lunedì 6 agosto 2018
sabato 30 giugno 2018
Valorizziamo l'intero Cicolano archeologico; non limitiamoci a Corvaro. Il futuro Sindaco Falsarone opererà per Fiamignano!
Encomiabilmente questi scriveva il sindaco Nicolai di Borgorose. Meriti tanti in effetti molto hanno fatto, molto hanno attuato: ecco, però, due grosse lacune: talune egemoni opere restano ancora chiuse, specie di cattedrali nel deserto per qualche intralcio burocratico e per difetto di alcune marginali provvidenze finanziarie vuoi di indole europea vuoi per latitanze regionali o nazionale. ma la seconda più grave lacuna è stata l'essersi rinchiusi nel loro orticello di Corvaro. marginale piuttosto rispetto alla vera facies cicolana che come tutti sanno sta nell'alta Valle del Salto come dure a PESCOROCCHIANO (NERAE e SUNA) FIAMIGNANO (Poggiopoponesco e Rascino, civiltà romana defluita nei due emblematici castello medioevali) e Petrella Salto .
Ma per Fiamignano saprà bene ovviare CARMINE FALSARONE Sindaco che ha ben presente la vicenda e saprà andare ben oltre fiancheggiando le consorelle vicine di Pescorocchiano e di Petrella.
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ARCHEOLOGIA: GLI EQUICOLI I GUERRIERI DELLA MONTAGNA
sul sito WWW.RISERVADUCHESSA.IT
Nel presentare questa iniziativa editoriale - culturale, devo sottolineare che la nuova amministrazione comunale fin dal momento in cui si è insediata, ha indirizzato la sua attenzione ai beni culturali e ambientali che sono, e diverranno sempre di più, una risorsa per i cittadini ed una ricchezza per il territorio.
Proprio il fatto che l'Amministrazione Comunale si sia fatta promotrice, in collaborazione con la Soprintendenza ai Beni Culturali, della mostra sugli Equicoli, del finanziamento per la realizzazione del "Parco Archeologico" e con altre opere di riqualifìcazione dei centri storici - percorso già iniziato dalla precedente amminitrazione - riguardanti Borgo Collefegato, il centro storico ed il percorso dei vecchi mulini di S. Stefano ed il recupero della Rocca di Corvaro, è testimonianza concreta della nostra volontà di far crescere e sviluppare questo territorio e dargli nuova vita.
Con così tanta storia, cultura e tradizione non potevamo esimerci dal non considerare questo aspetto così importante e al tempo stesso così trainante per il nostro comune e per l'intero Cicolano.
Questa terra è, e può esserlo maggiormente in un futuro molto prossimo, meta preferita per il viaggiatore sempre più esigente ed attratto dalle antiche civiltà, dalle tradizioni popolari, dalla natura rigogliosa, dalla Riserva Naturale Montagne della Duchessa e da una gastronomia legata da sapori antichi e genuini.
L'obiettivo è quello di creare un sistema integrato di recupero e valorizzazione ambientale e culturale garantendo contemporaneamente uno sviluppo delle attività economiche ecocompatibili.
In questo quadro, credo che vada evidenziata anche la proposta del progetto riguardante la realizzazione di un museo che raccolga le testimonianze storiche della vita degli Equicoli e dei Romani insediati in questo territorio.
Nella valorizzazione dei beni culturali e ambientali c'è il passato ed il futuro in mezzo tante scelte.
Il passato è la materia stessa e cioè i beni culturali e ambientali il futuro l'indicazione di metodi di valorizzazione efficaci in mezzo, "l'oggi", la creazione degli strumenti più opportuni per salvaguardare e valorizzare tali ricchezze e in questo modo creare cultura, reddito e occupazione.
E' importante per noi, vincere sfide complesse della modernità e costruire equilibri culturali, economici e sociali senza perdere il valore del nostro passato della nostra tradizione.
Al mio insediamento dissi "proviamo a cambiare" e facciamolo partendo anche dalle tradizioni con metodi di elaborazione e gestione che esaltino vocazioni, storia, cultura, ambiente, avendo una visione non solo locale ma anche europea.
"Per andare avanti bene, bisogna qualche volta voltarsi indietro e vedere dove affondano le nostre radici".
Oltre ad avere un amore per il mio territorio, sono convinto che con le proposte culturali già finanziate e che stiamo realizzando, possiamo guardare con maggiore fiducia e serenità al futuro.
Dott. Michele Pasquale Nicolai
Sindaco del Comune di Borgorose
Sindaco del Comune di Borgorose
S. Elpidio romana
.Questa epigrafe romana si trova purtroppo illeggibile sull'alto di una parete della moderna chiesa di S. Elpidio.
Dovrebbe stare nei musei di competenza per studi e ricerche sulle magistrature della Roma repubblicana in quella importante civitas romana che sorgeva a Sant'Elpidio.
Domenico Lugini, come al solito, perspicuamente ci illustra che "trova[va]si nella chiesa di S. Elpidio e propriamente in quel tempietto che sottostà alla stressa dove serve di capitello ad una delle colonne che sostengono la volta". (D.L. - memorie ..... - pag. 91). Naturalmente prima del terremoto.
NOI L'ABBIAMO SOTTOPOSTA AD UNA GRANDE ARCHEOLOGA DI SCUOLA FRANCESE CHE ABITA ACCANTO A NOI A ROMA E COSTEI LEGGE CHE L. CARCURINUS EDILE ALLA QUINTA MAGISTRATURA EBBE DEDICATA QUESTA LAPIDE COMMEMORATIVA DA TARONIA PROBABILMENTE LA MOGLIE, VUOI PER COMMEMORARE L'ENNESIMO RINNOVO DELLA MAGISTRATURA O PIU' PROBABILMENTE QUALE LAPIDE SEPOLCRALE.
Sciascia in Le Parrocchie, sapido, salace, iconoclasta: Lo so bene, dopo alla Noce tutto il contrario. pur di contraddire il presunto gesuita Morreale, ecco uno Sciascia bigotto, acquiescente tradizionalista. Mi chiedo perché mai a Racalmto la superstizione, le false credenze, l'incultura devono fare sempre aggio sulla verità, sulla inoppognibilità storica, sulle veridiche dimensioni umane?
martedì 26 giugno 2018
I CASTELLI FEUDALI TRECENTESCHI
DELLA SICILIA OCCIDENTALE
ED IL LORO TERRITORIO *
di
ELISABETH LESNES
La crisi del villanaggio siciliano, iniziata già nella seconda
metà del XII secolo, raggiunse il culmine nella prima
metà del XIII secolo con la scomparsa della componente
islamica nella popolazione. F. Maurici ha evidenziato i
vuoti impressionanti lasciati dai villani saraceni sconfitti
da Federico II e ha delineato la rete a maglie sempre più
larghe dell’insediamento rurale siciliano (MAURICI 1995).
