lunedì 1 gennaio 2018

Banca Popolare di Vicenza

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Banca Popolare di Vicenza S.p.A. in L.C.A.
Logo
StatoItalia Italia
Forma societariaSocietà per azioni
Fondazione1866 a Vicenza
Sede principaleVicenza
FilialiBanca Nuova e FarBanca
Persone chiave (commissari liquidatori)
SettoreBancario
Utile nettoRed Arrow Down.svg - 497,1 milioni di (2014)
Dipendenticirca 5000 (2016)
Slogan«Tradizione e futuro»
Sito web
La Banca Popolare di Vicenza è un ex istituto bancario con sede a Vicenza, in liquidazione coatta amministrativa dal 25 giugno 2017 a seguito del Decreto-legge n. 99/2017.
Per effetto dell'atto di cessione d'azienda stipulato nella notte fra il 25 e il 26 giugno 2017, le centinaia di filiali della banca appartengono ora ad Intesa Sanpaolo.

Storia[modifica | modifica wikitesto]

Nasce nel 1866 come prima banca vicentina e prima banca popolare nel Veneto. Per più di un secolo rimane radicata esclusivamente nel territorio cittadino.
A partire dagli anni 80 del '900 inizia un'importante politica di sviluppo dell'istituto, prima con l'acquisizione di alcune banche locali vicentine (Banca Popolare Agricola di Lonigo nel 1985, Popolare di Thiene nel 1988, Popolare dei Sette Comuni-Asiago nel 1991) poi con l'apertura di filiali nel Nord Ovest e nel Nord Est, assorbendo altre banche (Banca Popolare di Venezia nel 1994, Popolare di Castelfranco Veneto e Popolare di Trieste nel 1996, Popolare della Provincia di Belluno nel 1997, Popolare Piva di Valdobbiadene e Popolare Udinese nel 1998), dando vita al Gruppo Banca Popolare di Vicenza.
Nel 1998 la Banca Popolare di Vicenza entra a far parte, insieme al Banco Bilbao Vizcaya Argentaria e all'INA, del nucleo degli azionisti di riferimento di Banca Nazionale del Lavoro (BNL).

L'acquisizione di Banca Nuova e CariPrato[modifica | modifica wikitesto]

Nel biennio 2000/2002 è stato avviato un complesso ridisegno dell'istituto. Dal restyling di logo e marchio (che passa da Banca Popolare Vicentina a quello attuale) si arriva al "Progetto Centro-Sud" con l'acquisizione di Banca Nuova (sede a Palermo) e Banca del Popolo di Trapani che vengono fuse in Banca Nuova. L'Istituto è presente in tutti i principali centri di Sicilia e Calabria con più di 100 filiali.
Nel 2002 entra a far parte del gruppo BPVi anche la CariPrato.
Il gruppo taglia il traguardo dei 500 sportelli ai quali vengono aggiunti 30 sportelli acquisiti dall'Antonveneta in Sicilia.
Nel 2007 acquisisce da UBI Banca 61 sportelli nel bresciano e nel bergamasco[1].
Il 2 novembre 2008 il palazzo che ospita "BPVi Formazione" di via Cengio in città (il centro di formazione per i dipendenti dell'istituto) è stato oggetto di un attentato estremista verificatosi intorno alle sei di mattina che, vista la giornata e l'ora, non ha causato vittime. Una pentola a pressione con tre bombole da campeggio collegate con cavi, un tubo con polvere da sparo e alcune bottiglie infiammabili innescate dalla diavolina sono state collocate davanti all'ingresso dello stabile e fatte esplodere. L'attentato (rimasto senza rivendicazione) ha causato danni per alcune decine di migliaia di euro.
Il 1º gennaio 2011 il gruppo incorpora completamente la CariPrato. Nello stesso anno l'istituto apre due sedi di rappresentanza: la prima a Milano, in via Turati 12 (nei pressi del palazzo della Borsa Italiana), e la seconda a Roma, nel Palazzo delle Assicurazioni Generali in piazza Venezia (di fronte all'Altare della Patria); inizia, inoltre, la prima campagna pubblicitaria televisiva su scala nazionale.
Inoltre la banca è presente nell'azionariato della Banca della Nuova Terra (19,61%)[2]

Inchiesta giudiziaria del 2015 e la trasformazione in S.p.A.[modifica | modifica wikitesto]

