domenica 24 settembre 2017

Posta in arrivo
Contra Omnia Racalmuto 
...per mestiere spiego bene agli altri quello che per me non comprendo.
 

domenica 15 febbraio 2015

Santino e Totò Petrotto



Umberto Santino






La strage di Portella della Ginestra

uno svolazzo del tipo;


il .... nome di [Giuliano] viene fatto dall'Ispettore di Pubblica Sicurezza Ettore Messana, lo stesso che l'8 ottobre 1919 aveva ordinato il massacro di Riesi (15 morti e 50 feriti) e che ora Li Causi addita come colui che dirige il "banditismo politico". La banda Giuliano sarà pure indicata come responsabile degli attentati del 22 giugno in vari centri della Sicilia occidentale, con morti e feriti ..... 





allora vien voglia di chiedergli: sulla base di quale prova? quale è la fonte? ove le carte, le sentenze giudiziarie, le condanne ? la legittimazione dell'addebito infamante? 


Ma avreste la sorpresa che il desso nulla saprebbe rispondervi. La parola di Li Causi, peraltro datata 15 luglio 1947, non basta. Il Li Causi è troppo preso dal suo furore contro Scelba e scarica il suo vociare accusatorio sul declinante questore Messana, cui peraltro doveva la vita. Senza gli avvisi e le protezioni del Messana il compagno onorevole comunista finiva crivellato dai colpi del bandito Giuliano o di chi vi stava dietro; e per noi comincia ad essere molto probabile che possano essere quelli dell'America, ammesso che allora la CIA non fosse già operante.





Noi siamo andati a rovistare fra le carte dell'archivio di Stato di Caltanissetta e nulla abbiamo trovato che possa coinvolgere il Messana per codesti efferati crimini di Riesi del 1919. Ma sorpresa delle sorprese, veniamo a scoprire che nel 1919 la questura a Caltanissetta non c'era, c'era solo un distaccamento presso la Prefettura all'epoca sotto il ferrea direzione del prefetto Guadagnini. Questi fa dei fatti un paio di mesi dopo un rapporto circostanziato al suo Ministero. L'abbiamo rinvenuto presso l'Archivio Centrale di Stato di Roma. Anche qui nulla che possa buttare ombre sul Messana. Semplicemente del tutto ignorato per la semplice ragione che non aveva avuto alcun ruolo in quel groviglio di tristi vicende. 


Eccovi quel rapporto: leggetevelo, scandagliatelo e vediamo cosa vi potreste trovare per aggredire il Messana. Diciamo subito: NULLA

























E pure vi diamo le coordinate per andare a controllare presso l ACS di Roma













Non so se avete notato la richiedente: è la signora Giovanna Messana, la solerte nipote del questore Messana appunto. Se voi detrattori non fate quel passo indietro, quella peraltro doverosa resipiscenza, la signora non può sottrarsi all'onere di perseguirvi per via legale.

11 agosto 2014 15.41

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Comincia da qui la mia difesa ad oltranza di Ettore Messana in ordine alle calunniose insinuazioni dei tempi calamitosi del bandito Giuliano . Messana ha coraggio da vendere, libertà di pensiero; in una relazione ufficiale, estremamente delicata, che può segnare la fine di una carriera - ed infatti ebbe delle spiacevoli conseguenze - ecco che qui denuncia nientemeno gli americani che foraggiano le espressioni delinquenziali di Sicilia, l'EVIS anche. Chiedo ai detrattori del Messana: avete avuto mai sotto mano questo documento genuino, custodito all'ACS di Roma? Cosa ne dite? Non sbriciola le vostre calunnie? Non è documento valido?

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[p.s.: vi sono altre più compnediose relazioni autentiche]

21 agosto 2014 17.32

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La Cernigoi e a dire il vero anche il professore Casarrubea si scatenano contro il questore Messana facendolo o volendolo un agente dell'OVRA, un fascista ante litteram, un amico del Vizzini capomafia di Sicilia. Compare pertanto del capo della Polizia Gueli. Ecco qui invece un Gueli che non si fa frastornare da un pretenzioso vescovo notino. Riceve una indegna segnalazione episcopale e passa l'istanza redentrice al prefetto di Caltanissetta. Ne avrà picche ma tanto basterò per lasciare il Vizzini dove stava e vi starà fino all'arrivo degli Americani, liberatori sì ma di mafiosi. Volete fare storia goriziane titine e discepoli del impalpabile Danilo Dolci? Sì,. fatela, ma fatela come Dio comanda!

1 ottobre 2014 16.14

Carissimo Totò Petrotto, tu il 6 febbraio scrivevi:
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"Od ancora, ad Ettore Messana, il terribile questore, fascista della prima ora, già alle prese con le stragi di centinaia di operai e contadini durante il famoso Biennio Rosso, tra il 1919 e 1920.
Lo stesso Messana che, vent'anni dopo avere represso nel sangue le lotte sindacali di moltitudini di poveri disgraziati, fece sterminare migliaia di iugoslavi a Lubiana, in Slovenia, con la scusa che erano comunisti.
Un criminale di guerra che, anziché essere condannato per le torture ed i numerosi eccidi perpetrati, dopo la caduta del Fascismo, viene, inspiegabilmente, riabilitato e nominato capo della polizia in Sicilia, dal governo Bonomi, di cui faceva parte anche Alcide De Gasperi. Una volta in Sicilia il Messana si accorda con la mafia, la stessa mafia che fece uccidere centinaia di inermi contadini e che perpetrò la prima strage di Stato in Italia, all'indomani della caduta del fascismo, quella di Portella delle Ginestre. Mafia che fece uccidere i sindacalisti Accursio Miraglia e Girolamo Li Causi. Quest'ultimo, Li Causi, tra l'altro, proprio a proposito del Messana, ebbe modo di dire che era il capo dei banditi, mentre Giuliano una sorta di capo della polizia. Tutto a ruoli invertiti! Stato ed Antistato, mafia ed antimafia, sono spesso allora come oggi la stessa cosa! Che tristi ed amare verità, un pò sciasciane ed un un pò troppo racalmutesi, visto che tali protagonisti, di queste terribili storie d'Italia, sono di Racalmuto! Sciascia ed i suoi contrari, potremmo concludere, se ci riferiamo al questore aguzzino, poi divenuto capo della polizia in Sicilia, Ettore Messana, ..."

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Sono tutte fandonie, diffamazioni, calunnie, dileggi di meritevolissimi servitori dello Stato. L'ho dimostrato in una sfilza di post che ho pubblicato nel mio Blog CONTRA OMNIA RACALMUTO. E credo che con la dovizia di documenti suffragati da controlli e riscontri storici nessuno possa dubitare che:
ETTRE MESSANA, non fu lo stragista di Riesi del 10 ottobre 1919: Nessuna cronaca lo chiama in causa, nessuna rievocazione ne accenna, nessun processo o rinvio a giudizio lo coinvolge. Li Causi si inventa questo precedente il 15 luglio 1947 affidandosi alla improbabile memoria di vecchi senatori che poi manco hanno dato conferma. Pensa che in quel tempo a Caltanissetta non c'era manco la Questura. Solo un distaccamento in prefettura agli ordini del Prefetto. Non so che vuoi dire per biennio rosso. Andato via a metà 1919 V.E. ORLANDO ecco NITTI.

