martedì 22 agosto 2017

Fisac Portale Nazionale

Riforma dei Direttivi: non poteva funzionare e non sta funzionando
21 agosto 2017
Ogni medico degno di questo nome consiglia ai suoi pazienti fumatori di smettere di fumare. Quando poi un paziente che non gli ha dato retta inizia ad avere problemi respiratori, cardiocircolatori o peggio, non può che sentenziare “te l’avevo detto!”, cercando poi di salvare il salvabile.

La FISAC CGIL ha spiegato molte volte che la riforma dei Direttivi non era la soluzione al problema della carriera ma un problema nel problema. Non ci aspettavamo però che le cose si mettessero male così rapidamente, tanto che le OO.SS. più vicine alla riforma hanno dovuto commentare che in questo scenario criticare la riforma delle carriere è fin troppo facile.

In realtà, era facile anche prima che venisse applicata capire che sarebbe finita così…

Non vogliamo riprendere l’analisi complessiva della riforma[1], osserviamo però che questi ultimi mesi confermano punto per punto le analisi che abbiamo svolto in questi anni. E siamo solo all’inizio. Che cosa ha scatenato, da ultimo, l’indignazione dei Colleghi, spingendo anche i sindacati pro-riforma a bacchettare la Banca? Con una buona parte dei dipendenti sotto l’ombrellone, il Servizio RIU ha reso note le promozioni da Esperto a Consigliere per la sessione 2017. E sono iniziati i malumori. È stato stigmatizzato il ritardo con cui sono state rese note le promozioni. Sicuramente qualcuno potrebbe malignare che il timing è volto a far stemperare la rabbia degli scontenti nel turbinio delle ferie.

È stata criticata l’assoluta opacità del meccanismo. Ora si tratta di una critica sin troppo ovvia, ma allo stesso tempo piuttosto ingenua o se vogliamo ipocrita. Iniziamo col dire che la trasparenza delle scelte non può essere una priorità di questa riforma, basata sul principio della totale discrezionalità, del non disturbare il manovratore. In secondo luogo, la trasparenza è una cosa positiva, ovviamente, ma di per sé non dice nulla sui contenuti di ciò che viene reso noto. Nel caso specifico, dove si sono tolti alcuni criteri oggettivi sia nella dinamica retributiva (scatti individuali annuali) che nelle promozioni (esami unificati nazionali), la trasparenza, ossia comunicare i criteri delle promozioni, risolve ancora meno problemi che in passato, seppure sia sicuramente doveroso.

La FISAC CGIL, dunque, si renderà attiva nel cercare di ottenere più informazioni possibili tramite richiesta di accesso agli atti dei 17 Comitati che hanno sviscerato le posizioni dei (735) colleghi interessati, qualora nel brevissimo periodo non venissero fornite informazioni più dettagliate. Ma non ci illudiamo che la pubblicizzazione dei criteri, che saranno alquanto generali e flessibili per permettere alla Banca di scegliersi i suoi, risolverà alcunché.

In terzo luogo, come abbiamo spiegato all’epoca[2], accusare le promozioni di discrezionalità è come accusare la Banca di aver fatto quello che aveva promesso. Una volta esplicitati i criteri, non scompariranno i malumori, perché il problema di fondo è la lentezza della progressione della carriere, che la riforma non solo non ha risolto ma ha peggiorato, concentrando in meno persone gli avanzamenti.

Abbiamo già osservato che gli stessi sindacati firmatari hanno spiegato chi siano i “meritevoli”[3] e certo fa specie che l’Istituto, che nei momenti più bui dell’era Fazio si è salvato dalla catastrofe esattamente perché alcuni suoi dirigenti si sono rifiutati di fare gli yesmen, ora dovrebbe ergere a principale merito per la carriera dimostrarsi entusiasti dei propri superiori. Che qualche sindacato si accorga ora che la riforma premia la fedeltà ritenendolo curioso è terribilmente superficiale: la riforma è stata fatta proprio per questo. Come avevamo spiegato.

Ad ogni modo, anche la comunicazione più completa o il criterio più funzionale non potranno risolvere l’aspetto chiave: l’allungamento della vita lavorativa. Vagheggiare l’esistenza di una specie di quinta dimensione dove un comunicato della Banca contenente i criteri delle promozioni accontenti tutti significa spargere illusioni, soprattutto di fronte alla triste realtà di budget ferrei, che costringono i capi struttura a scontentare quasi tutti.

La lentezza rispetto al passato dipende dal crollo della compagine del personale e dalle progressive controriforme pensionistiche. Qualcuno ha proposto di aumentare il numero delle promozioni. Sarebbe positivo, ma si poteva fare anche senza la controriforma “meritocratica” che rende molto meno modulabile il rapporto tra crescita professionale e retributiva ed è invece volta a ridurre le promozioni.

La Banca vive un periodo difficile, alcune delle sue funzioni storiche sono a rischio di ridimensionamento o addirittura di scomparsa, pensiamo alla vigilanza ma anche alla produzione di banconote, in parte per scelte miopi del vertice[4]. Tutto serviva in questa fase meno che una riforma che mettesse i Direttivi uno contro l’altro per fare carriera e prendere bonus individuali. Quando la barca rischia di affondare si rema tutti assieme, altro che carriere lampo per i più ossequiosi.

Roma, 21 agosto 2017


La Segreteria Nazionale




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Mi sono letta questa lunga scrittura fuori sacco e mi sono alquanto divrtito. Interloquire in tema di promozioni dirigenziali nell'ambito di una ex banca centrale in doveroso cambiamento di pelle istituzionale da parte di un sindacato cigiellino sa di perdita di tempo. In BI la CGIL mai ha saputo capire la problematica dei direttivi, salvo in un brve biennio in cui fui partecipe. Ma furono tempi in cui Berlinguer col suo disorso scriteriato a Piazza San Giovanni sembrava essere assurto a Vergine protettrice di via Nazionale. Oggi un sedicente sindacatino giallo riesce ad apparire l'unica 'reppresentanza unitaria' della pletora di direttivi BI senza ruolo e senza intelletto. In campo. aappetibilissimi posti nelle collabenti strutture parassitarie di Via Nazionale del tipo CSR o Case Banche o CASC. Penso e spero che il saggio VISCO operi la doverosa operazione di risanamento aziendale e spazzi via impietosamente tutte codeste bardature un tempo corrompenti ogni dignità lavoratrice della propria cosiddetta compagine impiegatizia. Ben fa Calandrino a cacciarmi via dalla sua BANKITALIA, megio fa Cottini, penionato a forza, a cacciarmi via dal suo sindacatino pensionistico CGIL: non sono né voglio essere omogeneo. Calogero Taverna

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