Il 22 settembre 2015 vengono effettuate perquisizioni da parte della GdF.[3][4][5] Le indagini riguardano il periodo precedente al dicembre 2014, cioè prima che la vigilanza sulla banca Popolare di Vicenza passasse dalla Banca d'Italia alla Banca centrale europea e che quest'ultima intervenisse imponendo una drastica pulizia nei conti che ha comportato svalutazioni e perdite per miliardi di euro.
Risultano indagati per aggiotaggio e ostacolo alla vigilanza il presidente Gianni Zonin e l'ex direttore generale Samuele Sorato.
L'amministratore delegato Francesco Iorio ha varato un nuovo piano industriale che punta ad un ritorno all'utile nel 2016, con la chiusura di 150 filiali "improduttive", l'eliminazione di tutte le partecipazioni non profittevoli (eccetto la partecipazione in Cattolica assicurazioni, ritenuta strategica), l'aumento di capitale in aprile 2016 e, subito dopo, la quotazione in Borsa.
Il 23 novembre 2015 il presidente Zonin rassegna le sue dimissioni dopo quasi 20 anni alla guida della banca. Al suo posto viene nominato l'imprenditore vicentino e vicepresidente di Confindustria, Stefano Dolcetta.
Il 5 marzo 2016 più di 11 mila soci della banca si sono riuniti in assemblea per votare la trasformazione in società per azioni, l'aumento di capitale e la quotazione in Borsa. Tutte le tre delibere sono state approvate, non senza polemiche e contestazioni.

Il controllo del Fondo Atlante[modifica | modifica wikitesto]

All'aumento di capitale di fine aprile 2016 aderiscono solamente 5.000 vecchi azionisti su 120 mila, corrispondenti al 7,66% del capitale sociale, notevolmente meno della percentuale minima stabilità dalla Borsa Italiana per assicurare un flottante sufficiente, pari al 25%; per cui il 2 maggio viene negata l'autorizzazione alla quotazione sulla Borsa di Milano. Come conseguenza di ciò le domande presentate sono considerate nulle e tutto l'aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro, con l'emissione di 15 miliardi di nuove azioni a 0,10 euro, viene interamente sottoscritto dal Fondo Atlante, che arriva così a controllare il 99,33% del capitale azionario dell'istituto.[6]
In seguito alla strategia perseguita dal fondo Atlante di fondere le 2 controllate Popolare di Vicenza e Veneto Banca, Francesco Iorio[7] ha rassegnato le dimissioni il 6 dicembre 2016, il suo posto è stato preso da Fabrizio Viola che persegue tale strategia.

La cessione gratuita ad Intesa SanPaolo[modifica | modifica wikitesto]

Il 23 giugno 2017 la Banca Centrale Europea accerta che la Banca Popolare di Vicenza e Veneto Banca sono in dissesto o a rischio di dissesto. Il 25 giugno 2017 il Governo Gentiloni approva il Decreto-legge n. 99/2017, che dispone la liquidazione coatta amministrativa delle due banche. Nella notte fra il 25 e il 26 giugno i commissari liquidatori nominati dalla Banca d'Italia, in attuazione delle indicazioni del Ministero dell'economia e delle finanze, provvedono alla cessione di attività e passività aziendali a Intesa Sanpaolo, al prezzo simbolico di 50 centesimi di euro per ciascuna delle due banche. I crediti deteriorati, esclusi dalla cessione, saranno successivamente trasferiti a una società a partecipazione pubblica.

La struttura della banca[modifica | modifica wikitesto]

La banca contava 418 filiali (più 80 della controllata Banca Nuova) distribuite così:
(Dato aggiornato al 25 giugno 2017)
Regioni Filiali
Veneto 190
Lombardia 67
Toscana 61
Friuli Venezia Giulia 49
Lazio 19
Emilia-Romagna 16
Liguria 5
Piemonte 2
Puglia 2
Trentino 2
Umbria 2
Abruzzo 1
Campania 1
Marche 1
La presidenza e la direzione generale dell'istituto è nella "zona banche" di Vicenza in via Battaglione Framarin. La sede storica è situata in Corso Palladio presso il palladiano Palazzo Thiene.
La banca è articolata in 5 direzioni regionali: direzione regionale Lombardia-Liguria e Piemonte (sede a Milano), direzione regionale Veneto occidentale (sede a Vicenza), direzione regionale Veneto orientale (sede a Treviso), direzione regionale Toscana (sede a Prato), direzione regionale Centro Sud Italia (sede a Roma).
Logo Banca Popolare di Vicenza.png
Cariche sociali
La Banca d’Italia ha nominato gli Organi liquidatori nelle persone dei sigg. dott. Claudio Ferrario, prof. avv. Giustino Di Cecco e dott. Fabrizio Viola, quali Commissari liquidatori, e dei sigg. avv. Maria Elisabetta Contino, prof. avv. Francesco De Santis e prof. avv. Raffaele Lener quali componenti del Comitato di sorveglianza.