E' filosocialista. Viene attaccato come uomo di sinistra. Se Messana si fosse permesso qualche sgarro al mondo operaio e contadino in quel 10 ottobre 1919 finiva disoccupato o in galera. Invece dopo fece una gran carriera. 

Fascista della prima ora? ma andate a scuola. In quel biennio là di fascismo in Sicilia non c'era manco il sentore. E poi Messana non fu di fede fascista. Era (forse) massone, ma non fascista vero. Lo dimostrò nell'autunno del 1943: scappò da Trieste rimettendoci il posto e lo stipendio pur di non aderire alla REPUBBLICA SOCIALE ITALIANA. 

A Lubiana stessa fu tanto sgradito alle arroganze dei vari federali fascisti da rimetterci anche là il posto e dopo appena un anno dovette sgomberare per finire sbolognato a Tieste in subordine ove si distinse per abulia totale. 

Uno della "POLITICA" della questura triestina lo accusò di inettitudine e a Trieste appunto "non si distinse in nulla".

La CERNIGOI crede di scoprire l'acqua calda e non approda alla verità documentale di cui ai carteggi del Viminale ora in Archivio Centrale di Stato (ma di ciò dopo).


Attenti improvvisati storici a fare storia immaginifica e preconcetta. Finite col diffamare e procurare gravi danni alle famiglie degli eredi che ancora oggi vivono e lottano in questa difficile Italia.

Chi li ristora dei danni che la vostra malevola e disinformata pubblicistica infligge loro?

Ma ecco il coniglio che esce dal cappello di questi facitori di storia a basso prezzo. Colleghiamo: Commissario Messana da Racalmuto, Caltanissetta, Villaba, Vizzini e quindi miniera di Gibillini di Racalmuto. Il cerchio si chiude. Chi può dubitare che essendo ciò verosimile, diventi certo! 
Messana da Racalmuto non può che essere stretto sodale con il Vizzini da
Racalmuto. Ma il grande capo della mafia è Vizzini; e allora Messana non può che essere il suo referente: sono dello stesso paese.

Sillogismi del peggiore gesuitismo. Vizzini a quel tempo era onoratissimo fratello di un vescovo. Dopo, fondò a Racalmuto la sezione industriale mineraria fascista. Ma non gli servì a nulla Mussolini lo mandò all'Isola. Il fratello pregò, minacciò ma nulla. Il Fascismo di Mori fu inflessibile. E chi caldeggiò codesta linea dura? Ma il capo della polizia siciliana a cui ordini operava Messana e tanto meritevolmente da fare balzi in carriera per merito e non per affiliazioni fasciste o mafiose. Tutt'altro. Studiatevi gli atti, indagate negli archivi e sarete costretti a convenire con me che questa è la vera faccenda del Gr.Uff. dr. Ettore Messana, ragion per cui lasciamo stare questi giravolta a fare del Messana, lo stragista fascista e il mafioso di Stato. 

Ma dove attinse questi mirabolanti giudizi diffamatori, il nostro Totò? Dico: dal prof. Casarrubea, che però penso stia riflettendoci sopra per rettificare il tiro delle sue pur brillanti ricognizioni della contemporanea storia di Sicilia. 


E Totò, perché non ci fa un pensierino e si accinge ad una virata nei suoi excursus storici a mezzo stampa, che ci paiono viziati da diffamazione a mezzo stampa? Ciò che vale per lui è giusto che lui lo estenda ad altri suoi compaesani finiti vittime del gran vezzo giornalistico di sbattere comunque il malcapitato, in prima pagina,facendone un esecrabile mostro.

2 ottobre 2014 18.51

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Di tutto quel vociare della signorina Cernigoi ecco cosa è rimasto. Le astiose e infondate accuse dei TITINI contro il nostro grande gr.uff. Ettore Messana che gli Alleati volevano fare apparire come un latitante, svaporano tutte appunto perché improbabili sul tavolo del dottore PIANESE del SIS a cui non resta altro da fare che archiviare. Non per compiacenza (si appuri quello che ha fatto avverso gli altri 49 di quell'infame elenco) ma per GIUSTIZIA. Il "questore Messana" era un riverito e efficiente ISPETTORE GENERALE DI PS. E nulla si poteva addebitargli. Il Ricciardelli, quel presunto "vir iustus" irpino aveva scritto quell'infamante pettegolezzo colmo di sozze malignità ma senza costrutto, senza alcun fatto di alcuna antidoverosa condotta si era visto fustigato per denigrazione di un grande suo superiore ed era finito ai margini del suo poliziesco mondo. Del resto era stato un questurino della "politica" tiestina. Cara Cernigoi, perché non indaghi su questo signore invece di dileggiare infondatamente Messana? Non hai fatto storia, hai contribuito a sbattere un tuo supposto mostro in prima pagina. Dovresti ravvederti. Bastava che inquadrassi la vera portata dei due faldoncini che ti avevano messo in mano pe capirne la capziosa cattiveria accusatoria. A Roma il dipartimento duro e competente del SIS nell'ambito del Viminale le aveva bene soppesato quelle calunnie e le aveva doverosamente cestinato. E non erano più fascisti al Viminale. Taluni forse erano massoni, seguivano Bonomi ma non erano in combutta con il passato regime fascista. Se avevano materiale andavano in profondità contro ad esempio taluni di questi signori in elenco. Ma non potevano dire che si doveva "ricercare" il questore Messana: questi già nel 1944 si era presentato dal suo nuovo Ministro degli Interni e subito era stato accreditato in incarichi di grande fiducia. Ettore Messana non aveva aderito a Trieste alla RSI ed era dovuto scappare senza stipendio a Roma. Dall'autunno del 1943 (Sai del TUTTI A CASA?) all'aprile del 1944 si era dovuto nascondere in un convento nei pressi del Vaticano, perché se i tedeschi lo prendevano, lo fucilavano e sai perché, Signorina? perché ritenevano che era stato blando nel lottare i partigiani titini in quel di Lubiana. Quando leggerai il mio libro te lo spiegherò con dovizia di particolari: e questi particolari avevi TU il dovere morale di accertare prima di infangare il Messana. Non si fa storia presentando una cattiveria di un delatore per verità di fede, quando verifiche, accertamenti, tribunali e "i superiori uffici" avevano acclarato l'infondatezza di insinuazioni alla Ricciardelli. Mi dici perché costui finisce sì a Dachau ma subito torna a Trieste? Cosa in effetti ha combinato contro gli ebrei facendo finta di favorirli? Vuoi che ti illustri questo vomitevole costume diffusosi in Italia appena si proclamarono le infami leggi razziali, magari col sornione sfruttamento economico e valutario dell'IOR di quel tempo?