Questo processo di mutamenti nell’insediamento dell’isola
si prolungò nel tempo, intensificandosi e modificandosi in
qualche modo nel XIV secolo, a causa dello stato di guerra
permanente (guerra angioina nella prima metà del secolo e
guerra civile a partire dal 1340), nonché della catastrofe
demografica della seconda metà del secolo (peste del 1347).
Il Trecento siciliano è caratterizzato, come noto, dallo sviluppo
di una feudalità potente e dalla formazione sociale
latifondiaria con il trionfo della monocultura del grano
(BRESC 1986). Meno conosciuti sono, invece, i mezzi materiali
che hanno favorito la dominazione politica ed economica
del baronaggio.
Con la fondazione di nuovi abitati fortificati (terre), il
castello divenne il luogo dell’autorità feudale. Ma la costruzione
fortificata più diffusa è il castello isolato, rimarchevole
soprattutto per il suo legame con l’economia rurale:
più che un mezzo efficace di difesa o di residenza, esso
era il simbolo della dominazione feudale e l’espressione
fortificata della società latifondiaria. L’abitabilità ridotta e
la debolezza generale delle difese sono le caratteristiche dei
castelli siciliani della seconda metà del XIV secolo (LESNES
c.d.s.). Questi tratti generali sottolineano l’arcaismo e la povertà
del mondo feudale siciliano stesso, però mettono in
evidenza il carattere eccezionale dei castelli e degli osteri
urbani costruiti da una aristocrazia comitale di più alto livello.
IL LESSICO DEI DOCUMENTI E L’APPORTO DELLA
TOPONIMÌA
Per designare il castello e l’abitato fortificato, lo scriba
medievale siciliano impiegava una varietà di termini che
cambiarono in funzione dell’epoca. Nella documentazione
d’età normanna, l’uso delle tre lingue (latino, arabo e greco),
aggiunge confusione ad un lessico già ricco e spesso
ambiguo (BRESC 1984a, pp. 77-87; MAURICI 1992, pp. 124-
130). Ma nel XIII secolo, la terminologia dei documenti si
semplifica, cristallizzando sempre di più la distinzione tra
l’intero territorio (territorium), il centro abitato munito (terra)
e il suo fortilizio (castellum) (MAURICI 1992, p. 126).
Dalla frequente formula terra et castellum del XIII secolo
si passa alla rituale espressione terra et castrum, diffusa
nel XIV secolo (Tav. 1). A seconda dell’importanza dell’abitato
o del fortilizio, vennero usate anche le espressioni
castrum cum casale o terra cum turri. Ma l’originalità del
trecento risiede, come già detto, nella diffusione di un tipo
nuovo di fortificazione: il castello isolato citato castrum seu
fortellicium, mentre il suo territorio privo di abitati era chiamato
terrarum tenimentum nuncupatum o feudum
nuncupatum. Infine, meno frequentemente di fortilicium, si
puo’ incontrare la parola colta arx: arcem dictam lu Patilaru
(MICHELE DA PIAZZA, p. 185, ch.17), Brucati arcem (NICOLÒ
SPECIALE, p. 502).
Se il vocabolo casale si incontra ancora nei documenti
dell’inizio del XIV secolo, esso non corrisponde più nella
maggioranza dei casi ad un abitato, ma equivale ad un
tenimentum terrarum o ad un feudo, cioè ad un territorio
spopolato (MAURICI 1993, p. 16). Al contrario, i piccoli abitati,
che avevano resistito al fenomeno dello spopolamento
grazie alla presenza di un castello recentemente costruito –
o ricostruito –, erano chiamati castrum cum habitacione.
Alcuni di loro divennero delle terre, altri scomparvero nel
corso del XIV secolo (Tav. 1).
Se la parola motta ha talvolta sostituito, in modo univoco,
il solito termine castrum e cioè castello: Terra Sale
cum Motta (LIBRINO 1928, p. 208), come toponimo, motta
puo’ indicare un casale fortificato nel corso del XIV secolo
(Motta S. Stefano) – come già proposto da H. Bresc (BRESC
1975a, p. 430) – o un abitato difeso di nuova fondazione
(Motta S. Agata). Altri abitati fortificati portarono il nome
sala (Sala di Partinico o Salaparuta). Petra, invece, designa
solamente una fortificazione isolata (Petra Belichi, Petra
Calatasudemi, Petra Margana, Petra Jancasi, Petra
Jusalbergu, Petra Perciata, Petra Sancti Benedicti) tranne
nel caso di Petra D’amico dove è documentato un casale,
ma si tratta di un abitato temporaneo costituito da domus
coperte palearum XX (GLÉNISSON 1948, p. 257).
L’INSEDIAMENTO CASTRALE
Possiamo distinguere diversi tipi d’insediamento castrale
a secondo delle funzioni che queste costruzioni dovevano
compiere. Alcuni castelli sono stati eretti dentro – o
vicino – gli abitati (Alcamo, Bivona, Ciminna, Favara, Gibellina,
Palazzo Adriano, Partanna, Racalmuto, Sclafani,
Sutera) che da semplice casale passarono allo status di terra.
Altri stabilimenti militari sono localizzati presso un piccolo
porto da dove veniva esportato il grano (Agrigento/
Porto Empedocle, Castellammare, Solanto). Ma la grande
maggioranza dei castelli fu costruita ex novo su un sito isolato
o spopolato. Alcuni dei castelli del XIV secolo hanno
recuperato una struttura militare precedente che è stata ingrandita
e trasformata (Caccamo, Calatafimi, Carini, Castronovo,
Delia, Misilmeri, Prizzi, Vicari); altri sono castelli
rupestri (Petra Jancasi, Petra Sancti Benedicti) di cui alcuni
di origine antica (Guastanella, Petra Calatasudemi). Se la
Motta dei documenti o della toponomastica siciliana non
corrisponde mai alla motte francese, cioè ad un monticello
artificiale di terra, la parola Petra, invece, indica quasi sempre
una grossa pietra isolata in un vasto paesaggio agricolo.
Di norma, i castelli trecenteschi sono localizzati su rocche
elevate, all’estremità e nel punto più alto di uno sperone
scarpato, per trarre maggior vantaggio dal sito. Nonostante
tutto, quando si è trattato di una creazione ex novo, la
scelta è caduta su siti più accessibili delle alte rocche o dei
picchi che caratterizzano i castelli normanni: il castrum trecentesco
di Cefalà è molto più accessibile del castellum
cognomento Cephalas di epoca normanna situato sul monte
Chiarastella; la sala Partinici sul versante del monte
Cesarò è situata ad un’altitudine inferiore a quella dell’hisn
localizzato sulla cima dello stesso monte.
