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Racalmuto non è fossa dei serpenti, la quasi totalità dei racalmutesi veniamo da una grande ammirazione e stima per il "questore Messana". Molte sono le famiglia che sono state beneficiate dal “questore Messana". Qualche nota ironica c'è solo per il cugino. il famoso don Luigino che nel libro di Sciascia viene descritto come un particolare don Ferdinando Trupia.
Non nego che qualche 'lontano parente” si faccia eco di una certa malevolissima stampa nazionale e certa cinematografia. Ma diciamo che Racalmuto non è Riesi o Partinico. Mi vanto con anni di battaglie tramite internet di avere costretto certa intellighenzia di sinistra (e stranamente anche d destra) a ripensare alla faccenda. La storiografia ufficiale ora sta per fare un grosso ripensamento perché l'apertura degli archivi del NARA americano ci sta svelando come la Sicilia non fu “libera” dal 1943 al 1950 e come le autorità italiane (Messana compreso) dovettero subire codesta limitazione di sovranità. Gli americani furono terrorizzati dal fatto che nel Nord Italia i comunisti erano sul punto di una secessione a favore dell’ Unione Sovietica. Era scoppiata la guerra fredda e la Sicilia per gli American divenne contrafforte reazionario e persino fascista pronto ad una controffensiva, ad una “marcia su Roma” che partisse non più da Milano ma da Palermo. Messana, uomo d'ordine e nazionalista, cercò con tutte le se forze sempre più grame e sfilacciate di contrapporsi a questo "disordine" delle OSS (leggi antenati della Cia) e fascista (leggi Valerio Borghese Junio). Ma sconvolgente svolta fu la vittoria socialcomunista siciliana del 20 arile del 1947. Gli americani partirono al contrattacco, Portella delle Ginestre, militarizzazione della 'banda Giuliano”, “peregribationes Mariae”. Ricattatori “pacchi dono americani, trasmutione della sopita ormai mafa tradiionale in cosa nostra all’americana e ua discorrendo. Il duro Messana era d'ostacolo ed ecco che viene preso da De Gasperi e portato A Roma per ruoli ancora più importanti ed egemoni. Giuliano dopo Messana che lo lottava divenne ancora più forte; passano ben tre nuovi Ispettori Generali di P.S. e la banda Giuliano è sempre lì protetta e foraggiata ed intoccabile. La Sicilia non è libera e sotto surrettizia sovranità americana. Parlano di Mafia risorta e di Cosa Nostra di estrazione americana ma dietro ci sono i tremendi servizi segreti americani. Dopo l'esodo Messana del 1947 dobbiamo attendere tre anni e ed arrivare al 1950 per la giubilazione di Giuliano. Ancora adesso serpeggia l'ipotesi di Casarrubea secondo cui nel cortile dell'avvocaticchio Di Maria il corpo crivellato non era di Guliano, perché costui era stato fatto scappare dagli americani ed accolto in America ove sarebbe sopravvisuto ancora a lungo. Una sentenza dice di no. Ma qualche fondo di verità ci sarà pure. E Messana era ben lontano in questo triennio dalla Sicilia; Ferreri o fra Diavlo era agente americano imposto a Messana, altro che suo criminale confidente. Fu giustiziato in una caserma dei carabinieri d'orine e per conto del potere occulto militare degli americani e Messana non c'etrava niente. E questo aspetto inquietante emerge anche dal processo Gianlombardo Casarrubea. Insomma la storia di Sicilia in quel periodo è tutta da riscrivere e la figura di Messana ne esce linda e stimabile. Penso che vada la pena anche per la famiglia che si faccia luce, penso che il grand'Ufficiale Ettore Messana sarebbe ben felice lassù se vedesse la sua nipotina Giovanna l'irrequieta nipotina con cui giocava a carte recarsi là dove nacque il 6 aprile del 1884 come attestato all'Anagrafe comunale e mgari farsi fotografare a futura memoria accanto a quel fonte battesimale ancora esistente in Matrice ove "Die eodem .. Ego Sac. Joseph Mantione batptizavi infantem ... natum ex iugalibus D. Clemente Antonio Messana et domna Rosalia Mirabella cui nomen ECTOR JOSEPH THANCREDUS. Patrini d. Augustinus Mantione et domna Calogera Rizzo jiub.". Era nato Ettore da una famiglia di ‘don’, i celeberrimi “galantuomini" del Circolo Unione, ove son sicuro il Questore accompagnato dal devotissimo cugino don Luigino ebbe varie volte ad accompagnarlo per avere l'ossequio dei dignotosi e magari sussiegosi galantuomini racalmutesi. Il decano l'ultra nonagenario avv. Burruano me ne parla ancora ammirato e devoto. Era stato grande amico del Questore. Per due ore ho discusso con l’on. Federico Martorana, imparentato con i Messana, e ultra comunista mi diceva che in quel lontano 1963 si era recato a Roma dal “questore” a perorare l’avvicinamento un poliziotto ai suoi familiari. E il Messana dirgli che lui ormai era fuori gioco, ma una settimana il poliziotto aveva il sospirato trasferimento. Francamente non comprendo certe reticenze e ritrosie della famiglia del ‘questore’. Una celebrazione in Racalmuto verrebbe gradita ed applaudita dalla cittadinanza a civilissima e consapevole ed anche quei tre o quattro intellettuali frastornati da una incontrastata campagna di stampa e cinematografica sarebbero tra primi a riverire una siffatta gloria racalmutese, magari solo ora adeguatamente rievocata.