4 ottobre 2014 12.28

Carissimo Alfredo. Certo che la mia calligrafia è, e diventerà sempre di più indecifrabile. Io ormai non uso più a penna. Solo il computer. Quella autografa l’ho scritta di ritorno dalla Sicilia. Lessi le tue ben tre lettere “inevase”. Vi intuii un moto di tua delusione nei miei confronti quasi che io ti avessi abbandonato. Vi concorse anche il fatto che due tue lettere del giugno scorsoi mi giunsero dopo il 7 agosto. Mi precipitai a scriverti per non perdere manco un minuto e rettificare certe tue negative impressioni. La stampante non mi funzionava per precedente esaurimento di inchiostri e quindi carta penna e calamaio per varare una lettera mentre per di più non ero tranquillo per certe delusioni che stavolta avevo io provato per il comportamento del solito avvocato che forse credeva che trattandosi di un terribile capomafia di soldi nascosti chissà quanti ne avesse. Mi ero sbilanciato a lodarlo. Mi sbagliavo. Mi sto vendicando con certe stilettate nel mio blog che credimi fanno veramente male. Non so se hai ragione tu quanto al 4 bis o lui. Se debbo essere sincero nessuno di voi due. E, come meglio ti dirò in seguito, certe tue effervescenze missionarie mi lasciano perplesso. Va a finire che mentre i tuoi compagni di sventura se la prenderanno con te credendoti passato al nemico, il “nemico” crederà che tu resti sempre quello, un indiscusso capo manipolo e si crederanno infallibili nel pensare che alla fine non hai alcuna “resipiscenza” attiva o passiva che sia e ti lasceranno marcire là vita natural durante. Questo non deve accadere assolutamente. Specie ora che penso che le cose per te, come la nottola hegeliana, stano volgendo al meglio. Ti preciserò dopo meglio il mio pensiero. Ora debbo uscire per andare a ritirare due copie del libro Malerba che Agnello dice di Grassonelli e gli editori lo registrano invece come libro del giornalista televisivo territoriale Sardo.
Una copia di quel libro, unitamente se mi resce a quello delle favole degli ergastolani, te li invierò io. Non spendi quindi soldi e così potrai non solo leggerlo ma chiosarlo. E quello che hai già scritto e quello che scriverai me lo mandi ed io lo trascrivo e lo passo a Tano Savatteri che lo riscriverà come più gli aggrada e l’anno venturo deve farlo vincere a te i premio Racalmare o come spero un nuovo premio letterario istituito a Racalmuto intitolato magari “GLI AMICI DELLA NOCE”. Datti quindi da fare. Credo che ne avrai soldi e imporrai la tua superiore cultura e “onestà” all’Italia intera molto meglio di improvvisati laureati ergastolani.
Vedo che scrivo come mi viene. Non ho tempo per correggere. Ci proverai più gusto a farmi le pulci.
Una cosa per ora ho da aggiungere. Perché non riprendere il tuo blog di corrispondenza, quello che mi ha portato a te. Se è questione di soldi beh! quelli posso metterceli io. Non so le procedure per la riattivazione. Penso che debba scrivere a Firenze. Quella bella libera voce deve tornare a parlare. Corro dal libraio. Ti abbraccio con immutato affetto paterno, selettivo,. Ciao Alfredo. Lillo 
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Post scriptum: sto venendo dilaniato da certe donne di chiesa per avere attaccato un avvocato. Si tratterebbe di un avvocato di ci cui io non ne ho svelato il nome. 
Si cerca di estorcermi una confessione, di indicare il nome e cognome chissà – penso – per passare l’ordine a certi noti scagnozzi per darmi una “lezione”. Non son nuovo a siffatte minacce subcutanee. Sono sopravvissuto nel passato, non mi importa più oggi nulla della sopravvivenza per eccesso dei limiti di età.
Tutto sommato la frase incriminabile sarebbe questa:
“che stavolta avevo io provato per il comportamento del solito avvocato che forse credeva che trattandosi di un terribile capomafia di soldi nascosti chissà quanti ne avesse. Mi ero sbilanciato a lodarlo. Mi sbagliavo. Mi sto vendicando con certe stilettate nel mio blog che credimi fanno veramente male. Non so se hai ragione tu quanto al 4 bis o lui. Se debbo essere sincero nessuno di voi due.”

Certo che so a chi mi riferisco, ricordo per filo e per segno come sono andate certe cose. Direi che qui scrivo in modo paradigmatico, parlando al vento, magari come si dice alla suocera perché nuora intenda.
Ma sia chiaro, la mia acrimonia non è rivolta ad un solo e solo quello a cui nel mio intimo mi riferisco. Ma ad una pletora di legali. Non si ricorderà il grido di dolore che a suo tempo emisi contro il presente parroco che se ne fregava di questa sua pecorella smarrita di nome Alfredo Sole.
Men che meno posso sperare che si ricordi l’altro grido di dolore che qui resi pubblico invitando specie una signorina avvocatessa contestatrice a prendersi a cuore le sorti penali di Alfredo Sole, squattrinato, derelitto, abbandonato anche dai suoi (in un certo qual senso) che veramente si era pentito, si era redento, si era eticamente riabilitato, vittima anche di certi “pentiti” cui aveva concesso – sì concesso – il carcerario perdono.
A tanti avvocati mi sono rivolto, anche di casa mia. NULLA. Mi sono dovuto sorbire lezioni di diritto carcerario, coltissime lezioni sul 4 bis che invero il colto – ora - Alfredo Sole sbriciola a suon di sentenze della cassazione e osa scrivere:
“per molti avvocati questo passo che ti ho scritto è pressoché sconosciuto. Si fermano tutti sul 58 ter attivo, e non li schiodi più dalla loro posizione. Quando gli spieghi bene le cose, SI RAFFREDDANO, ma non perché hanno paura dell’antimafia, ma perché palesi la loro ignoranza in materia”.
Oddio! Quanta ragione ha su quel “raffreddamento”! Quante esperienze ho fatto circa quel raffreddamento. E non parlo solo di quell’avvocato da me non citato che la moglie si ostina a mitizzare riempendomi di ingiurie e contumelie in quanto avrei osato dissacrare un santo, ma invece per la ragione che Alfredo contesta. Tutti a terrorizzarsi per l‘ANTIMAFIA specie quella palermitana. Do ampia ragione a Tano Savatteri che mi disse press’a poco: Li’ nenti putiemmu fari pi Alfredo. Finché dura il processo di Palermo in cui Napolitano e Mancino paiono impigliati, nessun uomo eccellente oserà alzare un dito a favore di un ergastolano “ostativo”- Il terrore di venire implicati in una sorta di collaborativismo mafioso paralizza. 
L’ho sperimentato bussando alla porta di Della Vedova. Porta chiusa e silenzio totale. 