Se i rilievi della Sicilia appaiono fattore determinante
nella scelta di un sito, non bisogna comunque dimenticare
il ruolo di altri elementi naturali o no: confluenza di corsi
d’acqua (Favara), territorio molto fertile (Bivona, Naro,
Mussomeli, Racalmuto), presenza di una strada importante
(Alcamo), sono elementi che hanno sicuramente determinato
la costruzione del castello e lo sviluppo dell’abitato. Il
castello, elemento principale del borgo, assunse un ruolo
importante nell’organizzazione dell’abitato. Alcune località
attuali conservano ancora intatto il tracciato di origine
dove, ai piedi del castello, si annidavano le case della
* Per Sicilia occidentale, si vuole indicare il Val di Mazara (compreso
l’area agrigentina) fino ai due fiumi Imera (Imera settentrionale e Imera
meridionale o Salso).
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“terravecchia”, cioè il borgo fortificato (Caccamo, Calatafimi,
Caltavuturo, Carini, Prizzi, Vicari). Ma gli abitati di
origine medievale arroccati ai piedi del castello soffrono dell’esiguità
del terreno. Essi presentano nella loro pianta delle
affinità che provengono dalla natura e dalla forma dei siti di
altura: gli elementi dominanti (il castello e la chiesa) e le
stradine sinuose, sviluppatesi nel rispetto del terreno naturale
con le numerose scale per il passaggio tra i vari livelli.
L’IMPATTO DEL CASTELLO FEUDALE SUL
POPOLAMENTO
Se la presenza di una fortezza normanna non ha sempre
impedito lo spopolamento di alcuni abitati in altura, nel
corso del XIII secolo (Petterana, Cefalà, Calatrasi,
Calathamet, Partinico), la sopravvivenza dei casali è molto
spesso legata alla costruzione di un castello nel corso del
XIV secolo e, soprattutto, al riconoscimento giuridico che
permise ad alcuni di questi abitati di imporre i loro diritti e
di definire un territorio. La crisi della monarchia, la crescita
delle grandi famiglie comitali, la guerra con gli Angioini,
le lotte dei partiti e quindi la necessità di difendere gli abitati
e i feudi, sono le cause della moltiplicazione dei castelli
nel XIV secolo, a partire prevalentemente dal 1350.
Per resistere alle ripetute incursioni napoletane sulla
costa tirrenica, numerosi casali dovettero provvedere alla
chiusura dell’abitato e alla costruzione di un castello. Nella
regione di Termini, così presa di mira dagli Angioini, il casale
di Ciminna fu circondato da mura e protetto da un castello
(BRESC 1984b, p. 49). Nella zona di Castellammare, il
cui castello era già stato preso dagli Angioini nel 1314 (RAIMONDO
MUNTANER, p. 334), fu ricostruito e fortificato il casale
di Alcamo, dopo un lungo periodo di abbandono da
parte dei suoi abitanti rifugiatisi sul Monte Bonifato (BRESC
1986, p. 791). Nel Belice, il casale Labita divenne, prima
del 1374, la terra Gibellina grazie alle mura costruite attorno
all’abitato (BRESC 1986, p. 7999, nota 150). A pochi chilometri
da Gibellina, il castello di Sala (Sala di Madonna
Alvira quindi Salaparuta) nacque verso il 1350 per proteggere
il casale Sale preesistente (BRESC 1975a, p. 430-431).
Più a sud, il castrum Partanne cum habitatione si sviluppò
anche grazie alla continuità dinastica dei “Graffeo” (STALTERI
RAGUSA 1993, p. 454), così come i “del Carretto” furono
determinanti per quanto riguarda il casale di Racalmuto,
nell’agrigentino, protetto da un castello prima della metà
del XIV secolo (LIBRINO 1928, p. 208). Favorito da una posizione
topografica eccezionale, il casale di Sutera, già popoloso
e fiorente all’epoca di Idrisi, si sviluppò attorno ad
un castello prima del 1355 (COSENTINO 1885, p. 30, doc.
XLIV). A partire dalla fine del XIII secolo, Bivona divenne
terra strategica, teatro di lotte sanguinose tra Federico III
Chiaramonte e Francesco II Ventimiglia (MICHELE DA PIAZZA,
p. 377, cap. 49). Appare evidente il ruolo di questi nuovi
castelli nell’evoluzione dei casali in terre, che resistettero
fino a divenire i villaggi o le cittadine odierne, anche se
non si può generalizzare: i piccoli abitati fortificati di
Bonifato, Brucato, Cristia, Guastanella, Misilindino, Motta
S. Agata, Palazzo Adriano, Patellaro scomparvero tra il XIV
secolo ed il XV secolo.
Problematico spiegare il successo o il fallimento di un
borgo castrale. Il sito alto di Bonifato perse la sua importanza
di terra fortificata mentre cresceva Alcamo e si ridusse
in luogo di rifugio della popolazione di Alcamo finché
quest’ultima non prese lo status di terra, sotto la protezione
di un imponente castello. La terra di Brucato fu vittima della
guerra contro Napoli ma, secondo H. Bresc e J.-M. Pesez
“Brucato n’est pas seulement victime de la guerre, il est la
proie de l’impérialime de Termini, de la politique des
massarie qui absorbent son territoire utile, de la concurrence
d’une nouvelle localité, établie sur les sources, auprès des
moulins, autour des sucreries” (BRESC-PESEZ 1984, p. 711).
Sull’esempio di queste considerazioni per Brucato, si nota
che l’abbandono di alcune terre fu provocato dalla prossimità
di una terra feudale più importante: Motta S. Agata e
Petra d’Amico, situate nell’antica baronia di Cammarata,
uno dei territori cerealicoli più ricchi dell’isola, hanno sicuramente
subito l’attrazione della terra principale. D’altronde,
anche Muxaro – castrum et terram verso la metà
del XIV secolo (LIBRINO 1928, p. 208) ma ridotto a semplici
pagliai nella seconda metà del XIV secolo (PERI 1982, p.
245) – venne aggregato alla baronia di Cammarata (MAURICI
1992, p. 333). La terra di Petterana, ancora citata nel
XIV secolo (MICHELE DA PIAZZA, p. 54; LIBRINO 1928, p.
208) ma anch’essa sicuramente ridotta a semplici pagliai (è
quanto si puo’ dedurre dalla tipologia del sito), subì verosimilmente
l’attrazione della contea di Caccamo.
Vuoti impressionanti si crearono, tra il XIV e il XV
secolo, con la scomparsa di vari abitati anche fortificati. La
terra di Misilindino protetta da una torre nel XIV secolo
(MICHELE DA PIAZZA, p. 229, ch.95 – nel 1354 –) era diventata
un feudum cum fortilicio nel XVI secolo (SILVESTRI 1985,
p. 8), prima della concessione di una licentia populandi nel
1610 e della sua rifondazione come Santa Margherita Belice
(GIUFFRÈ 1979, p. 228). Dalla definizione di terra et castrum
nuncupatum data da G. L. Barberi, nei primi del Cinquecento,
per Palazzo Adriano (SILVESTRI 1985, p. 102), si
deduce che anche questo abitato, forse ripopolato da Federico
II (MAURICI 1995, p. 54) e citato turris Palaciorum cum
habitatione verso la metà del XIV secolo (LIBRINO 1928, p.