La banca e il territorio[modifica | modifica wikitesto]

Cultura[modifica | modifica wikitesto]

La Banca Popolare di Vicenza è proprietaria di due importanti palazzi:
  • Palazzo Thiene a Vicenza: fa parte dei palazzi vicentini Patrimonio Mondiale dall'Unesco. Aperto al pubblico dopo un complesso restauro, nel 1999 è stato inoltre insignito del Premio Europa Nostra patrocinato dalla Comunità Europea. Edificato nella metà del '500 da Andrea Palladio, ospita al suo interno in esposizione permanente la Pinacoteca con la collezione d'arte antica della Banca, la collezione di Arturo Martini, il piccolo museo dedicato a Remondini e l'unica collezione completa al mondo visibile al pubblico di Oselle dogali veneziane.
  • Palazzo degli Alberti a Prato: è stato sede storica della Cassa di Risparmio di Prato. Il Palazzo risale al XIII secolo come testimoniano i loggiati e le aperture. Ospita attualmente nella Galleria d'Arte la collezione d'arte raccolta da Cariprato tra cui tre dipinti: la Madonna col Bambino di Filippo Lippi, il Crocifisso con cimitero ebraico di Giovanni Bellini e la Coronazione di spine del Caravaggio. Nel 2013 è emerso che queste opere, prestate due anni prima per una mostra temporanea a Vicenza, non saranno restituite a Prato. Contro tale decisione e contro la minaccia di ulteriori spoliamenti della galleria pratese si sono mobilitate la cittadinanza e le autorità della città toscana[8].

Film[modifica | modifica wikitesto]

Da alcuni anni la banca collabora con le case cinematografiche finanziando le nuove pellicole avvalendosi dello strumento del tax credit[9]; tra i film co-prodotti dall'istituto ci sono:

Sport[modifica | modifica wikitesto]

In campo calcistico l'istituto è stato sponsor ufficiale del Vicenza Calcio, della prima squadra del Real Vicenza, top sponsor dell'Udinese Calcio e sponsor amministrativo del Palermo Calcio (attraverso Banca Nuova).
Nel rugby è stato sponsor del Rugby Vicenza, del Rugby Rovigo, i Rugby Club I Cavalieri di Prato e del Petrarca Padova.
Nel basket è stato sponsor della Pallacanestro Vicenza e, nel settore giovanile, della Scuola Basket Reggio Emilia e la Pallacanestro Reggiana.
Nell'ambito podistico l'Istituto ha sostienuto gare quali la StraVicenza e la Maratonina di Udine.

Note[modifica | modifica wikitesto]

  1. ^ Le Banche del Gruppo Ubi Banca approvano la cessione di 61 sportelli a Banca Popolare di Vicenza, su gruppopopolarevicenza.it.
  2. ^ Azionariato - Banca della Nuova Terra, su bancanuovaterra.it. URL consultato il 25 aprile 2014.
  3. ^ Perquisizioni nella Banca Popolare di Vicenza, indagato presidente Zonin. URL consultato il 22 settembre 2015.
  4. ^ Guardia di finanza alla Popolare di Vicenza. Indagato Zonin. URL consultato il 22 settembre 2015.
  5. ^ Popolare di Vicenza, inchiesta della Procura dopo anni di denunce ma nessuna sanzione da Bankitalia, su Il Fatto Quotidiano. URL consultato il 22 settembre 2015.
  6. ^ Bocciata la quotazione in borsa di Popolare di Vicenza. URL consultato il 2 maggio 2016.
  7. ^ Ritratto di Iorio, su lultimaribattuta.it.
  8. ^ I quadri contesi, su iltirreno.gelocal.it.
  9. ^ Tax Credit Produzione, su cinema.beniculturali.it. URL consultato il 25 gennaio 2013.
  10. ^ La Popolare di Vicenza entra nel cinema, su corrieredelveneto.corriere.it. URL consultato il 25 gennaio 2013.
  11. ^ La felicità, finalmente Pieraccioni la scopre così fra tepore di casa e musica, su ilgiornaledivicenza.it. URL consultato il 25 gennaio 2013.
  12. ^ Commedia "seria" di Verdone solidale con i padri separati, su ilgiornaledivicenza.it. URL consultato il 25 gennaio 2013.
  13. ^ Banca Popolare di Vicenza: produttore associato del film "La Grande Bellezza", su popolarevicenza.it. URL consultato il 3 marzo 2014.