Gli avvocati che magari vorrebbero mettere il sasso in bocca a chi osa spiattellare le magagne dei medici agrigentini – e lì sospetto di contiguità malavitosa è vistoso – per l’astuto calcolo di non toccare l’antimafia ed anche per i collegato terrore che li soggioga tutti, si tacciono. 
Non sapendo come attaccarmi un avvocaticchio racalmutese per traversa via mi accusa che se accuso tutti, se sono appunto “contra omnia”, chissà quali cadaveri viglio nascondere. Per riposta avrà che, non tanto per quello che ho scritto, ma per vigilanza democratica, vorrò vedere come certi ”volontaristici” portatori in ambulanze pubbliche di bisognosi sono poi finiti per una sorta di corsia preferenziale, come per i sagrestani di famiglia, LSU o meglio.

6 ottobre 2014 15.12

Ecco come son finito sulla Nuova Alabarda alla Cernigoi, quasi un tale qualsiasi "Lillo", chioserà dopo codesta signora, che non contenta mi fa diventare criminalfascista e addirittura ieri sera bambinone stupido e volgare, vecchio decrepito. E dire che mai mi ero permesso di echeggiare certe simpatiche insolenze di un siculo e trapanese dalla coda velenosissima




Mi rivolgo a voi signori della POLIZIA POSTALE alla quale mi minaccia di rivolgersi la suddetta signora in quanto, data la mia decrepita età, la molesterei includendola in un indirizzario in cui non vuole essere inclusa. Giusta la sua lagnanza ed io l'ho esclusa. Ma siccome si permette sempre la suddetta signora di irridermi dinanzi al mio sindaco, di sminuirmi come avvocato delle cause perse e siccome in un blog che lei dice a diffusione milionaria e planetaria mi insolentisce appena può, io qualche volta mi sono avvalso della mia facoltà di chiedere la rettifica a questo sua NUOVA Alabarda, nulla ottenendo ma venendo prima come intimorito da questa goriziana che con Tito ce la dovrebbe avere e che invece lo considera vox inoppugnabile quando avrebbe voluto fare dichiarare CRIMINALE DI GUERRA il mio glorioso compaesano ETTORE MESSANA. Nasce da qui una mia rispettosissima richiesta alla suddetta signora rettificare i tremendi e calunniatori giudizi contro quell'altissimo grand-commis dello Stato, divenuto alla fine della sua carriera persino Commendatore dell'ordine regale di San Maurizio e San Lazzaro. 

Trascrivo questa "notizia" di questa Nuova Alabarda alla Cernigoi, in cui dinanzi al suo plaudente oceano pubblico mi idìrride. 




Notizie


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La Nuova Alabarda

20 giugno · 


APPUNTI SU ETTORE MESSANA.

Ho ricevuto negli ultimi tempi alcuni messaggi da tale Lillo Taverna, che mi "accusa" di "essere l'autrice di foglietti infamanti il dottore Ettore Messana", del quale Taverna starebbe ricostruendo una biografia.
In effetti ho avuto modo di scrivere alcune note su questa persona, denunciata come criminale di guerra alle Nazioni unite, basandomi su documenti ufficiali dei quali ho indicato anche la collocazione archivistica. Pertanto ritengo opportuno rinfrescare la memoria su questa persona.

Com’è noto, il 6/4/41 l’Italia fascista invase la Jugoslavia, in perfetto accordo con l’esercito di Hitler, creando la “Provincia italiana di Lubiana” e mettendo ai posti di comando dei propri funzionari. Così, a dirigere la questura di Lubiana fu posto il commissario Ettore Messana, che resse l’incarico fino a giugno 1942, e successivamente fu a Trieste fino a giugno 1943.
Il nome di Messana risulta nell’elenco dei criminali di guerra denunciati dalla Jugoslavia alla Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra (United Nations War Crimes Commission). Il rapporto di denuncia, redatto in lingua inglese ed inviato dalla Commissione statale jugoslava in data 14/7/45 (Copia del rapporto originale in lingua inglese si trova nell’Archivio di Stato di Lubiana, AS 1551 Zbirka Kopij, škatla 98, pp. 1502-1505), lo accusa (sulla base di documentazione che era stata trovata in possesso della Divisione “Isonzo” dell’Esercito italiano di occupazione) di crimini vari: “assassinio e massacri; terrorismo sistematico; torture ai civili; violenza carnale; deportazioni di civili; detenzione di civili in condizioni disumane; tentativo di denazionalizzare gli abitanti dei territori occupati; violazione degli articoli 4, 5, 45 e 46 della Convenzione dell’Aja del 1907 e dell’articolo 13 del Codice militare jugoslavo del 1944”. 
Nello specifico viene addebitata a Messana (in concorso con il commissario di PS Pellegrino e col giudice del Tribunale militare di Lubiana dottor Macis) la costruzione di false prove che servirono a condannare diversi imputati (tra i quali Anton Tomsič alla pena capitale, eseguita in data 21/5/42) per dei reati che non avevano commesso. La responsabilità di Messana e Pellegrino in questo fatto è confermata da documenti dell’archivio della questura di Lubiana (oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Lubiana, AS 1796, III, 6, 11), che fanno riferimento ad una “operazione di polizia politica” condotte dal vicequestore Mario Ferrante e dal vicecommissario Antonio Pellegrino sotto la direzione personale di Messana, contro una “cellula sovversiva di Lubiana” della quale facevano parte, oltre al Tomsič prima citato, anche Michele Marinko (condannato a 30 anni di reclusione), Vida Bernot (a 25 anni), Giuseppina Maček (a 18 anni) ed altri tre che furono condannati a pene minori. 
Messana e gli altri furono anche accusati di avere creato false prove nel corso di una indagine da loro condotta, in conseguenza della quale 16 persone innocenti furono fucilate dopo la condanna comminata dal giudice Macis. Si tratta dell’indagine per l’attentato al ponte ferroviario di Prešerje del 15/12/41, per la quale indagine, come risulta da altri documenti della questura di Lubiana dell’epoca, Messana, il suo vice Ferrante, l’ufficiale dei Carabinieri Raffaele Lombardi ed altri agenti e militi furono proposti per onorificenze e premi in denaro per la buona riuscita delle indagini relative: Messana ricevette come riconoscimento per il suo operato la “commenda dell’Ordine di S. Maurizio e Lazzaro”.
Il 21/9/45 l’Alto Commissario Aggiunto per l’Epurazione di Roma inviò una nota al Prefetto di Trieste nella quale era segnalato il nome di Ettore Messana. Il Prefetto richiese un’indagine alla Polizia Civile del GMA (ricordiamo che all’epoca Trieste era amministrata da un Governo Militare Alleato e la polizia era organizzata sul modello anglosassone), il cui risultato è contenuto in una relazione datata 6/10/45 e firmata dall’ispettore Feliciano Ricciardelli della Divisione Criminale Investigativa, dalla quale citiamo alcuni passaggi.
“Il Messana era preceduto da pessima fama per le sue malefatte quale Questore di Lubiana. Si vociferava infatti che in quella città aveva infierito contro i perseguitati politici permettendo di usare dei mezzi brutali e inumani nei confronti di essi per indurli a fare delle rivelazioni (…) vi era anche (la voce, n.d.a.) che ordinava arresti di persone facoltose contro cui venivano mossi addebiti infondati al solo scopo di conseguire profitti personali. Difatti si diceva che tali detenuti venivano poi avvicinati in carcere da un poliziotto sloveno, compare del Messana, che prometteva loro la liberazione mediante il pagamento di ingenti importi di denaro. Inoltre gli si faceva carico che a Lubiana si era dedicato al commercio in pellami da cui aveva ricavato lauti profitti.
Durante la sua permanenza a Trieste, ove rimase fino al giugno 1943, per la creazione in questa città del famigerato e tristemente noto Ispettorato Speciale di polizia diretto dal comm. Giuseppe Gueli, amico del Messana, costui non riuscì ad effettuare operazioni di polizia politica degne di particolare rilievo.
Ma anche qui, così come a Lubiana, egli si volle distinguere per la mancanza assoluta di ogni senso di umanità e di giustizia, che dimostrò chiaramente nella trattazione di pratiche relative a perseguitati politici (…)”. Questa relazione è conservata in Archivio di Stato di Trieste, fondo Prefettura gabinetto, b. 18. L’Ispettore Ricciardelli aveva già svolto servizio in polizia sotto il passato regime fascista ed era stato internato in Germania sotto l’accusato di favoreggiamento nei confronti di ebrei che sarebbero stati da lui aiutati a scappare.