209), non resistette a lungo. Misilmeri scomparve nel corso
della seconda metà del XIV secolo per quasi due secoli,
malgrado i tentativi di ripopolamento di Ylaria Talamanca
nel XV secolo (BRESC 1986, p. 680) e quelli di Bonanna
Cattolica all’inizio del XVI secolo (GARUFI 1947, p. 111).
Per questi abitati, nella seconda metà del XIV secolo coincisero
due eventi tragici: guerra e Peste Nera. Stessa realtà
per Melia, Sala di Partinico, Petra d’Amico, Sommatino,
Canicattì e per Comiso, malgrado la presenza di un fondaco
(BRESC 1975b, p. 97). Solo nel caso di Partinico, Sommatino
e Canicattì sarà attuata una rifondazione verso la
fine del XVI secolo (GARUFI 1947, p. 111). Infine, per Cristia
(514 m) e Guastanella (609 m) si può pensare che l’inaccessibilità
del sito sia stata una delle ragioni dell’abbandono
dell’abitato. I fallimenti furono importanti e sottolineano
le difficoltà dei baroni di trattenere la popolazione o di
ripopolare le loro terre. Alla fine del XIV secolo, su 90 castelli
della Sicilia occidentale, 50 erano senza abitato cioè
17 casali abbandonati, 16 abitati in estinzione e 17 castelli
costruiti in feudi vuoti (Tav. 2).
CONCLUSIONE
La ristrutturazione dei territori per la produzione estensiva
dei cereali, le guerre angioine della prima metà del XIV
secolo e la guerra civile misero fine all’abitato intercalare
costituito dai casali dei secoli XI e XII. Su ordine di Federico
III, gli abitanti disseminati nei villaggi dell’interno dell’isola
furono trasferiti nelle terre fortificate (RAIMONDO
MUNTANER-BERNARDO D’ESCLOT, p. 370, cap. 282). Questi
trasferimenti autoritari e lo slancio di fortificazione dei casali
costieri si spiega facilmente con la pressione napoletana
che, dopo numerose sconfitte, si orientò verso una guerra
fatta di razzie, di distruzioni dei villaggi aperti e delle
campagne del litorale.
La storia del popolamento della Sicilia occidentale è
quindi segnata, nella prima metà del XIV secolo, da due
fenomeni:
1) l’“incastellamento” deciso dal potere centrale, ma
diverso dai movimenti di perchement e di encellulement
conosciuti nell’Italia centrale o in Francia. Con questa
espressione, si intende semplicemente lo spostamento degli
abitanti dai piccoli casali verso le terre fortificate.
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2) La “castralizzazione” del casale secondo il sistema
difensivo solidale e “gerarchizzato” del villaggio che, protetto
dalla sua cinta, costituiva la prima linea di difesa, mentre
il castello dominava più in alto.
Nella seconda metà del XIV secolo, invece, si assiste
alla moltiplicazione di piccoli castelli isolati su iniziativa
dell’aristocrazia impegnata nella guerra civile. Molti di
questi nuovi castelli erano situati nel cuore di vaste zone
cerealicole, per il controllo delle attività rurali e per la sicurezza
degli uomini e del raccolto. Occupando gli spazi spopolati
della campagna siciliana, il castello feudale della seconda
metà del XIV secolo fu il trait d’union tra il casale
normanno ed i nuovi insediamenti creati a partire dal XVI
secolo. In molti casi, il nuovo abitato prese il nome del castello
che, in realtà, è quello del vecchio casale scomparso.
BIBLIOGRAFIA
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Fig. 1 – Carta degli insediamenti castrali della Sicilia occidentale nel XIV secolo
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I CASTELLI DEL VAL DI MAZARA ED I LORO ABITATI (SECOLI XI-XIV).
LA LORO EVOLUZIONE A PARTIRE DAL XV SECOLO
LOCALITÀ XI-XII XIII XIV XV DOPO XV
Agrigento civitas civitas terra terra abitato
castellum castellum castrum castrum permanente
Agrigento — — torre torre XVIII(Porto
caricatore Empedocle)
Alcamo casale casale terra terra abitato
castrum castrum permanente
Al Khazan hisn/casale — — — —
Baida casale? casale? castrum castello/feudo ?
Barangi — tenimento castrum castello/feudo —
Barrugeri — casale castello castello/feudo —
Batticano — castello? feudo castello/feudo —
Bellumrepar — castrum castrum torre/feudo —
(Berribaida)
Bellumvidere — castrum castrum — —
Bivona casale casale terra/turri terra abitato
castello? permanente
Bonifato casale terra castrum — —
Brucato hisn casale terra feudo — arcem
Brucato — — — torre —
Marina
Burgimillusi — habitacio casale/ torre/feudo XVII
palazzo torre (Menfi)
Burgio castello? casale castrum castrum XVII
feudum
Caccamo oppidum terra terra terra abitato
castellum castrum castrum permanente
Calatabarbaro casale castrum — — —
Calatafimi hisn terra terra terra abitato
rabad castellum castrum castrum permanente
Calatamauro qal’a castrum castrum castrum —
feudum feudum
Calathali castello? abitato — — —
munito
Calathamet hisn castrum feudum feudum —
Calatialci qal’a? forteresse — — —
Calatrasi castellum castellum fortilicium castrum —
municipium
Calatubo hisn castellum castrum castello —
feudum feudo
Caltanissetta qal’a terra terra terra abitato
oppidum castellum castrum castrum permanente
Caltabellotta hisn terra terra terra abitato
castellum castrum castrum permanente
Caltavuturo hisn terra terra terra abitato
castrum castrum castrum permanente
Camastra — — turri torre/feudo XVII
Cammarata casale terra terra terra abitato
hisn castellum castrum castrum permanente
Canicatti ? casale casale castrum XVI
castrum casale/feudum
Capobianco — — torre? torre/feudo —
Carini terra terra castrum castello abitato
hisn castellum habitatione abitato permanente
Castellammare hisn castrum / caricatore / tonnara XVI
Castelvetrano casale terra terra terra abitato
ruqqah castrum castrum castrum permanente
Castronovo mahallal terra terra terra abitato
castrum castrum castrum castrum permanente
Cefalà casale casale — — —
(chiarastella) castellum castellum
Cefalà — — castrum castrum XVIII
(Diana) feudum feudum
Chabica casale casale turri torre/feudo —
Chiusa ? casale terra terra abitato
castello? permanente
Ciminna ? casale terra locum abitato
castrum castrum permanente
Cinisi abitato — tenimentum terrarum XVII
munito tonnara
Colobria — — castrum ? —
Comicchio casale universitas castrum feudum —
ospedale
Comiso — — castrum fondaco —
habitatione feudum
Corleone hisn terra castra castra abitato
qal’a castellum abitato abitato permanente
Cristia — ? terra fortilicium —
castrum feudum
Delia casale casale casale castrum XVI-XVII
castello? castello? castrum feudum
Entella castrum castellum — — —
abitato (XI) abitato (1246)
Tav. 1
©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 5
Erice hisn terra terra terra abitato
abitato castellum castrum castrum permanente
Favara — — castrum terra abitato
habitatione castrum permanente
Favignana castello? castello terra terra XVII
castrum castrum
Gibellina — — casale/terra terra abitato
castello castrum permanente
Gibellini — torre? castrum castello —
Giuliana casale castrum terra terra abitato
castrum castrum permanente
Guastanella fortezza castellum castrum castello —
tenimento pagliai feudo
Hasu abitato/castello? — — — —
Iato qal’a castello — — —
municipium abitato (1246)
Jambruno — — castello/ castello/ —
feudo feudo
Licata hisn terra terra terra abitato
abitato castellum castrum castello permanente
Manfrida/ — — terra terra abitato
Mussomeli castrum castrum permanente
Marsala abitato terra terra terra abitato
fortificato castrum castrum castrum permanente
Mazara madina civitas terra terra abitato
castellum castrum castrum castrum permanente
Melia casale casale casale feudum —
castrum
Milocca casale? pagliai casale feudum —
(Amorella) castellum castrum
Milocca — — — feudum XVIII
(San Martino) torre (Milena)
Mirga hisn/rabad — — — —
Misilcassimo — casale turri castrum/turri —
feudum/castrum feudum
Misilindino manzil casale terra feudum XVII
turri fortilicio (S. Margherita B.)
