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| Ducato di Spoleto |
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| Dati amministrativi |
| Nome completo | Ducato di Spoleto |
| Lingue parlate | latino, longobardo (almeno fino al VII secolo) |
| Capitale | Spoleto |
| Dipendente da | Sacro Romano Impero |
| Politica |
| Forma di governo | monarchia assoluta (ducato) |
| Duca | elenco |
| Nascita | 570 con Faroaldo I |
| Causa | ripartizione del regno in ducati (Periodo dei Duchi) |
| Fine | 1198 con Corrado di Urslingen |
| Causa | annessione da parte di Carlo Magno |
| Territorio e popolazione |
| Bacino geografico | Italia centro-orientale |
| Territorio originale | Spoleto, Rieti, L'Aquila, Avezzano, Sulmona, Norcia, Ascoli Piceno, Camerino |
| Massima estensione | 22.500 km² circa nel X secolo |
| Popolazione | 100.000 abitanti circa nel X secolo |
| Economia |
| Valuta | propria |
| Risorse | artigianato, agricoltura, allevamento |
| Commerci con | ducati vicini |
| Religione e società |
| Religioni preminenti | cattolicesimo |
| Classi sociali | nobiltà, clero, artigiani, contadini |
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| Evoluzione storica |
| Preceduto da | Regno longobardo |
| Succeduto da | Regno franco |
Il
Ducato di Spoleto fu uno dei
ducati istituiti dai
Longobardi in
Italia e sopravvisse a lungo dopo la caduta del
Regno longobardo (
774), passando sotto il controllo dei
Franchi prima e della nobiltà
pontificia poi, fino al
1198. Insieme al
Ducato di Benevento costituiva la
Langobardia Minor. Il ducato comprendeva inizialmente parti delle odierne
regioni di
Abruzzo,
Lazio,
Marche e
Umbria. In epoca successiva, con lo stesso nome, ma in ambito territoriale già minore, venne annesso allo
Stato Pontificio, divenendone poi una
provincia.
La penetrazione longobarda nell'Italia centro-meridionale, tradizionalmente considerata coeva o immediatamente successiva alla conquista del settentrione (
Langobardia Maior) condotta da
Alboino nel
568-
569, è dalla storiografia moderna ritenuta leggermente successiva. La carenza di fonti sul periodo impedisce conclusioni certe, ma l'orientamento predominante colloca la conquista di
Spoleto da parte di
Faroaldo I e la conseguente fondazione del ducato nei primi anni del
Periodo dei Duchi (
574-
584)
[1], forse nel
576[2].
I confini del ducato furono spesso incerti e mutarono ripetutamente durante la durata del
Regno longobardo; il suo nucleo stabile, comunque, confinava ad est con il
Mare Adriatico, a sud con il
Ducato di Benevento (anch'esso longobardo) e per il resto con l'
Esarcato d'Italia bizantino: a ovest con il cosiddetto
Patrimonium Petri (appartenente alla
Santa Sede), a nord con il
Corridoio Bizantino che univa Roma a
Ravenna e a nord-est con la
Pentapoli bizantina. Appare perciò evidente l'importanza strategico-militare della capitale
Spoleto, con i gastaldati di appartenenza e
Spello,
Assisi e
Terni. Il ducato era diviso in dieci
gastaldati:
- Rieti;
- Marsi (Avezzano);
- Forcona (L'Aquila);
- Valva (Sulmona);
- Penne;
- Spoleto;
- Nocera Umbra;
- Norcia;
- Ascoli Piceno;
- Camerino[3].
La sua popolazione complessiva, secondo alcuni storici, si aggirava nel
X secolo intorno ai centomila abitanti e la superficie a 5000 chilometri quadrati circa
[4].
Il ducato all'interno del Regno longobardo (570-774)[modifica | modifica wikitesto]
Anche dopo la conclusione del
Periodo dei Duchi e la restaurazione di un'autorità regia centrale con
Autari (
584), il ducato di Spoleto, retto da
Faroaldo I fino al
591[2], restò sostanzialmente indipendente
[5]. Il duca, dopo aver restituito al
papa Benedetto I le proprietà terriere spoletine usurpate al monastero di San Marco
in Pomeriis, ricevette in cambio il consenso pontificio per occupare con le sue milizie il territorio di
Classe[6], il più importante porto marittimo dell'Adriatico, con la presenza del forte richiamo religioso di
Sant'Apollinare in Classe, basilica già consacrata nel
547 e una delle più significative dell'
architettura bizantina.
Faroaldo, contrastato dall'esarca di Ravenna,
Smaragdo, subì una grave sconfitta e venne sostituito da
Ariulfo o Ariolfo (591-
600[2]), che proseguì l'espansione militare a danno dei
Bizantini[7], rafforzando l'autonomia del ducato che fu quindi in grado di scegliere autonomamente i propri sovrani, anche prescindendo dalla volontà regia
[8].