A fronte di tutto ciò ci si aspetterebbe che Messana sia stato, se non condannato per quanto commesso sotto il fascismo, quantomeno “epurato” dalla Pubblica Sicurezza. Invece lo ritroviamo nell’immediato dopoguerra nella natia Sicilia, a dirigere, alle dipendenze dell’ex funzionario dell’OVRA a Zagabria, Ciro Verdiani, un “Ispettorato generale di PS per la Sicilia”, un “organo creato per la repressione della delinquenza associata, e specificamente per la repressione del banditismo che faceva capo a Giuliano (il “bandito” Salvatore Giuliano, n.d.a.)” (questa definizione è tratta dalla sentenza di Viterbo, emessa il 3 maggio 1952 dalla Corte d’assise di Viterbo, presieduta dal magistrato Gracco D’Agostino, in merito alla strage di Portella della Ginestra del 1/5/47). Per sapere come i due alti funzionari di PS svolsero il compito loro affidatogli, leggiamo alcuni stralci dalla sentenza emessa in merito alla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini di Giuliano spararono sulla folla che si era radunata per festeggiare il Primo maggio, uccidendo undici persone tra cui donne e bambini e ferendone molte altre.
“L’Ispettore Verdiani non esitò ad avere rapporti con il capo della mafia di Monreale, Ignazio Miceli, ed anche con lo stesso Giuliano, con cui si incontrò nella casetta campestre di un sospetto appartenente alla mafia, Giuseppe Marotta in territorio di Castelvetrano ed alla presenza di Gaspare Pisciotta, nonché dei mafiosi Miceli, zio e nipote, quest’ultimo cognato dell’imputato Remo Corrao, e dal mafioso Albano. E quel convegno si concluse con la raccomandazione fatta al capo della banda ed al luogotenente di essere dei bravi e buoni figlioli, perché egli si sarebbe adoperato presso il Procuratore Generale di Palermo, che era Pili Emanuele, onde Maria Lombardo madre del capo bandito, fosse ammessa alla libertà provvisoria. E l’attività dell’ispettore Verdiani non cessò più; poiché qualche giorno prima che Giuliano fosse soppresso, attraverso il mafioso Marotta pervenne o doveva a Giuliano pervenire una lettera con cui lo si metteva in guardia, facendogli intendere che Gaspare Pisciotta era entrato nell’orbita del Colonnello Luca (si tratta dell’ex generale dei Carabinieri Ugo Luca, che tra il 1949 e il 1950 coordinò l’uccisione di Giuliano in Sicilia”, già “uomo di fiducia personale di Mussolini”, come scrive Giuseppe Casarrubea in “Storia segreta della Sicilia”, Bompiani 2005) ed operava con costui contro Giuliano”. 
Quanto a Messana leggiamo che “l’Ispettore Generale di PS Messana negò ed insistette nel negare di avere avuto confidente il Ferreri (Salvatore Ferreri, detto “fra Diavolo”, sarebbe stato infiltrato nella “banda” di Giuliano per farlo catturare; Ferreri sembra essere stato tra gli organizzatori degli attacchi contro i sindacalisti a Partinico del 1947; fu ucciso dai Carabinieri pochi giorni dopo il massacro di Portella della Ginestra), ma la negativa da lui opposta deve cadere di fronte all’affermazione del capitano dei Carabinieri Giallombardo, il quale ripetette (sic) in dibattimento che Ferreri fu ferito dai carabinieri presso Alcamo, ove avvenne il conflitto in cui restarono uccise quattro persone; e, ferito, il Ferreri stesso chiese di essere portato a Palermo, spiegando che era un agente segreto al servizio dell’Ispettorato e che doveva subito parlare col Messana”; Salvatore Ferreri era “conosciuto anche come Totò il palermitano, ma definito come pericoloso pregiudicato, appartenente alla banda Giuliano, già condannato in contumacia alla pena dell’ergastolo per omicidio consumato allo scopo di rapinare una vettura automobile”. 
Verdiani morì a Roma nel 1952, e il suo “decesso fece in modo che il suo ruolo in quegli anni piano piano si dissolvesse sotto i riflettori”.
Per approfondire la questione dei rapporti tra la “banda” Giuliano, l’Ispettorato generale di Messana e Verdiani ed i servizi segreti statunitensi ed italiani, nonché sul riciclaggio da parte di questi di personale che aveva operato con la Decima Mas di Borghese, vi rimandiamo al citato studio di Casarrubea, “Storia segreta della Sicilia”.






I non fatevi intimorire







•2 · 21 giugno alle ore 20.52









Rimuovi



La Nuova Alabarda certo che no!

1 · 22 giugno alle ore 8.34









Rimuovi



Valentino Roiatti I fascisti italiani in Slovenia hanno compiuto crimini inenarrabili. Basta chiedere ai loro storici ci racconteranno la verità. In ogni caso a Lubiana , meglio non parlare


---------

Ho sbriciolato tutte queste presunte documentazioni accusatorie. Ne farò oggetto di una pubblicazione. Se qualche volta ho voluto segnalare copie dei miei risultati archivistici a questa NUOVA ALABARDA alla Cernigoi, ho commesso, non so come si dice in inglese (io a mala pena traduco dal siciliano all'italiano) insomma molestia a mezzo computer? Vi diffido a voi della Polizia Postale a molestarmi su input di questa ex goriziana. Se lo fate ho qui una prova provata che allora agite d'impulso e ve ne assumete le responsabilità. Ma forse ora potete rispondere alla Cernigoi: ma sia seria, signora. Se impapocchia cose di storia e qualcuno la coglie in castagna, in fin dei conti niente di grave; basta una semplice doverosa rettifica. dato che il suo dire sta danneggiando gravissimamente gli eredi del signor gr. uff. comm. san Lazzaro e San Maurizio (onorificenze meritatissime sulle quali signora ex goriziana lei non ha titolo alcuno di sputarci sopra) l'ISPETTORE GENERALE DI PS, dottore Ettore Messana da Racalmuto. 