Misilmeri hisn casale castrum castrum XVI
qars habitacione feudum
Mokarta — casale casale castello/ —
castrum feudo
Monreale castellum castellum civitas civitas abitato
castra castra permanente
Montechiaro — — castrum castrum XVII
caricatore (Palma)
Montelepre ? ? ? torre XVII
Motta — — castrum/ terra motta —
S. Agata sive mocta
Motta chiesa casale casale casale abitato
S. Stefano castrum motta permanente
Muxaro qal’a castellum terra feudum XVI
castrum castrum (S. Angelo M.)
Naro casale terra terra terra abitato
castrum castrum castrum permanente
Palazzo casale casale turris feudum XVI
Adriano habitatione castrum
Palerme urbs/hisn/ urbs urbs urbs abitato
castellum castra castra castra permanente
Partanna — casale castrum terra abitato
habitatione castrum permanente
Partinico hisn — sala castello/ XVI
abitato castrum feudo
Patellaro casale — arcem castell —
hisn abitato loch
Petra hisn pietra petra pietra —
Belichi ruqqah
Petra — casale castrum feudum —
Calatasudemi petra
Petra d’Amico — — castrum castrum —
casale feudum
Petra di casale — mansio/ baglum —
Margana fortellicium
Petra Jancasi — casale castrum feudum XVII (Ioppolo
petra Giancaxio)
Petra — — castrum castello/ —
Jusalbergu feudo
Petra Perciata — — castrum castello/ —
feudo
Petra — — castrum castello/ —
S. Benedicti feudo
Petterana hisn casale terra feudo —
castrum
Platani hisn — — — —
ruqqah
Prizzi hisn terra castrum castrum abitato
casale castellum casale loco permanente
Qal’at at qal’a — — — —
Tariq
LOCALITÀ XI-XII XIII XIV XV DOPO XV
Tav. 1
©2001 Edizioni all’Insegna del Giglio - vietata la riproduzione e qualsiasi utilizzo a scopo commerciale – 6
Racalmuto casale casale castrum terra abitato
habitatione castrum permanente
Salaparuta — — casale/terra casale abitato
turri/motta castello permanente
Salemi casale terra terra terra abitato
hisn castrum castrum castrum permanente
Sambuca — — terra casale XVII
castrum castello
S. Michele — — fortellicium castello/feudo —
Sciacca abitato terra terra terra abitato
castellum castellum castra castra permanente
Sclafani oppidum casale terra terra abitato
castrum castrum permanente
Siculiana — — castrum casale abitato
castrum permanente
Siculiana — — — caricatore —
Marina torre
Solanto tonnara tonnara caricatore feudum —
castello turris
Sommatino castello? casale casale feudum XVI
castrum castrum
Sutera casale terra terra terra abitato
castellum castrum castrum permanente
Termini civitas terra terra terra abitato
castellum castellum fortellicium castrum permanente
Trapani terra terra terra terra abitato
castrum castrum castra castra permanente
Vicari terra terra terra terra abitato
castellum castellum castrum castrum permanente
Tav. 1
LOCALITÀ XI-XII XIII XIV XV DOPO XV
Tav. 2
ABITATI O CASTELLI CASALI SALVATI ABITATI IN ABITATI FEUDI ABITATI IN VIA
ANTERIORI (DIVENTERANNO TERRE) IN ESTINZIONE ABBANDONATI DI SVILUPPO
Agrigento+ Alcamo
Baida
Barangi
Barrugeri
Bivona
Bonifato
Brucato Brucato
Burgimillusi Burgio? Burgio
Caccamo
Calatafimi
Calatamauro Calatamauro
Calatrasi Calatrasi
Calatubo Calatubo
Caltanissetta
Caltabellotta
Caltavuturo
Camastra
Cammarata
Canicatti
Capobianco Carini
Castellammare Castellammare
Castelvetrano
Castronovo
Cefalà Cefalà
Chabica
Chiusa
Ciminna
Colobria
Comicchio
Comiso
Corleone+ Cristia
Delia? Delia
Erice+ Favara
Favignana Favignana Gibellina
Gibellini? Gibellini
Giuliana
Guastanella Guastanella
Jambruno
Licata+ Manfrida Marsala+ Mazara+ Melia
Questa tavola sinottica e quella successiva sono il risultato dello spoglio della documentazione solamente edita, fatto nel quadro di una tesi di
dottorato in archeologia (E.H.E.S.S. Paris), sotto la direzione di J.-M. Pesez, dal titolo “Les châteaux féodaux de la Sicile occidentale au XIVème
siècle: localisation, fonctions et essai de typologie”.
