéval en Sicile (1100-1450), in Atti del Colloquio Internazionale di Archeologia Medievale, Palermo 1976, I, pp. 186–197;
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  • R.Rao, I paesaggi dell'Italia medievale. Carocci editore 2015.