Se poi, persistendo la signora, dovessimo passare al penale, sarà tutt'altra musica. 


















7 ottobre 2014 0.34

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Ecco come son finito sulla Nuova Alabarda alla Cernigoi, quasi un tale qualsiasi "Lillo", chioserà dopo codesta signora, che non contenta mi fa diventare criminalfascista e addirittura ieri sera bambinone stupido e volgare, vecchio decrepito. E dire che mai mi ero permesso di echeggiare certe simpatiche insolenze di un siculo e trapanese dalla coda velenosissima
Mi rivolgo a voi signori della POLIZIA POSTALE alla quale mi minaccia di rivolgersi la suddetta signora in quanto, data la mia decrepita età, la molesterei includendola in un indirizzario in cui non vuole essere inclusa. Giusta la sua lagnanza ed io l'ho esclusa. Ma siccome si permette sempre la suddetta signora di irridermi dinanzi al mio sindaco, di sminuirmi come avvocato delle cause perse e siccome in un blog che lei dice a diffusione milionaria e planetaria mi insolentisce appena può, io qualche volta mi sono avvalso della mia facoltà di chiedere la rettifica a questa sua NUOVA Alabarda, nulla ottenendo ma venendo prima come intimorito da questa goriziana che con Tito ce la dovrebbe avere e che invece lo considera vox inoppugnabile quando avrebbe voluto fare dichiarare CRIMINALE DI GUERRA il mio glorioso compaesano ETTORE MESSANA. Nasce da qui una mia rispettosissima richiesta alla suddetta signora di rettificare i tremendi e calunniatori giudizi contro quell'altissimo grand-commis dello Stato, divenuto alla fine della sua carriera persino Commendatore dell'ordine regale di San Maurizio e San Lazzaro. 
Trascrivo questa "notizia" di questa Nuova Alabarda alla Cernigoi, in cui dinanzi al suo plaudente oceanico pubblico mi irride. 
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La Nuova Alabarda
20 giugno • 
APPUNTI SU ETTORE MESSANA.
Ho ricevuto negli ultimi tempi alcuni messaggi da tale Lillo Taverna, che mi "accusa" di "essere l'autrice di foglietti infamanti il dottore Ettore Messana", del quale Taverna starebbe ricostruendo una biografia.
In effetti ho avuto modo di scrivere alcune note su questa persona, denunciata come criminale di guerra alle Nazioni unite, basandomi su documenti ufficiali dei quali ho indicato anche la collocazione archivistica. Pertanto ritengo opportuno rinfrescare la memoria su questa persona.
Com’è noto, il 6/4/41 l’Italia fascista invase la Jugoslavia, in perfetto accordo con l’esercito di Hitler, creando la “Provincia italiana di Lubiana” e mettendo ai posti di comando dei propri funzionari. Così, a dirigere la questura di Lubiana fu posto il commissario Ettore Messana, che resse l’incarico fino a giugno 1942, e successivamente fu a Trieste fino a giugno 1943.
Il nome di Messana risulta nell’elenco dei criminali di guerra denunciati dalla Jugoslavia alla Commissione delle Nazioni Unite per i crimini di guerra (United Nations War Crimes Commission). Il rapporto di denuncia, redatto in lingua inglese ed inviato dalla Commissione statale jugoslava in data 14/7/45 (Copia del rapporto originale in lingua inglese si trova nell’Archivio di Stato di Lubiana, AS 1551 Zbirka Kopij, škatla 98, pp. 1502-1505), lo accusa (sulla base di documentazione che era stata trovata in possesso della Divisione “Isonzo” dell’Esercito italiano di occupazione) di crimini vari: “assassinio e massacri; terrorismo sistematico; torture ai civili; violenza carnale; deportazioni di civili; detenzione di civili in condizioni disumane; tentativo di denazionalizzare gli abitanti dei territori occupati; violazione degli articoli 4, 5, 45 e 46 della Convenzione dell’Aja del 1907 e dell’articolo 13 del Codice militare jugoslavo del 1944”. 
Nello specifico viene addebitata a Messana (in concorso con il commissario di PS Pellegrino e col giudice del Tribunale militare di Lubiana dottor Macis) la costruzione di false prove che servirono a condannare diversi imputati (tra i quali Anton Tomsič alla pena capitale, eseguita in data 21/5/42) per dei reati che non avevano commesso. La responsabilità di Messana e Pellegrino in questo fatto è confermata da documenti dell’archivio della questura di Lubiana (oggi conservati presso l’Archivio di Stato di Lubiana, AS 1796, III, 6, 11), che fanno riferimento ad una “operazione di polizia politica” condotte dal vicequestore Mario Ferrante e dal vicecommissario Antonio Pellegrino sotto la direzione personale di Messana, contro una “cellula sovversiva di Lubiana” della quale facevano parte, oltre al Tomsič prima citato, anche Michele Marinko (condannato a 30 anni di reclusione), Vida Bernot (a 25 anni), Giuseppina Maček (a 18 anni) ed altri tre che furono condannati a pene minori. 
Messana e gli altri furono anche accusati di avere creato false prove nel corso di una indagine da loro condotta, in conseguenza della quale 16 persone innocenti furono fucilate dopo la condanna comminata dal giudice Macis. Si tratta dell’indagine per l’attentato al ponte ferroviario di Prešerje del 15/12/41, per la quale indagine, come risulta da altri documenti della questura di Lubiana dell’epoca, Messana, il suo vice Ferrante, l’ufficiale dei Carabinieri Raffaele Lombardi ed altri agenti e militi furono proposti per onorificenze e premi in denaro per la buona riuscita delle indagini relative: Messana ricevette come riconoscimento per il suo operato la “commenda dell’Ordine di S. Maurizio e Lazzaro”.
Il 21/9/45 l’Alto Commissario Aggiunto per l’Epurazione di Roma inviò una nota al Prefetto di Trieste nella quale era segnalato il nome di Ettore Messana. Il Prefetto richiese un’indagine alla Polizia Civile del GMA (ricordiamo che all’epoca Trieste era amministrata da un Governo Militare Alleato e la polizia era organizzata sul modello anglosassone), il cui risultato è contenuto in una relazione datata 6/10/45 e firmata dall’ispettore Feliciano Ricciardelli della Divisione Criminale Investigativa, dalla quale citiamo alcuni passaggi.
“Il Messana era preceduto da pessima fama per le sue malefatte quale Questore di Lubiana. Si vociferava infatti che in quella città aveva infierito contro i perseguitati politici permettendo di usare dei mezzi brutali e inumani nei confronti di essi per indurli a fare delle rivelazioni (…) vi era anche (la voce, n.d.a.) che ordinava arresti di persone facoltose contro cui venivano mossi addebiti infondati al solo scopo di conseguire profitti personali. Difatti si diceva che tali detenuti venivano poi avvicinati in carcere da un poliziotto sloveno, compare del Messana, che prometteva loro la liberazione mediante il pagamento di ingenti importi di denaro. Inoltre gli si faceva carico che a Lubiana si era dedicato al commercio in pellami da cui aveva ricavato lauti profitti.
Durante la sua permanenza a Trieste, ove rimase fino al giugno 1943, per la creazione in questa città del famigerato e tristemente noto Ispettorato Speciale di polizia diretto dal comm. Giuseppe Gueli, amico del Messana, costui non riuscì ad effettuare operazioni di polizia politica degne di particolare rilievo.
Ma anche qui, così come a Lubiana, egli si volle distinguere per la mancanza assoluta di ogni senso di umanità e di giustizia, che dimostrò chiaramente nella trattazione di pratiche relative a perseguitati politici (…)”. Questa relazione è conservata in Archivio di Stato di Trieste, fondo Prefettura gabinetto, b. 18. L’Ispettore Ricciardelli aveva già svolto servizio in polizia sotto il passato regime fascista ed era stato internato in Germania sotto l’accusato di favoreggiamento nei confronti di ebrei che sarebbero stati da lui aiutati a scappare.
A fronte di tutto ciò ci si aspetterebbe che Messana sia stato, se non condannato per quanto commesso sotto il fascismo, quantomeno “epurato” dalla Pubblica Sicurezza. Invece lo ritroviamo nell’immediato dopoguerra nella natia Sicilia, a dirigere, alle dipendenze dell’ex funzionario dell’OVRA a Zagabria, Ciro Verdiani, un “Ispettorato generale di PS per la Sicilia”, un “organo creato per la repressione della delinquenza associata, e specificamente per la repressione del banditismo che faceva capo a Giuliano (il “bandito” Salvatore Giuliano, n.d.a.)” (questa definizione è tratta dalla sentenza di Viterbo, emessa il 3 maggio 1952 dalla Corte d’assise di Viterbo, presieduta dal magistrato Gracco D’Agostino, in merito alla strage di Portella della Ginestra del 1/5/47). Per sapere come i due alti funzionari di PS svolsero il compito loro affidatogli, leggiamo alcuni stralci dalla sentenza emessa in merito alla strage di Portella della Ginestra, dove gli uomini di Giuliano spararono sulla folla che si era radunata per festeggiare il Primo maggio, uccidendo undici persone tra cui donne e bambini e ferendone molte altre.
“L’Ispettore Verdiani non esitò ad avere rapporti con il capo della mafia di Monreale, Ignazio Miceli, ed anche con lo stesso Giuliano, con cui si incontrò nella casetta campestre di un sospetto appartenente alla mafia, Giuseppe Marotta in territorio di Castelvetrano ed alla presenza di Gaspare Pisciotta, nonché dei mafiosi Miceli, zio e nipote, quest’ultimo cognato dell’imputato Remo Corrao, e dal mafioso Albano. E quel convegno si concluse con la raccomandazione fatta al capo della banda ed al luogotenente di essere dei bravi e buoni figlioli, perché egli si sarebbe adoperato presso il Procuratore Generale di Palermo, che era Pili Emanuele, onde Maria Lombardo madre del capo bandito, fosse ammessa alla libertà provvisoria. E l’attività dell’ispettore Verdiani non cessò più; poiché qualche giorno prima che Giuliano fosse soppresso, attraverso il mafioso Marotta pervenne o doveva a Giuliano pervenire una lettera con cui lo si metteva in guardia, facendogli intendere che Gaspare Pisciotta era entrato nell’orbita del Colonnello Luca (si tratta dell’ex generale dei Carabinieri Ugo Luca, che tra il 1949 e il 1950 coordinò l’uccisione di Giuliano in Sicilia”, già “uomo di fiducia personale di Mussolini”, come scrive Giuseppe Casarrubea in “Storia segreta della Sicilia”, Bompiani 2005) ed operava con costui contro Giuliano”. 
Quanto a Messana leggiamo che “l’Ispettore Generale di PS Messana negò ed insistette nel negare di avere avuto confidente il Ferreri (Salvatore Ferreri, detto “fra Diavolo”, sarebbe stato infiltrato nella “banda” di Giuliano per farlo catturare; Ferreri sembra essere stato tra gli organizzatori degli attacchi contro i sindacalisti a Partinico del 1947; fu ucciso dai Carabinieri pochi giorni dopo il massacro di Portella della Ginestra), ma la negativa da lui opposta deve cadere di fronte all’affermazione del capitano dei Carabinieri Giallombardo, il quale ripetette (sic) in dibattimento che Ferreri fu ferito dai carabinieri presso Alcamo, ove avvenne il conflitto in cui restarono uccise quattro persone; e, ferito, il Ferreri stesso chiese di essere portato a Palermo, spiegando che era un agente segreto al servizio dell’Ispettorato e che doveva subito parlare col Messana”; Salvatore Ferreri era “conosciuto anche come Totò il palermitano, ma definito come pericoloso pregiudicato, appartenente alla banda Giuliano, già condannato in contumacia alla pena dell’ergastolo per omicidio consumato allo scopo di rapinare una vettura automobile”. 
Verdiani morì a Roma nel 1952, e il suo “decesso fece in modo che il suo ruolo in quegli anni piano piano si dissolvesse sotto i riflettori”.
Per approfondire la questione dei rapporti tra la “banda” Giuliano, l’Ispettorato generale di Messana e Verdiani ed i servizi segreti statunitensi ed italiani, nonché sul riciclaggio da parte di questi di personale che aveva operato con la Decima Mas di Borghese, vi rimandiamo al citato studio di Casarrubea, “Storia segreta della Sicilia”.