I CASTELLI ED IL POPOLAMENTO DEL VAL DI MAZARA NEL XIV SECOLO
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ABITATI O CASTELLI CASALI SALVATI ABITATI IN ABITATI FEUDI ABITATI IN VIA
ANTERIORI (DIVENTERANNO TERRE) IN ESTINZIONE ABBANDONATI DI SVILUPPO
Milocca Milocca
Misilcassimo
Misilindino
Misilmeri Misilmeri
Mokarta
Monreale++ Monreale
Montechiaro
Montelepre Motta S.Agata Motta S.Stefano
Muxaro Muxaro
Naro
Pal. Adriano
Palermo+ Partanna
Partinico Partinico
Patellaro Patellaro
P.Belichi P. Belichi
P. Calatasudemi
P. D’Amico
P. di Margana
P. Jusalbergu P. Jancasii
P. Perciata
P. S. Benedicti
Petterana Petterana
Prizzi
Racalmuto
Salaparuta Salemi+ Sambuca
S. Michele
Sciacca+ Sclafani Siculiana
Solanto
Sommatino? Sommatino
Sutera+ Termini+ Trapani+ Vicari
I NUMERI
28 terre }
}
9 casali salvati }..............................28+9+7= 44 castelli con abitato
}
6 abitati in progressione }
16 abitati in estinzione }
}...........................................16+17= 33 abitati persi
17 casali abbandonati }
}.............................17+17= 34 castelli senza abitato
17 feudi }
Alla fine del XIV secolo:
25 terre antiche }
}....................................25+15= 40 terre cum castro
15 terre recenti }
33 abitati abbandonati }
}.....................................33+17= 50 feudis et castris
Incastellamento in Sicilia nell'Alto Medioevo
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La dinamica dell’Incastellamento (insediamento fortificato) in Sicilia durante i secoli dell'alto Medioevo, pur con tutte le imprecisioni dovute alla scarsità delle fonti documentarie quasi inesistenti fino all'XI secolo, si delinea con caratteristiche del tutto peculiari e specifiche, non permettendo un parallelo proficuo con altre aree geografiche meglio studiate.
Indice
[nascondi]Età bizantina (527-827)[modifica | modifica wikitesto]
| Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia bizantina. |
Con l'avanzata degli arabi nell'Africa settentrionale e la caduta delle principali roccaforti bizantine dell'Egitto, della Cirenaica e del Maghreb, la Sicilia, per la sua posizione geografica al centro del Mar Mediterraneo, divenne per l'impero bizantino la retrovia immediata del fronte di guerra africano e ben presto un obiettivo delle incursioni musulmane. E la prima incursione nell'isola data al 652. D'altra parte, il ruolo centrale della Sicilia è confermato dalla presenza a Siracusa tra il 663 e il 668 della corte dell'imperatore bizantino Costante II (641-668). Vennero anche introdotti alcuni meccanismi che anticipavano l'ordinamento tematico, ma senza che questo comportasse un potenziamento delle opere di difesa, tant'è che dopo l'uccisione di Costante II i musulmani hanno assalito e saccheggiato Siracusa.
Di fatto, le prime scorrerie musulmane nel VII secolo avranno come effetto immediato quello della tendenza alla frammentazione ulteriore dell'abitato nelle campagne e dei rifugi verso luoghi naturalmente difesi. La consuetudine dell'abitato in grotta e di fortilizi scavati nella roccia è molto diffusa in Sicilia, soprattutto sull'altopiano ibleo, e le fonti arabe relative alla conquista citano più volte gruppi di grotte adibite ad abitazioni (giran) o addirittura una hisn al giran “fortezza delle grotte”.
Soltanto a partire dalla tarda età bizantina, infatti, la perdita definitiva dell'Africa settentrionale e i più frequenti attacchi diretti musulmani verso le coste siciliane, la centralità mediterranea dell'isola sempre più importante nella linea di difesa dell'impero bizantino, dovettero determinare una spinta verso l'incastellamento e la concentrazione dell'abitato già a partire dall'VIII secolo, nonché una militarizzazione della società e dell'amministrazione siciliana in rapporto diretto con la costituzione del thema di Sicilia (692-695). I themi furono unità amministrative a carattere decisamente militare, derivate dalla sistemazione delle truppe nei territori di colonizzazione (la parola grecathema, infatti, significava originariamente corpo d'armata).
Ai soldati veniva attribuita la proprietà, trasmissibile ai discendenti, di una quota dei fondi in cambio di servizio militare obbligatorio ed ereditario; a capo di ogni thema stava lo stratego cui spettava il comando militare ed il controllo sulle autorità civili all'interno della propria giurisdizione. I vantaggi erano molteplici: dalla riduzione delle spese militari, alla risoluzione del problema del vettovagliamento, nonché all'ampliamento indolore dei contingenti miliari disponibili. In Sicilia la riforma tematica ebbe luogo tra il 692 e il 695, dopo la caduta in mano araba di Cartagine e deve intendersi non soltanto come risposta alle esigenze antiarabe di militarizzazione difensiva, ma anche quale strumento più duttile per fronteggiare le difficoltà interne incontrate dopo la politica dispotica di Giustiniano II. In seguito al nuovo ruolo di terra di confine giocato dalla Sicilia nello scacchiere politico-militare del Mediterraneo, era necessario, quindi, potenziare il sistema difensivo dell'isola con la costruzione o il restauro di muri di cinta e castelli e con un maggiore controllo della flotta sul mare siciliano. I bizantini per fare questo approfittarono di un momento di tregua delle incursioni islamiche dovuto alla crescente resistenza berberanell'Africa settentrionale che impegnò tutte le risorse del nemico.
Una testimonianza indiretta di questa precoce rivoluzione castrale ed alcune delle sue caratteristiche si ha dalle fonti arabe relative alla conquista. Già la semplice lista delle città pervenutaci tramite lo storico arabo al-Muqqadasi, infatti, ci dimostra che la linea difensiva dei bizantini riprendeva i siti in località montane già naturalmente difesi e frequentati in alcuni casi quasi ininterrottamente fin dall'VIII-VII secolo a.C. Essi, inoltre, rilanciarono, potenziandole, le realtà urbane preesistenti tanto in relazione con i porti principali che all'interno.
Ibn al Athir, storico musulmano vissuto tra il XII ed il XIII secolo, ma che utilizza fonti più vicine al periodo della conquista, ci tramanda: “ristorarono ogni luogo dell'isola, munirono i castelli ed i fortilizi ed incominciarono a far girare ogni anno nella stagione intorno alla Sicilia delle navi che la difendevano” e An Nawaryri (XIII secolo) riferisce che “il paese fu ristorato d'ogni parte dai Rūm i quali vi edificarono fortilizi e castelli, né lasciarono monte che non v'ergessero rocca”. La Sicilia quindi era costellata da decine di abitati fortificati che gli Arabi dovettero conquistare uno dopo l'altro nell'arco di oltre sessant'anni.
I dati archeologici concernenti questo periodo sono pochi e di difficile lettura. Sull'acropoli di Selinunte è stato messo in luce un recinto fortificato di metri 35 x 40, col lato nord munito di due piccole torrette agli angoli. Per l'edificazione del fortino sono stati usati blocchi di reimpiego dai templi greci: rocchi di colonne, conci squadrati, elementi di trabeazione e capitelli. Sulla base di confronti con fortilizi simili nordafricani è stata proposta una datazione della struttura ad un arco di tempo compreso tra il V ed il IX secolo. Esso costituisce in Sicilia un unicum dal momento che la maggior parte delle strutture fortificate di questo periodo pervenuteci è relativa a cinte murarie urbane (Ragusa, Siracusa, Messina, Centuripe, Tindari, Rometta, Enna, Cefalù, Taormina, Caltavuturo, Caltabellotta).