Nella contesa per la supremazia del potere tra l'istituzione imperiale dell'Esarcato di Ravenna e il nuovo assetto territoriale determinato dall'occupazione longobarda si inserì il
papato, che seppe legittimarsi come forza mediatrice del conflitto grazie alla grande personalità di
Gregorio Magno (
590-
604), pur bisognoso di protezione dei governi dominanti per realizzare le proprie finalità spirituali, non prive di interessi terreni, miranti all'accrescimento del
Patrimonio di san Pietro.
Nel
VII secolo il territorio fu retto da
Teudelapio (
600-
653) e
Trasamondo I (
663-
700 circa)
[9]. Nel
662 il ducato appoggiò l'usurpazione di
Grimoaldo,
duca di Benevento, ai danni di
Pertarito e
Godeperto[10]. Con la conversione dei Longobardi al
cattolicesimo, dopo quella regale di
Agilulfo e
Teodolinda, il ducato si aprì all'opera
missionaria romana, dove tuttavia ebbe esiti scarsamente attestati
[11]. Tuttavia, fu proprio all'interno del ducato di Spoleto che, intorno al
680, sorse il più grande monastero longobardo dell'Italia centrale: l'
abbazia di Farfa, in
Sabina[12].
Alla morte di Trasamondo I il ducato passò al figlio
Faroaldo II[13]. Durante il regno di
Liutprando, re dal
712, Faroaldo occupò il porto di
Classe, ma il monarca, che perseguiva con determinazione una politica di accentramento e consolidamento del potere centrale reprimendo la dura opposizione dei ducati della Langobardia Minor, gli ordinò di restituirlo ai Bizantini (712 o
713)
[14]. Contro il duca insorse il figlio,
Trasamondo II, che gli impose il ritiro in un monastero e ne prese il posto
[15], anche se è possibile che la deposizione di Faroaldo risalga al
710[9], quindi prima dell'ascesa al trono di Liutprando. Una leggenda riporta che nel
705 Faroaldo II era divenuto protettore di
san Tommaso di Farfa[16], al quale avrebbe donato terreni e risorse per la ricostruzione dell'
abbazia di Farfa, distrutta dai Longobardi sul finire del secolo precedente; il duca stesso si sarebbe poi ritirato nel
monastero di San Pietro in Valle, presso
Ferentillo (che tuttora conserva alcune tombe ducali), morendovi nel
728[17].
Il ducato nell'Italia longobarda
Nel
717 Liutprando, che aveva ripreso un'azione militare volta a estendere il dominio longobardo in Italia, attaccò
Ravenna e Trasamondo ne approfittò per occupare
Narni, ma quando, nel
724, il re provocò
papa Gregorio II a
Roma, trovò la resistenza dei duchi autonomisti della Langobardia Minor
[18]; gli spoletini si opposero a Liutprando sul
ponte Salario, contribuendo alla sconfitta del sovrano
[19]. Si creò così un'alleanza tra Spoleto,
Benevento e il Papato, legati dal comune interesse a contrastare il rafforzamento di Liutprando, che quindi si alleò a sua volta con l'esarca
Eutichio al quale era accomunato, in quel frangente, dalla volontà di ricondurre sotto il potere legittimo i potentati indipendentisti dell'Italia centro-meridionale. Liutprando marciò quindi su Spoleto, l'occupò e ottenne la sottomissione di Trasamondo e di
Romualdo II di Benevento[20]. Nel
739, Liutprando invase ancora il territorio romano; per la seconda volta il pontefice ricorse all'aiuto di Trasamondo. Il conflitto venne risolto definitivamente dal
papa Zaccaria che nel
742 riuscì ad ottenere da Liutprando la restituzione di tutte le fortezze occupate
[21]. Il ribelle Trasamondo venne deposto e rinchiuso in un monastero e Liutprando lo sostituì con il suo nipote,
Agiprando[22].
Nella seconda metà dell'
VIII secolo la tradizionale autonomia politica del ducato venne contenuta dai successori di Liutprando, che alla sua morte (
744) avevano lasciato il
Regno longobardo all'apice della potenza e della coesione: gli ultimi re longobardi continuarono quindi a opporsi all'eccessiva frammentazione del particolarismo ducale
[23]. Anche
Rachis, seppure sovrano debole rispetto al grande predecessore, fu in grado di imporre a Spoleto un duca a lui fedele:
Lupo[24]. Proprio questa fedeltà costò il ducato a Lupo, che nel
751 fu deposto dal nuovo sovrano
Astolfo (749-756) che assunse in proprio la reggenza
[25]; alla morte di Astolfo la popolazione spoletina acclamò nuovo duca
Alboino, sostenuto anche da
papa Stefano II (752-757) che, avendo constatato la rottura della tregua con i Longobardi, richiese l'intervento armato dei
Franchi[26].