I non fatevi intimorire
• 2 • 21 giugno alle ore 20.52
o 
Rimuovi
La Nuova Alabarda certo che no!
1 • 22 giugno alle ore 8.34
 
Rimuovi
Valentino Roiatti I fascisti italiani in Slovenia hanno compiuto crimini inenarrabili. Basta chiedere ai loro storici ci racconteranno la verità. In ogni caso a Lubiana , meglio non parlare
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Ho sbriciolato tutte queste presunte documentazioni accusatorie. Ne farò oggetto di una pubblicazione. Se qualche volta ho voluto segnalare copie dei miei risultati archivistici a questa NUOVA ALABARDA alla Cernigoi, ho commesso, non so come si dice in inglese (io a mala pena traduco dal siciliano all'italiano) insomma molestia a mezzo computer? Vi diffido a voi della Polizia Postale a molestarmi su input di questa ex goriziana. Se lo fate ho qui una prova provata che allora agite d'impulso e ve ne assumete le responsabilità. Ma forse ora potete rispondere alla Cernigoi: ma sia seria, signora. Se impapocchia cose di storia e qualcuno la coglie in castagna, in fin dei conti niente di grave; basta una semplice doverosa rettifica. dato che il suo dire sta danneggiando gravissimamente gli eredi del signor gr. uff. comm. san Lazzaro e San Maurizio (onorificenze meritatissime sulle quali signora ex goriziana lei non ha titolo alcuno di sputarci sopra) l'ISPETTORE GENERALE DI PS, dottore Ettore Messana da Racalmuto. 
Se poi, persistendo la signora, dovessimo passare al penale, sarà tutt'altra musica. 