Altri progetti[modifica | modifica wikitesto]

Collegamenti esterni[modifica | modifica wikitesto]

Diletto figlio selettivo Alfredo Sole.
Solo oggi posso leggere la tua ultima lettera che è datata 7/12. Sfati il precedente tono misterioso. Ma ora non so cosa è successo e quindi non sono in grado di commentare. Altra lettera stringata, dunque.
Mio fratello Angelo mi ha regalato per natate un libro di tanu savatteri. Prosa limpida, molto carezzevole, comunicativa. Apparentemente dissacrante: dice di non poterne più di Verga Pirandello e udite udite udite di Sciascia.
Invece ...Camilleri rivive tutto et magna cum laude.
Dice che la Sicilia di una volta non c’è più. Ma quella che lui mi vuol far credere che ci sia è sua fantasia. Crede davvero che ormai ci sia solo una Sicilia alla Montalbano che mangia come Montalbano che chiava in ogni dove come Montalbano.
Con una eccezione: la mafia invece c’è tutta, tutta cattiva, tutta ammazza giudici intemerati.
Insomma in Sicilia stanno solo ammazzando l’antimafia. E questo sarebbe grave gravissimo.
Io che invece credo che la mafia in Sicilia è stata debellata dal prefetto mori. Che la mafia rinchiusa in Opera è una lucrosa invenzione dell’antimafia- Che in Sicilia ora invece si mangia come dico io nel mio ignoto romanzetto LA DONNA DEL MOSSAD. E i grandi ammazzati da Milano in giù da Sindona a Calvi a David Rossi a Falcone e a Borsellino sono vittime di servizi segreti esteri alla Mossad.
Sto sbarellando ma solo perché non so che altro scriverti. Per me resti sempre l grande vittima dell’antimafia capace di infliggerti tre ergastoli ostativi senza avere mai ammazzato nessuno.