In conclusione la strategia difensiva dei Bizantini in Sicilia, considerato la natura del territorio, privo di forti barriere naturali, ed il suo essere isola in un mare non più sicuro, era stata quella di fortificare i porti principali e le città dell'interno, arroccate nell'area delle acropoli e di costruire ex- novo fortezze in luoghi strategicamente importanti; inoltre venne stanziato un grosso contingente militare in una posizione centrale e considerata favorevole per la difesa del Thema dell'isola: il Castrum Hennae. Da qui, infatti, i Bizantini erano teoricamente in grado di fare intervenire rapidamente le truppe, ove necessario. Un incastellamento diffuso su tutto il territorio fece sì che la perdita di piazzeforti rilevantissime, come Enna (nota come Urbs Inexpugnabilis per il suo grandioso Castello di Lombardia) o Siracusa, non comportò la disfatta totale ed il crollo dell'intera struttura difensiva.
Età islamica (731-1072)[modifica | modifica wikitesto]
| Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia islamica. |
Più difficile e sfumata è la realtà degli insediamenti fortificati d'età islamica. La toponomastica di etimo arabo relativa a numerosi siti forti non può essere assunta a testimonianza di un incastellamento di periodo islamico. Infatti, la lingua araba rimase ancora per molto tempo in uso anche sotto i normanni. Essi, è facile ipotizzare che non abbiano smantellato la rete difensiva delle fortezze bizantine, infatti, le più munite piazzeforti siciliane, che i normanni dovranno espugnare nella seconda metà dell'XI secolo durante la guerra di conquista, saranno le stesse città e kastra del thema bizantino.
L'insediamento munito siciliano del X secolo sembrerebbe presentare caratteristiche non dissimili da quello spagnolo dell'Andalus: le comunità contadine, dislocate prevalentemente in insediamenti di tipo aperto (alqerìas), in caso di pericolo avrebbero potuto usufruire per la propria difesa e per quella dei raccolti dei siti/rifugio (hisn/husun) con gradi diversi di fortificazione. Il castello islamico, quindi, avrebbe una destinazione diversa dal castello normanno in quanto non è sede di una guarnigione né di una residenza signorile, bensì rifugio per gli abitanti del contado. Uno degli episodi che sembra abbia avuto grande influenza sull'incastellamento islamico in Sicilia è il molto discusso rescritto del califfo fatimide Al Mu'izz del 966-967. Egli comandò ai suoi ufficiali siciliani di “edificare in ciascun distretto una città fortificata con una moschea delle adunanze ed un minbar e di obbligare la popolazione di ogni distretto a soggiornare nella città non permettendo che vivessero sparpagliati nelle campagne”, pertanto l'emiro siciliano Ahmad “si affrettò ad eseguire così fatte disposizioni” inviando “per tutta l'isola degli shuyukh che vegliassero a far popolare e munire [le città di provincia]” (An Nawayri).
Quest'ordine che trovava la sua giustificazione militare nell'allarme suscitato dallo sbarco del 962 ad opera dei Bizantini e dalla sollevazione della Val Demone (Sicilia nord-orientale), di fatto avrebbe eliminato l'abitato sparso (il casale) a vantaggio degli abitati difesi ed eminenti, unici poli d'insediamento all'interno di vaste aree rurali pressoché deserte. Il problema per gli storici e gli archeologi è di capire fino a che punto ed in qual misura questo rescritto sia stato attuato, dal momento che a tutt'oggi le fonti archeologiche sui castelli e sui casali d'età islamica sono piuttosto scarse e che l'esistenza dei casali nella Sicilia musulmana sarebbe attestata dalle fonti scritte. L'unica testimonianza archeologica di una fortezza musulmana sarebbe stata individuata nella prima fase del castello di Calatubo nel territorio di Alcamo, dove l'arch. R. Di Liberto ha curato un recente studio sulle murature superstiti. La studiosa avrebbe, infatti, individuato più fasi costruttive all'interno della struttura munita, la più antica delle quali apparterrebbe ad un hisn dell'XI secolo. Per il resto abbiamo scarse notizie e non verificate archeologicamente ipotesi d'impianti di fortezze in età islamica.
Concludendo, il quadro emergente dai pochi studi in corso e dalle analisi storiche sulle fonti e sui toponimi ci porta ad enucleare alcune considerazioni di carattere generale sull'organizzazione territoriale in età islamica. Emerge in primo luogo una forte continuità col passato bizantino e tardo romano col prevalere delle città portuali soprattutto nella Sicilia occidentale. Queste conoscono durante la dominazione islamica un grande sviluppo economico che investe in primo luogo la capitale Palermo.
Per quanto riguarda l'abitato rurale sono attestati sia dalle fonti scritte che dalla toponomastica numerosi costelli che mostrano una grande varietà e diversità planimetrica dovuta essenzialmente alle caratteristiche geomorfologiche dei luoghi. Infatti, non mancano come nel periodo precedente fortezze sorte in aree naturalmente protette. Al tempo stesso, un'abbondante documentazione, anche di natura toponomastica, ci presenta un paesaggio rurale caratterizzato dall'abitato aperto del casale (in arabo rahal e manzil) tipico poi dell'età normanna. In tal senso è stata avanzata l'ipotesi ancora da verificare, che la rete dei casali musulmani e quindi normanni ricalchi almeno in parte quella tardo romana e bizantina pretematica. Secondo H. Bresc, anche per la Sicilia islamica si potrebbe usare il modello insediativo andaluso, la cui base è rappresentata da distretti (aqailm), spesso corrispondenti a realtà geomorfologiche ben definite con autonomi organi amministrativi, giuridici e religiosi. Ciascuno degli aqalim è ripartito in piccole e medie unità abitative (i casali), la cui popolazione è costituita da contadini liberi, proprietari della terra che pagano un tributo. Ognuno di questi distretti aveva un capoluogo, sede di una delegazione del potere.