Nel
758 Alboino venne attaccato e sconfitto dal nuovo re
Desiderio (756-774) che, in continuità con la politica accentratrice di Astolfo, depose il duca, governando inizialmente anch'egli il ducato in prima persona per affidarlo, in seguito, prima a
Gisulfo[26] (
759[9]) e poi a
Teodicio[27].
Nel
774, dopo la definitiva sconfitta di Desiderio ad opera di
Carlo Magno, mentre si persero notizie di Teodicio, citato in quel periodo nel
Regesto Farfense come protettore di quell'abbazia
[28], alcuni spoletini si recarono a
Roma e, attraverso il taglio simbolico dei capelli, fecero atto di sottomissione a
papa Adriano I (772-795); con nomina pontificia, il duca
Ildeprando prestò giuramento di fronte al Papa e fece del ducato, sostanzialmente, un feudo del
Patrimonio di san Pietro[29]; la tradizionale cerimonia longobarda del
Gairethinx, in occasione dell'elezione del duca, rimase definitivamente affidata alla storia. Il ducato ebbe notevole fortuna, dato che i Longobardi controllavano la
via Flaminia, importante arteria di transito tra Roma e l'ex
Esarcato, oltre a quella del cosiddetto "
Corridoio Bizantino"
[30].
Con il crollo del dominio longobardo dovuto alle campagne militari dei re franchi
Pipino il Breve (
755-
756) e
Carlo Magno (
771-
774), il ducato di Spoleto cadde sotto la loro sovranità. Il papato, principale alleato dei franchi, divenne importante nella vita del ducato, tendendo a nominare o comunque favorire duchi "francofili". Il primo di questi duchi franchi, dopo Ildeprando (774-789), duca e governatore papale con il quale finisce il dominio longobardo, fu
Guinigisio I, duca e marchese che resse il ducato dal
774 all'
788 e che «[...] rappresentava il potere imperiale nell'intera Italia centrale e per incarico di Carlo interveniva anche nella vita politica di Roma»
[31].
Dall'
880 fu duca
Guido II (880-
894), anche lui di stirpe franca, che nell'
885 sconfisse i
Saraceni sul
Garigliano[32] e poi nell'
889 anche
Berengario del Friuli. Guido fu quindi incoronato
re d'Italia da
papa Stefano V e poi
sacro romano imperatore nell'
891 da
papa Formoso, associando al potere il figlio
Lamberto. Guido II morì nell'
894. Anche Lamberto, associato al padre Guido sul trono d'Italia nell'
891, dopo tre anni venne incoronato imperatore da
Formoso[33]. Confermato imperatore legittimo anche dal sinodo dei vescovi a
Ravenna, morì nell'
898 per una caduta da cavallo durante una battuta di caccia.
Agli inizi del
X secolo fu duca di Spoleto
Alberico I, nobile germanico che si inserì negli ambienti dell'aristocrazia romana e sposò
Marozia, figlia dell'alto funzionario pontificio
Teofilatto. Marozia fu la figura femminile più influente nella politica del
Regnum Italiae fino al
932 quando, sposatasi per la terza volta con il cognato
Ugo di Provenza, venne imprigionata nella fortezza di
Castel Sant'Angelo dal suo stesso figlio
Alberico II, nuovo
dominus di Roma.
Nel
1155, dopo l'incendio della città di Spoleto ad opera di
Federico Barbarossa, l'imperatore nel
1177 affidò il controllo del territorio ducale a
Corrado di Urslingen, che fu nominato duca di Spoleto (e sarà l'ultimo,
1177-
1198) e conte di
Assisi. Alla famiglia del nuovo duca
Costanza d'Altavilla affidò la tutela del neonato
Federico II[34]. Con l'elezione di
papa Innocenzo III nell'intera
Umbria incominciò a delinearsi lentamente la trasformazione del primitivo
Patrimonium Petri, ingrandito dalle cospicue donazioni imperiali, verso la forma definitiva di
Stato Pontificio: «Le
Recuperationes territoriali innocenziane operate nella
marca d'Ancona e nel ducato di Spoleto, oltre che ad ampie concessioni amministrative come l'elezione dei consoli già sperimentate dal Barbarossa, furono improntate al legato pontificio insieme a una politica di persuasione delle popolazioni, basata sul convincimento della supremazia morale della Chiesa nei confronti della tirannide imperiale
[35]».