Tuo padre selettivo Lillo Taverna
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Chiedo la consulenza di chi sa: che ne pensano di questo arbitrio del duo Padoan-Visco? In questo modo noi estranei contribuenti non veniamo lesi nei nostri sacrosanti diritti? Peraltro abbiamo visto che il rumeno che dice di essere un infortunato civile da oltre quindici anni ma con oltre cento mila euro astutamente investiti in obblivazioni condizionate, senza saperne niente, non mi pare che sia stato per ora bonificato con i nostri italici soldi delle nostre tasse, ma se ne stanno occupando e preoccupando a suo vantaggio . Chi è poi codesto Antonio Pezzuto, ex dirigente della Banca d'Italia? Mi pare che si dia da fare per rivestire di grande dignità una legge fotografica cara al duo Padoan-Visco. Calogero Taverna
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Crisi bancarie
18/07/2017
La liquidazione delle banche venete
Antonio Pezzuto, ex Dirigente della Banca d’Italia
Allegati
application/pdf icon
Pezzuto A., La liquidazione delle banche venete, 2017
Contenuti correlati
Convegno DB 29 settembre 2017 - Tutela giurisdizionale della clientela nei processi di «risoluzione» di banche in crisi
Il settore bancario italiano ha sperimentato negli ultimi anni difficoltà particolarmente gravi, riconducibili alla caduta dell'attività produttiva, a carenze negli assetti organizzativi, a comportamenti fraudolenti del management e a incaute politiche di allocazione del credito. Tale situazione ha indotto le autorità nazionali (MEF e Banca d’Italia) ad avviare un vasto e articolato processo di ristrutturazione del settore, culminato con la riforma del credito cooperativo al fine di favorirne il rafforzamento patrimoniale, con l’obiettivo di promuoverne il consolidamento e migliorarne l’efficienza e la capacità di resilienza a eventuali shock esterni. In questo contesto si colloca l’iniziativa volta al salvataggio della Banca Popolare di Vicenza (PBVI) e di Veneto Banca (VB), che segue l’intervento di ristrutturazione di Banca Monte dei Paschi di Siena e la risoluzione di quattro banche regionali avvenuta nel novembre del 2015.
Con il decreto legge n. 99 del 25 giugno scorso il MEF, su proposta della Banca d’Italia, ha posto BPVI e VB in liquidazione coatta amministrativa. Poiché la liquidazione “atomistica”, ossia la vendita nel tempo dei singoli cespiti aziendali, determinerebbe gravi pregiudizi per l’economia[1], si è ritenuto opportuno individuare una soluzione che consenta di gestire la crisi delle due banche con strumenti aggiuntivi rispetto a quelli previsti dal Testo unico bancario. Infatti, in assenza di interventi pubblici di sostegno, l‘assoggettamento delle banche a liquidazione potrebbe comportare una distruzione del valore delle aziende bancarie coinvolte e imporrebbe un’improvvisa cessazione dei rapporti di credito esistenti, con conseguenti gravi ripercussioni sul tessuto produttivo e sociale.
Il decreto prevede le seguenti misure: i) cessione del compendio aziendale delle due banche[2] a Intesa Sanpaolo, intermediario selezionato sulla base di una procedura aperta, concorrenziale e non discriminatoria, che è subentrata nei rapporti delle banche cedenti con la clientela senza soluzione di continuità; ii) iniezione di liquidità pari a circa 4,8 miliardi di euro[3] e concessione di garanzie statali, per un importo massimo di circa 12 miliardi, sul finanziamento della massa fallimentare da parte di Banca Intesa, al fine di garantire la continuità del sostegno creditizio al territorio, nonché per la gestione dei processi di ristrutturazione delle banche in liquidazione.
Non hanno formato oggetto di cessione i crediti deteriorati delle due banche, il cui valore lordo ammonta a 17,5 miliardi (9,6 miliardi al netto delle rettifiche già operate). Tali crediti saranno successivamente trasferiti alla Società di Gestione delle Attività - SGA, interamente controllata dal MEF, che provvederebbe alle relative attività di gestione e recupero[4].
La Commissione europea ha ritenuto che le misure di sostegno siano conformi alla normativa europea sugli aiuti di Stato alle banche, in particolare alla Comunicazione sul settore bancario del 30 luglio 2013, in quanto gli attuali azionisti e detentori di obbligazioni subordinate hanno pienamente contribuito ai costi del risanamento, riducendo così l’onere dell’intervento pubblico. Ad avviso della Commissione, sia le garanzie sia gli apporti di capitale sono coperti da crediti di rango più elevato (senior) vantati dallo Stato italiano sulle attività comprese nella massa fallimentare, di tal che il costo netto per lo Stato italiano sarà di gran lunga inferiore all’importo nominale dei provvedimenti previsti (cfr. Comunicato stampa del 25.6.2017).
L’approvazione del decreto legge è stata preceduta dalla decisione della BCE di considerare, ai sensi dell’art. 18, paragrafo 1, lettera a), del Regolamento UE/806/2014, le due banche venete “in dissesto o a rischio di dissesto” (failing or likely to fail), in seguito alla loro ripetuta violazione dei requisiti patrimoniali di vigilanza. E’ appena il caso di rammentare che, in base alla disciplina comunitaria, una banca che versa in condizione di dissesto viene sottoposta a liquidazione secondo le ordinarie procedure di insolvenza previste dal diritto fallimentare nazionale, salvo il caso in cui il Comitato di risoluzione unico (Single Resolution Board - SRB) ritenga che vi sia un interesse pubblico a sottoporre l’intermediario a risoluzione, in quanto la liquidazione ordinaria “potrebbe compromettere la stabilità finanziaria, interrompere la prestazione di funzioni essenziali e pregiudicare la tutela dei depositanti” (cfr. Considerando n. 45 della Direttiva 2014/59/UE sul risanamento e la risoluzione degli enti creditizi e delle imprese di investimento). Nel caso di specie il SRB, nel confermare la valutazione della BCE, ha stabilito che l’intervento di risoluzione non era nell’interesse pubblico, poiché l’operatività delle banche non era sufficientemente estesa, bensì concentrata solo in alcune aree del territorio nazionale.
