venerdì 29 dicembre 2017

Lillo Taverna Carissimo Pietro, mi hai indotto a fare un po' di conti. Sulla esattezza dei miei conteggi però non ci contare molto. Ordunque. La Sidief mandando a riserva straordinaria oltre 3 miliardi di utili conseguiti ha eroso di lre miliardi il conto economico del socio unico che è poi l'azionaria Banca d'Itakia. Di conseguenza ne subisconon falcidie i 118 soci della stessa Banca d'Italia dissennatamente ridotta a banale società di capitali che deve rendere conto a cosiddetti partecipanti la quasi totalità di diritto privaro. Più privatizzazione di così non si può, in totale dissolvimento del punto due dell'art. 10 della legge 28 dcembre 2005, n. 262. Curiosità: socia della BCI è al 6% la nostra CSR oggi in mano ad un uomo diciamo politicamente nero seppure eletto da una CGIL in mano a Cottini che mi caccia via dal gruppo rosso per avere elevato contestazioni in ordine a questa dissennata e incoerente scelta. Comunque della CSR sono socio sia pure minimale. Mi pare che La Sidief incamerando oltre tre miliardi di utili conseguiti per evidenti riverberi contabili e societari avrebbe danneggiato la mia CSR di circa 180 milioni di euro. Credo pertanto di avere diritto a farne pubblica doglianza. Quei centottanta milioni di euro potevano magari permettere al dott. Papi di estende la sua assicurazione Allianza anche a pensionati ultraottantenti in stato di necessità creditizia. Non so poi come e perché si decise di fare questo investimento nell'insinuarsi nel capitale sociale della azienda come dire madre. Certo da un punto di vista patrimoniale devo dire che è stato un atto di enome arricchimento. Se la BI oggi denuncia di avere fondi patrimonuìiali per oltre 126 miliardi di euo,il 6% apperterrebbe alla CSR, se non vado errato oltre sette miliardi di euro, il che farebbe della CSR una banca superpatrimonializzata. Ma a parte il fatto che per le scemenze comunitarie siffatta dimensione patrimoniale non può avere evidenza nel bilancio bancario della CSR, ci accorgiamo che il valore commerciale è poi nullo visto che non sarebbe consentito una collocazione di questa partecipazione nel mercato specie se non comunitario. Per di più non ne ricaviamo se non lo striminzito dividendo ope legis, finendo tutto il resto tra le varie riserve straordinarie della casa madre e sappiamo ora anche della SIDIEF, qunado non abbondanemente destinato a foraggiare l'anodivìno capo decimo del tesoro. Non mi pare operazione fatta bene. Ma non voglio fare critiche corrosive, solo sensibilizzare chi di dovere di adoperarsi per una gestione oculata provvida assistenziale di questi enormi capitali monetari che senza merito gli si aggrumano neghittosi. Calogero Taverna
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