Dopo varie vicissitudini, che videro i confini del ducato modificati e i suoi territori di volta in volta separati o uniti alla marca d'Ancona e alla
Romagna, nel
1198 il ducato di Spoleto entrò a far parte dello
Stato Pontificio, a parte un breve ritorno agli imperiali, dal
1222 al
1228, con
Bertoldo e
Rainaldo di Urslingen[36]. Il ducato continuò per molto tempo, sebbene ridotto di territorio, a esistere come entità amministrativa autonoma nello Stato della Chiesa: infatti
Lucrezia Borgia, con un
breve pontificio del 15 agosto
1499, fu nominata governatrice del ducato di Spoleto
[37].
L'ultima persona che si fregiò del titolo, seppure nominale, di duca di Spoleto è stato
Aimone di Savoia, quarto duca d'Aosta (
1900-
1948).
- ^ Jarnut, p. 34
- ^ a b c Rovagnati, p. 114
- ^ Gregorio da Catino, Regestum Farfense, passim.
- ^ Ignazio Giorgi e Ugo Balzani (a cura di), Il regesto di Farfa compilato da Gregorio di Catino, pp. 42-44, Società Romana Storia Patria, Farfa 1879.
- ^ Jarnut, p. 39
- ^ John N.D. Kelly, Vite dei Papi, p. 117.
- ^ Jarnut, p. 41
- ^ Jarnut, p. 49
- ^ a b c Rovagnati, p. 115.
- ^ Jarnut, p. 57
- ^ Jarnut, p. 69
- ^ Jarnut, p. 127
- ^ Paolo Diacono, Historia Langobardorum, VI, 30.
- ^ Jarnut, p. 87
- ^ Paolo Diacono, VI, 44.
- ^ Grasselli-Tarallo, Guida ai monasteri d'Italia, p. 355.
- ^ La storia, Mondadori, p. 625
- ^ Jarnut, p. 88
- ^ Paolo Diacono, VI, 49.
- ^ Jarnut, p. 89.
- ^ O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, p. 481.
- ^ Jarnut, p. 93
- ^ Jarnut, p. 94
- ^ Jarnut, p. 109
- ^ Jarnut, p. 113
- ^ a b Jarnut, p. 119
- ^ P.M. Conti, Il ducato di Spoleto e la storia istituzionale dei Longobardi,p. 315.
- ^ Saracco Previdi, p. 26
- ^ Jarnut, p. 125
- ^ Conti, p. 41.
- ^ Keller, p. 119
- ^ Kelly, p. 198.
- ^ Successivamente questi, a morte già avvenuta, fu accusato di tradimento dalla famiglia di Lamberto e subì quel singolare processo ricordato dalla storia come "Sinodo del cadavere".
- ^ L. Bonazzi, Storia di Perugia (1875), p. 196.
- ^ Atti del IV Convegno di Studio Dal Patrimonio di San Pietro allo Stato Pontificio, pp. 72-73.
- ^ Bonazzi, p. 220.
- ^ Archivio di Stato di Spoleto, Reformationes, anno 1499, fol, 93 r-v.[senza fonte]
- AA.VV., La storia, Vol. IV, Novara, Mondadori, 2007.
- O. Bertolini, Roma di fronte a Bisanzio e ai Longobardi, in Storia di Roma, Bologna, 1941, V, IX.
- G. Bognetti, L'età longobarda, vol. III, Milano, 1967, p. 441 sgg.
- P.M. Conti, Il Ducato di Spoleto e la storia istituzionale dei Longobardi, Spoleto, 1982.
- Lidia Capo. Commento a Paolo Diacono, Storia dei Longobardi, a cura di Lidia Capo, Milano, Lorenzo Valla/Mondadori, 1992, ISBN 88-04-33010-4.
- A. Falce, La formazione della Marca Tuscia, Firenze, 1930.
- Ignazio Giorgi e Ugo Balzani (a cura di), Il regesto di Farfa compilato da Gregorio di Catino, Voll. I-V, Roma, Soc. romana di storia patria, 1914 [1879].
- Grasselli, Tarallo, Guida ai monasteri d'Italia, Asti, 2007.
- Jörg Jarnut, Storia dei Longobardi, Torino, Einaudi, 2002, ISBN 88-464-4085-4.
- John N.D. Kelly, Vite dei Papi, Casale Monferrato, Piemme, 2000.
- Sergio Rovagnati, I Longobardi, Milano, Xenia, 2002, ISBN 88-7273-484-3.
- Emilia Saracco Previdi, Tra Roma Farfa e Fermo, Ascoli Piceno, 1990.
- Dal Patrimonio di San Pietro allo Stato Pontificio, Atti del convegno di studio svoltosi in occasione della quarta edizione del "Premio internazionale Ascoli Piceno" (Ascoli Piceno, 14-16 settembre 1990), Centro italiano di studi sull'alto medioevo, 2000.