Età normanna (1061-1189)[modifica | modifica wikitesto]
| Lo stesso argomento in dettaglio: Storia della Sicilia normanna. |
Con la conquista normanna (1061-1091) e l'introduzione del sistema feudale, il paesaggio fortificato fu radicalmente modificato. Inizialmente, gli interessi principali del nuovo governo s'incentrarono soprattutto verso le grandi città e le città nobilitate dalla presenza di un nuovo vescovado. L'organizzazione delle campagne fu notevolmente modificata rispetto al periodo precedente. Cambiano il regime della proprietà fondiaria e la condizione degli uomini che l'abitavano, appartenenti alle etnie sottomesse greche ed arabe ora ridotte in schiavitù; inoltre, caratteristica principale del casale è lo statuto d'inferiorità, la mancanza d'autonomia amministrativa e quindi la dipendenza da un abitato più importante. Alcuni indizi consentono d'ipotizzare una stretta corrispondenza tra il casale e gli originari feudinormanni. Il casale era l'unità di produzione idonea per il mantenimento di un cavaliere. Da un punto di vista archeologico non sono stati pubblicati scavi che abbiano interessato un abitato aperto, fatta eccezione per alcune note preliminari riguardanti il casale di Milocca a Milena, in provincia di Caltanissetta. In relazione con l'affermarsi di un forte potere centrale e di una non numerosa feudalità, i Normanni introducono in Sicilia il Castellum, fortilizio feudale o demaniale. Infatti, in questo periodo esistono due tipi di castello: quelli demaniali, ovvero controllati direttamente dalla corona normanna, che comprendono tutte le fortezze costruite durante la conquista o quelle di rilevante importanza strategica – la dislocazione dei castra regii demanii costituiva la base stessa della potenza e della supremazia reale – ed i castelli feudali sede di potenti famiglie, arroccate sui loro domini. I normanni operarono un'intensa attività edilizia e fecero dell'incastellamento il loro elemento distintivo. Si deve ai normanni l'intenso incastellamento dell'intera isola che fu da base ai successivi dominatori dell'isola e che tuttora rappresenta l'identità culturale del territorio e della popolazione siciliana.
Se i castelli reali primeggiano per importanza e potenza, non bisogna tuttavia sottovalutare il numero e la rilevanza dei castelli posseduti dall'aristocrazia che, seppur pochi rispetto all'incastellamento munito sui feudi del XIV secolo, costituiscono comunque una rete capillare di controllo del territorio. Esistono anche in questo periodo fortilizi vescovili e monastici, cattedrali e chiese munite. Infatti, la chiesa latina insediatasi in Sicilia al seguito dei conquistatori è una chiesa di frontiera che teme la reazione dei vinti musulmani. Inoltre la monarchia si era appoggiata notevolmente sulle gerarchie ecclesiastiche per esercitare controllo e dominare capillarmente la popolazione. Pertanto la chiesa di questo periodo deteneva un grande potere che si serviva anche di simboli esteriori per affermarsi.
Basti pensare all'architettura munita del duomo ruggeriano di Cefalù dotato in facciata di torri merlate con feritoie e di un cleristorio (stretta galleria ricavata negli spessori murari) che portava ai cammini di ronda sulla cresta dei muri che costituivano uno dei punti forti della difesa della fortezza. Anche la dislocazione topografica in un luogo alto, dominante l'abitato, è propria di un fortilizio.
Lo stesso avvenne ad Agrigento dove il vescovo Gerlando fece costruire la cattedrale nel punto più alto della città nei pressi di un castello edificato da Ruggero; o a Catania, dove il vescovo della città ne era anche il signore e la sua cattedrale aveva tutte le caratteristiche di una ecclesia munita con muros et turres; o a Palermo dove la cattedrale-fortezza voluta dall'arcivescovo Gualtiero immediatamente fuori la Galka (antica paleapoli nella parte alta del Cassaro, separata dalla neapoli mediante un muro, che nel Medioevo divenne sede del quartier generale normanno) espresse chiaramente la potenza raggiunta dal capo della chiesa metropolita in diretta concorrenza col castello realea pochi passi. Queste caratteristiche si ritrovano un po' ovunque nell'architettura munita religiosa siciliana di piena età normanna quale, per citare soltanto l'esempio più noto, il Duomo di Monreale che oltre a presentare tutte le caratteristiche di luogo di culto munito, finora espresse negli esempi precedenti, insieme al monastero ed al palazzo reale, dovettero essere circondati da uno spesso muro di cinta scandito da torri ed avere pertanto esternamente l'aspetto di una città fortezza. Questo accorgimenti militari nei luoghi di culto non erano soltanto giustificati dalla volontà di potenza delle gerarchie ecclesiastiche, ma da reali motivi di pericolo tanto che, durante il periodo delle rivolte musulmane, più di una volta il duomo di Monreale è stato saccheggiato. Infine non mancano esempi di architettura munita religiosa anche tra i monasteri basiliani di rito greco come quelli dei SS. Pietro e Paolo a Forza d'Agrò, San Filippo di Demenna ed il SS. Salvatore a Messina. Il castello, rispetto al periodo islamico, rappresenta il simbolo e lo strumento del nuovo potere (del re, del dominator, del vescovo) che viene esercitato in primo luogo sulle popolazioni residenti. La difesa del confine costiero contro i musulmani era esigenza di secondo piano rispetto ai pressanti problemi di organizzazione interna imposti dalla conquista. Dei castelli normanni restano molte testimonianze riconducibili secondo F. Maurici a due modelli differenti e ben identificabili: il donjon di tradizione francese, ovvero il palazzo-torre come quelli di Paternò, Adrano e Motta, ed il palazzo “aperto” di tradizione islamica come quello di Caronia.
A questi tipi ben riconducibili bisogna aggiungere tutta una serie di fortilizi minori che presentano adattamenti e tipologie differenti in stretto rapporto con la varietà delle situazioni topografiche (sono questi gli esempi di Calatrasi, Calatubo, Rocca d'Entella, Clathamet, ecc.). Sono d'età ruggeriana i castelli di Carini, Calatrasi, la seconda fase di Calatubo, ecc.
Nel corso del XII secolo la discriminazione razziale, sociale, culturale e giuridica troverà espressione nella progressiva e lentissima espulsione delle etnie sottomesse soprattutto di quelle islamiche (1189-1246) con la loro concentrazione in aree limitate e controllabili quali la diocesi di Monreale (il Val di Mazara). I centri di raccolta dei musulmani vicino a Palermo sono: Monte Iato, Entella, Calatrasi, Corleoneed il primo abitato di Segesta. Con la repressione violenta delle comunità islamizzate del Val di Mazara sotto Federico II intorno alla metà del XIII secolo il paesaggio insediativo della Sicilia occidentale si trasforma in deserto con vaste aree spopolate e con abitati sopravvissuti perché precocemente latinizzati. Vengono distrutti e quindi abbandonati i siti ubicati nel Val di Mazara di Monte Iato, Calathamet, Entella, Partinico, Calatrasi, Platani, per citare soltanto i più noti.
È diversa la situazione nella Sicilia orientale in età federiciana interessata da due iniziative di ripopolamento: la fondazione delle terre fortificate di Terranova (Gela) ed Augusta.
Bibliografia[modifica | modifica wikitesto]
- H. Bresc, L'habitat médiéval en Sicile (1100-1450), in Atti del Colloquio Internazionale di Archeologia Medievale, Palermo 1976, I, pp. 186–197;
- F. Maurici, Castelli medievali in Sicilia. Dai Bizantini ai Normanni, Palermo 1992.
- R.Rao, I paesaggi dell'Italia medievale. Carocci editore 2015.
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