Quali sono gli impatti dell’operazione su azionisti e obbligazionisti? Si premette che, in aderenza alla Banking Communication del 2013, mentre i possessori di azioni e di obbligazioni subordinate contribuiscono all’assorbimento delle perdite (burden sharing), i detentori di obbligazioni ordinarie (senior) non devono concorrere al risanamento e i depositanti rimangono pienamente tutelati. Ne consegue che gli obbligazionisti ordinari e i depositanti delle due banche non subiscono alcuna perdita poiché i relativi rapporti contrattuali sono stati trasferiti a Banca Intesa. Pertanto, gli obbligazionisti ordinari riceveranno il pagamento degli interessi e il rimborso del capitale, mentre i depositanti potranno continuare a utilizzare i propri conti correnti. Le azioni e le obbligazioni subordinate non vengono invece trasferite, ma rimangono nella liquidazione. I diritti dei titolari di obbligazioni subordinate potranno, tuttavia, essere soddisfatti nell’ipotesi in cui lo Stato recuperi integralmente l’esborso erogato per cassa a supporto dell’intervento e siano stati soddisfatti gli altri creditori.
Il decreto ha previsto, tuttavia, un meccanismo di ristoro per gli investitori diversi da quelli professionali che abbiano sottoscritto o acquistato obbligazioni subordinate prima del 12.6.2014[5] e ne hanno conservato la titolarità fino all’avvio della procedura di liquidazione. Questi soggetti potranno, entro il 30.9.2017, presentare istanza al Fondo di Solidarietà di cui all’art. 9 del D.L. 59/201, al fine di ottenere il rimborso delle obbligazioni subordinate possedute. E’ prevista l’erogazione di un indennizzo forfettario pari all’80% del corrispettivo pagato per l’acquisto delle obbligazioni, purché ricorra almeno una delle seguenti condizioni: i) patrimonio mobiliare inferiore a 100 mila euro; reddito imponibile inferiore a 35 mila euro[6].
Da ultimo, si soggiunge che, con provvedimento del 10 luglio scorso, l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha ritenuto che l’operazione di acquisizione, da parte di Banca Intesa, del controllo delle due banche venete non determini, ai sensi dell’art. 6, comma 1, della legge 287/90, la costituzione o il rafforzamento di una posizione dominante nei mercati, tale da eliminare o ridurre in modo sostanziale e durevole la concorrenza.
Nel prosieguo del lavoro si cercherà di spiegare le ragioni tecniche alla base della decisione presa dalle autorità italiane, d’intesa con le istituzioni europee, di disporre la liquidazione delle due banche venete, dopo l’abbandono dell’ipotesi della ricapitalizzazione pubblica precauzionale a causa dell’accertata condizione di dissesto e per la mancanza di risorse private sufficienti a coprire perdite future.
In una nota tecnica trasmessa dalla Banca d’Italia, in data 15.4.2016, alla Commissione d’inchiesta del Consiglio Regionale del Veneto, si legge che le predette banche sono state entrambe interessate da due problematiche, legate alla loro natura di banche popolari non quotate: la modalità di determinazione del prezzo delle azioni e i finanziamenti concessi dalle banche alla clientela per la sottoscrizione delle azioni dalla banca medesima.
Riguardo al prezzo delle azioni, il codice civile, all’art. 2528, attribuisce la responsabilità di fissare il prezzo all’organo assembleare, su proposta degli amministratori. Al riguardo, la Banca d’Italia ha più volte richiamato le due banche a dotarsi di idonee procedure e criteri obiettivi per attribuire un prezzo alle loro azioni.
Con riferimento alla raccolta di capitali con contestuale emissione di azioni a fronte di finanziamenti erogati dalle stesse banche emittenti ai sottoscrittori delle azioni (c.d. “azioni finanziate”), la normativa di vigilanza prevede che le azioni acquistate grazie a un finanziamento della banca emittente non possono essere computate nel patrimonio di vigilanza. Alla base di questo divieto vi è la considerazione che il patrimonio esplica la funzione di ammortizzatore di eventuali perdite, ragion per cui esso deve essere costituito da risorse vere.
Nel caso della Banca Popolare di Vicenza[7], già nel 2013 sono stati effettuati diversi interventi di vigilanza per richiamare la banca a una scrupolosa osservanza della normativa allora vigente in materia di riacquisto di azioni proprie[8]. Dal 2014, in seguito all’entrata in vigore del Regolamento UE 575/2013, che ha subordinato i riacquisti di azioni proprie all’autorizzazione preventiva dell’Organo di vigilanza, indipendentemente dal loro ammontare in termini di incidenza sul capitale, l’azione di vigilanza nei confronti della banca vicentina è divenuta più insistente.
