venerdì 10 novembre 2017

    Gianni Pettenati
    15 h
    il sole gli bruciava la pelllE e ilL dolore il cuore, si rialzò tornò verso casa, poi si ricordò che non aveva più una casa e gli tornò ilN mente una frase del... vangelo:" Le lepri hanno la loro tana, gli uccelli il loro nido, solo il figlio dell'uomo non ha dove posare il capo". Asciugò le ultime lacrime e si incammino, senza unA meta, senza destinazione:.Solo ,allora ricordò la storia di.due ragazzi che sii nnamorarono fin poco dopo 'infanzia, passavano insieme tutto il loro tempo, l'estate nei prati a raccoglier ffori di campo e d'inverno a fare pallate di neve, le persone li guardavano con simpatia e i giovani con una certa invidia. Lei era bellissima coi suoi capelli lunghi di un rosso fiammeggiante e lui era bello e biondo come certi angeli degli affreschi delle chiese.Crebbero mancandosi sempre, ad ogmi minuto, in ogni secondo.Crebbero in solitudine senza frequentare nessuno, il loro amore gli bastava a illuminare anche la notte più buia.,lei si chiamava Ginevra e lui Anteo, e lei lo derideva perchè diceva che era un nome buffo e lui rideva con lei. Anteo perse entrambii i genitori in un brutto incidente stradale. Lei llo amò ancor di più se possibie, e lui si oscurò, come una nube che precede il temporale. Divenuti adulti fecero l''amore per la prima volta il tempo si fermò come d'incanto non avevano maii vissuto niente di più completo e perfetto Si amavano..Lui si imbarcò per trovare lavoro al'estero, perchè era privo di ogni mezzo. Lei giurò che lo avrebbe aspettato sempre.
    Passarono alcuni anni di lettere e silenzi.Anteo tornò una domenica, a mezzogiorno si recò in chiesa per pregare e poi sarebbe volato da Ginevra, aveva visto una piccola folla radunata, vide una coppia recarsi all'altare con passo solenne, e come valletto un bambino uguale a lui, si fece largo fra la folla, e mentre il prete officiava con le frasi di rito, lui arrivò fino alle spalle dei lunghi capelli rossi di Ginevra, e fece tempo a sentire, vuoi tu Ginevra Arcani prendere per tuo legittimo sposo...Anteo aveva gli occhi pieni lacrime, la chiamò lei si voltò con aria indiffrente. Ginevra disse "si lo voglio" e ci fu un applauso, dopo aver carezzato il bambino uguale a lui si precipitò fuori dalla chesa di corsa, e continuò a correre, piangendo e gridando il nome di lei..sfinito si sdraiò sull'erba e ne strappò un ciuffo. Profumava di vita. Era tutto ciò che restava della sua di vita, poi si addormentò al canto dei grilli, mentre i grazosi passerotti lo guardavano incuriositi....I

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    Lillo Taverna Letto con ingordigia ma non metto l'algido mi piace. Storia vetusta di un vetusto vivere, oggi di ben altro candore si vive e si muore. Calato il sipario su millenni di tremulo amarsi e di cinico sposarsi, il paradigma odierno del vivere vede forse quel bambinello ricciuto di snello svettare, di rada peluria di svogliato copulare svegliarsi un mattina e nell'omologarsi a quel diverso genitore protocollare sorgergli un dubbio qualche tempo prima vago e di improvviso mirando mattiniero una tremula stella divenire irrinunciabile certezza. Cercare ora il vero padre, chi davvero lo generò, chi aveva sogni e dolori, ritrosie e rifiuti come i suoi, come il suo accasciarsi nella moderna opulenza. E capì e certe lettere gelosamente custodite dalla madre che aveva sbirciate gli rivelano perfide e ingrate mendacio. E l'inizio dell'odio verso la donna scoppia con sordido furore. Fu lui e solo lui a nascere nell'inganno nella virulenza del mondo, nel truce laidare l'amore.
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    11
    8 h
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    Gianni Pettenati caro Lillo, alla tua spledida "recensione" non so che rispondere, il tuoi livello di comprensone, pone l'astcella , in voli inarrivabili, Non mi resta che dirti che ti voglio molto bene e ti ringrazio di questa tua perfetta e imaginfica aderente analisi. Con grande affetto.
    Gestire
    Lillo Taverna i miei contrappunti vogliono essere solo letterarie e cerebrali sottolineature della tua vivida schietta toccante umanità, del tuo sincero esprimerti, della tua ispirata immersione nei veridici flutti dell'esistere senza finzioni senza fallaci sublimazioni. Tu vero scrittore io cerebrale grafico. Grande Gianni.

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