giovedì 9 febbraio 2017

Appunti di storia reatina

Frequentatore di archivi, microstorico per diletto, mi ritrovo fotocopiata la prima relazione prefettizia della prefettura di Rieti del novembre del 1944.

La leggo  e mi commuovo.. Oh Dio! come era mal ridotta la provincia di Rieti. Vivaddio come oggi è fiorente, ricca, benestante. Un miracolo italiano! Un merito impagabile della nostra bistrattata  classe politica italiana. Per me l'albero si giudica dai frutti ed ecco quali frutti ubertosi meravigliosi quasi ubbriacanti i politici del reatino sono riusciti  a produrre.

Erano partiti così: "La provincia di Rieti fu abbandonata dalle truppe tedesche poco dopo la liberazione di Roma.  Esse partirono da questo Capoluogo nella notte dal 12 al 13 giugno; e le truppe Alleate vi giunsero il giorno 16, festosamente accolte dalla popolazione, che specialmente negli ultimi giorni, duramente aveva sofferto distruzioni e saccheggi.
"I danni apportati, dai bombardamenti aerei e dalle mine, alle case, agli edifici pubblici, agli stabilimenti ed altre opere sono fatti ascendere dal genio Civile a ben 8oo milioni. In Rieti furono distrutti buona parte del rione S. Antonio, le zone di Porta Arce e fuori Porta Cintia, e case isolate nel centro della città, privando del tetto un migliaio di persone. Negli altri Comuni i danni si verificarono specialmente a Passo Corese (500 senza tetto), a Poggio Bustone (300), a Cantalupo (250), a Poggio Moiano (250) ed in altri paesi, pei quali è prevista dal genio Civile la spesa di 10 milioni di lire per la costruzione dei ricoveri, già in corso di esecuzione. Ma il danno più generalmente sentito è quello della distruzione dei ponti, che assommano al numero di 27 sulle vie statali (Salaria, Ternana, Flaminia), 149 nelle provinciali e 30 sulle comunali; ponti che in parte sono  in via di ricostruzione ed in parte furono sostituiti con passerelle provvisorie, di modo che il transito è ripristinato con tutti i Comuni.
"Il Comando Militare Alleato, assunto il Governo della provincia , lasciò a capo dell'Amministrazione Provinciale il Viceprefetto Comm. Apicella (che vi si era insediato dopo la fuga del Commissario dott. Pileri); nominò in ciascun Comune un Sindaco, designato dai partigiani, o fatto eleggere con votazione  sommaria, o scelto dalla fiducia del Governatore di zona; ed in diversi Comuni fu nominata anche la Giunta Municipale.
"Nel Capoluogo lo stesso Comitato dispose la chiusura delle banche, e così fu fatto per tutti gli uffici postali, ai dini del controllo finanziario"

[segue]











  






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