L’ispezione condotta nel 2015, oltre a far emergere i riacquisti di azioni proprie effettuati dalla BPVI senza la necessaria autorizzazione, ha posto in luce un’altra grave irregolarità: l’omessa deduzione per un ammontare cospicuo dal patrimonio di vigilanza del capitale raccolto a fronte di finanziamenti erogati dalla stessa BPVI ai sottoscrittori delle sue azioni senza informarne la Vigilanza. Tale omissione ha avuto un consistente impatto patrimoniale negativo (circa 1 miliardo di euro), registrato dalla banca nella relazione semestrale al 30 giugno e nel bilancio 2015. Sulla situazione patrimoniale ha inoltre inciso il marcato deterioramento del comparto del credito, che ha portato alla contabilizzazione di ingenti rettifiche di valore nel bilancio 2015 (1,3 miliardi).
Sulla scorta delle risultanze ispettive, la BPVI è stata sollecitata ad adottare immediati interventi correttivi, che si sono sostanziati, tra l’altro, nella ricostituzione dei margini patrimoniali regolamentari, nella predisposizione di un nuovo piano industriale, nel rinnovo dell’alta dirigenza, nell’allontanamento degli esponenti maggiormente coinvolti nelle criticità emerse in sede ispettiva e nella sostituzione dei responsabili delle funzioni di controllo interno. In attuazione del nuovo programma di riassetto, la banca ha poi deliberato un piano di rafforzamento patrimoniale o di modifica della governance che comprende la trasformazione in S.p.A., un aumento di capitale da 1,5 miliardi di euro, sottoscritto interamente dalla società Quaestio SGR e la quotazione in borsa delle azioni tramite un’operazione Initial Public Offering (IPO).
Nel 2016 la situazione aziendale complessiva è peggiorata ulteriormente sotto i consueti profili tecnici[9], con conseguente grave pregiudizio per la sopravvivenza della banca. Conseguentemente, il nuovo Consiglio di amministrazione della BPVI è giunto alla determinazione di: i) addivenire a un’operazione di aggregazione con Veneto Banca; ii) richiedere la garanzia dello Stato su nuove emissioni obbligazionarie; iii) accedere alla ricapitalizzazione precauzionale di cui al decreto legge 237/2016 per colmare le carenze patrimoniali.
I primi forti segnali di degrado della situazione tecnica di Veneto Banca[10] emersero in occasione degli accertamenti ispettivi condotti nel 2013, nel corso dei quali venne alla luce il fenomeno delle “azioni finanziate”. In relazione a ciò, la Banca d’Italia richiese a VB un radicale cambiamento negli assetti di governance e l’attivazione di idonee misure correttive tese, tra l’altro, al rafforzamento dei mezzi propri. Nel contempo, l’Autorità di controllo richiese di pervenire, nel più breve tempo possibile, a un’operazione di aggregazione con altro organismo bancario di adeguato standing, nonché di procedere al ricambio integrale degli organi societari.
Poiché le iniziative assunte dalla banca non apparivano idonee ad assicurare il deciso mutamento della governance richiesto dall’Organo di vigilanza, nel 2015 BV fu sottoposta a un nuovo sopralluogo ispettivo che mise in luce, tra l’altro, la reiterazione della prassi delle “azioni finanziate” senza deduzione dal patrimonio di vigilanza. L’inosservanza di tale regola ha comportato un impatto patrimoniale negativo (circa 300 milioni), registrato dalla banca nella relazione trimestrale al 30 settembre e nel bilancio 2015.
Sulla posizione patrimoniale ha inciso inoltre, come nel caso di BPVI, anche lo scadimento qualitativo del portafoglio creditizio che ha determinato la contabilizzazione di oltre 700 milioni di rettifiche di valore su crediti. Conseguentemente, l’Autorità di vigilanza ha richiesto a VB di intraprendere una serie di iniziative volte a: i) ricostituire i margini patrimoniali regolamentari; ii) dare attuazione al piano strategico; iii) individuare misure atte a fronteggiare eventuali esigenze impreviste di liquidità; iv) rafforzare la struttura e i presidi organizzativi. Su sollecitazione dell’Organo di vigilanza, la banca ha inoltre proceduto alla sostituzione del capo dell’esecutivo e di alcuni alti dirigenti, alla nomina di un nuovo Presidente e di un nuovo Vice Presidente, alla definizione di un piano di rafforzamento patrimoniale[11], all’avvio di un ampio e articolato progetto di riforma del governo societario, propedeutico alla trasformazione in S.p.A. e alla quotazione in borsa.
Per la combinazione di molteplici fattori negativi (perdurare dell’incertezza sull’evoluzione del contesto macroeconomico, contabilizzazione nella categoria dei “non performing loans” di numerose posizioni giudicate a rischio di rientro in sede ispettiva, con conseguente rilevazione di significative rettifiche di valore su crediti, maggiori accantonamenti al fondo rischi e oneri, a fronte di controversie insorte con azionisti, ecc.), l’esercizio 2016 si è chiuso con una perdita di 1,5 miliardi, quasi il doppio di quella del 2015. Tale risultato ha indotto il Consiglio di amministrazione della VB ad adottare una serie di iniziative che si sono concretizzate, tra l’altro, nell’emissione di passività garantite dallo Stato, al fine di irrobustire la posizione di liquidità; nella richiesta di accedere alla ricapitalizzazione precauzionale per la copertura del fabbisogno di capitale complessivo (3,1 miliardi) emerso in occasione dello stress test di luglio 2016; nella predisposizione, in collaborazione con BPVI, del piano industriale 2017-2021, il quale prevede la fusione delle due banche e un ulteriore intervento di rafforzamento patrimoniale da realizzarsi nel corso del 2017.
[1] La liquidazione “atomistica” avrebbe comportato il rientro immediato dei prestiti erogati alla clientela e il congelamento dei depositi (esclusi quelli di importo inferiore a 100 mila euro) e di altri passività, che vengono rimborsati dal FITD, con ripercussioni negative sui livelli occupazionali e produttivi.
[2] Nel dettaglio, sono acquisiti da Intesa attivi per un valore provvisorio di 45,9 miliardi di euro, composti principalmente da crediti v/banche per 3,8 miliardi, crediti in bonis v/clientela per 8,8 miliardi e, per la parte residua, da poste di varia natura. Banca intesa ha inoltre acquisito passività per complessivi 51,3 miliardi, composte principalmente da debiti v/banche per 9,3 miliardi, debiti v/clientela per 25,8 miliardi e titoli in circolazione per 11,8 miliardi. Lo sbilancio, pari a 5,4 miliardi, rappresenta un credito della banca acquirente nei confronti della liquidazione (Cfr. Banca d’Italia, Memoria per la VI Commissione Finanze della Camera dei Deputati, luglio 2017).
[3] Di questi, 3,5 miliardi a copertura del fabbisogno di capitale generatosi in capo a Banca Intesa in seguito all’acquisizione della “parte buona” delle attività delle due banche e 1,3 miliardi volti a sostenere le misure di ristrutturazione aziendale che la banca acquirente dovrà attivare per rispettare gli impegni assunti nell’ambito della disciplina europea sugli aiuti di Stato. Banca Intesa si è altresì impegnata a gestire gli esuberi delle banche (oltre 4.000 dipendenti) conseguenti all’operazione.
[4] Dalla gestione dei suddetti crediti lo Stato potrebbe recuperare 9,6 miliardi (di cui 4,2 miliardi a valere sulle sofferenze e 5,4 miliardi a valere sulle inadempienze probabili), ipotizzando tassi di recupero (46,9%) analoghi a quelli osservati nel periodo 2006-2015 (Cfr. Relazione tecnica allegata al decreto legge).
[5] Data di pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Direttiva 2014/59/UE sul risanamento e la risoluzione delle banche (Bank Recovery and Resolution Directive, BRRD).
[6] Castiglioni M., I diritti degli azionisti e degli obbligazionisti nel caso di dissesto o procedure di liquidazione di banche e società. Il caso della liquidazione coatta amministrativa di Veneto Banca e Banca popolare di Vicenza, in MAGISTRA BANCA e FINANZA, 14.7.2017.
[7] BPVI è una banca commerciale di modeste dimensioni, con oltre 5.300 dipendenti, che opera soprattutto nelle regioni nord-est del territorio nazionale. A fine 2016, disponeva di 502 sportelli bancari e deteneva una quota di mercato di circa l’1% in termini sia di depositi sia di prestiti.
[8] La Circolare n. 263 del 2006, 11°aggiornamento del 31.1.2012, stabiliva che l’acquisto o il rimborso da parte della banca di azioni proprie per un importo complessivo superiore al 5% del capitale era soggetto alla preventiva autorizzazione della Banca d’Italia.
[9] Il bilancio 2016 ha evidenziato una perdita d’esercizio di 1,9 miliardi, massicci deflussi di fondi, bassi indici di efficienza e di produttività, elevata incidenza dei crediti deteriorati sul totale erogato, carenze di capitale regolamentare.
[10] Veneto Banca è una banca commerciale di modeste dimensioni presente nelle regioni settentrionali e centrali del territorio italiano attraverso la rete delle proprie filiali; nelle regioni meridionali opera tramite la controllata Banca Apulia. All’estero, opera in Romania attraverso la propria succursale di Bucarest, nonché in Moldavia con la controllata Eximbank, in Croazia con Veneto Banca d.d., in Albania attraverso Veneto Banka Sh.A, in Irlanda per il tramite di Veneto Ireland Financial Services ltd. e in Svizzera con Bim Intermobiliare di Investimenti e Gestioni. A fine 2016, disponeva di circa 400 sportelli bancari e deteneva una quota di mercato in Italia di circa l’1% in termini sia di depositi sia di prestiti.
[11] In data 30.6.2017 si è perfezionata l’operazione di aumento di capitale di 1 miliardo, con l’ingresso nella compagine, in qualità di azionista di controllo, della società Quaestio SGR. Come precisato nell’ultima Relazione sulla gestione, l’aumento di capitale ha contribuito a colmare il deficit patrimoniale rispetto ai livelli minimi regolamentari.
Penso alla
ex Banca d'Italia - Istituto di Diritto Pubblico
Capitale versato lire 300.000.000.-
Ora non saprei cosa resta di questa istituzione...
E, allora,...
se trattasi di una S.p.A., divenuta tale in modo ambiguo e, comunque, deprivata dei vecchi poteri, perché si è indotta a privarsi di quelle proprietà immobiliari che ne hanno, credo, aumentato nel frattempo, il "capitale" ?
Perché tenta di disfarsi di un proprio patrimonio affidando, a terzi in svendita, anche un ulteriore patrimonio affidabile nei pagamenti e/o nelle funzioni affidate ... quali erano il suo inquilinato e i suoi "custodi degli immobili stessi" ?
Scuserete, spero, tutto il mal scritto, discendente da una grande confusione che mi ha "frullato" quel poco di ragionamento che mi era rimasto...

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Lillo Taverna da pensarci tanto sopra! Tema dell'anno per i sindacatini policromi interni, per direttorii lontani mille anni luce dallo scintillio riformatore del mio Quadrivio d'esordio: CARLI, BAFFI, OSSOLA. OCCHIUTO. Dal mio LA DONNA DEL MOSSAD. pag. 6 ... "quaterna imperante (giganti, magari giganti del male ma svettanti rispetto agli gnomi che li circondano che contro sole faranno magari anche ombre lunghissime, ma sempre gnomi restano). Dottor Visco si liberi da tali gnomi. Crei come Carli i suoi lungimiranti Servizi Studi, corredati da consigli della corona affidabili. Ha cinque anni di tempo. Rifaccia grande la Banca d'Italia, come Carli, Lei può. Direi lei deve! Calogero Taverna