SECONDA PARTE

Tre tempi: Riesi 1919, (10 ottobre), (per Li Causi Messana vi sarebbe stato coinvolto. Il Messana manco c’era); Lubiana 1941/42 (è un momento questo di cui mi riprometto qui di documentare l’infame e fallace costruzione della Cernigoi); Sicilia 1945/47 ( Il Casarrubea va oltre la temerarietà di un Li Causi e fa diventare criminalità comune quella accusa faziosa del deputato comunista che parla di Politica (sottolineo: politica) delinquenza del Messana; sarebbe stato CAPO DEL BANDITISMO POLITICO il grande Messana; eccesso retorico che mi riprometto addirittura di capovolgere)-

Appuntiamoci su questi che sarebbero esilaranti vituperi calunniosi della Cernigoi se non avessero prodotto danni morali, familiari ed economici all’innocente famiglia Messana.
La Cernigoi ha mai posto uno sguardo a questo studio serio, ponderato, circospetto di TEODORO SALA (Occupazione Militare e AMMINISTRAZIONE CIVILE nella ‘PROVINCIA’ di LUBIANA (1941 – 1942).)? A pag. 87 avrebbe letto, alla nota 55 “Lettera del questore Messana al gen. T. Orlando, comandante della Divisione Granatieri di Sardegna (04481). La nota prova quanto il Sala asserisce nel testo e cioè “fu quindi un susseguirsi di reciproche intromissioni da parte delle due autorità nella sfera di competenza di ciascuna: ora erano le truppe regolari ad assumere compiti di polizia all’insaputa della questura [si badi bene della questura, come dire di Ettore Messana, giusta la lettera che abbiamo menzionata] ora l’Alto Commissario, contro le disposizioni in vigore adibiva dei militari al servizio carcerario.”
Un caos infernale dunque; militari da destra e militari da sinistra e il Messana totalmente esautorato. Quali responsabilità gli si possono addossare? Certo se vi fossero documenti, atti, testimonianze coeve, verbali etc etc. alzeremmo le mani. Ma non vi è nulla. Nel 1943 con il famoso Tutti a Casa, la Provincia di LUBIANA viene smantellata, le carte trafugate. Gli italiani saremo degli imbelli ma non lasciamo tracce delle nostre malefatte ai “nemici”. Sala non trova quella lettera del Messana; pensiamo che si rifaccia solo allo scartafaccio del protocollo, quello può essere rimasto a Trieste. Ma il resto delle carte, no. Ce ne sono residue, ma qui a Roma al Ministero o ai Ministeri. Alcune noi le abbiamo trovate ma vanno nel senso diametralmente opposto a quelle che la Cernigoi stravisa o si auspica che siano integre genuine accusatorie in scaffali che sarebbero noti e accessibili solo a lei. Non scherzi la Cernigoi: qui ci va di mezzo il buon nome dell’Italia. Se vi furono colpe (e vi furono) che siano perseguite (e come vedremo alcune vi furono e finirono sotto giustizia). Ma quelle che la Cernigioi alla fin fine fabbrica contro Messana, NON CI SONO. Nessuno le ha mai trovate, le rigorose inchieste del dopo guerra non le hanno neppure di striscio individuate. 
Frattanto: “ incalzato dall’iniziativa partigiana, preoccupato per le conseguenze del suo atteggiamento che poteva essere di “troppa bontà, che poteva essere scambiato per debolezza, premuto dalle esigenze difensive ed offensive che i militari accampavano GRAZIOLI [grassetto nostro] emanò l’11 settembre un bando che era quasi una dichiarazione di stato di guerra. La pena di morte veniva comminata non solo per gli attentati e per ‘chi sia trovato in possesso di manifestini, emblemi, distintivi, altro materiale di propaganda sovversiva‘ ma anche per ‘chi partecipi a riunioni o assembramenti della stessa natura’ per chi ‘dia ricetto alle persone colpevoli di quei reati’.
Esecrabilissimi provvedimenti, sconfinamenti da ogni civiltà giuridica, delinquenza militare. Ma ne è responsabile Messana che addirittura da questo cambiamento ne esce schiacciato, esautorato, relegato a ruoli sempre più marginali? Messana finisce in disgrazia. Vedremo dopo quale fu la sua partecipazione, incolpevole innocua e insignificante in quella che sarà una ignominia – sì, una ignominia per l’Italia – la soppressione con un processo burletta e con giudice monocratico del presunto capo dei Partigiani a Lubiana. E là non vi fu alcuna partecipazione attiva del Messana, alcuna compiacenza del MESSANA. Un verbale di oltre 70 facciate che è stato revisionato, giudicato e contemplato dal SIS del Ministero degli Interni ne dà ampia conferma. Noi lo pubblicheremo quel testo così minuzioso, certosino, quasi bizantino. I Titini potevano dire e chiedere quel che volevano, erano assetati di vendetta, volevano assolutamente creare i mostri, volevano fare di ogni erba un fascio, ogni pur meritevole impiegato funzionario questore italiano che si era avvicendato in quel di Serbia in quel di Lubiana non poteva che essere un CRIMINALE DI GUERRA. Ma Messana non lo era. L’istruttoria al Ministero che pur vi fu dovette archiviare. Non emergeva nulla. Il dottore Pianese diede il suo ultimo colpo di timbro, burocraticamente scrisse “atti”. Perché la Cernigoi non cercò, non appurò , non si documentò? Non voleva acclarare la rispondenza delle carte che le erano capitate in mano o che le avevano fatto recapitare dopo un mezzo secolo di sonno con la veridicità storica, con la contestualizzazione, con il grado di affidabilità? Se l’ha fatto in mala fede che paghi, se per insipienza non si dichiari una storica di chiara fame da supportare addirittura redditizie trasmissioni televisive che hanno buttato un mare di fango su una dignitosa, intemerata famiglia, l’attuale famiglia Messana

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Ho sbriciolato tutte queste presunte documentazioni accusatorie. Ne farò oggetto di una pubblicazione. Se qualche volta ho voluto segnalare copie dei miei risultati archivistici a questa NUOVA ALABARDA alla Cernigoi, ho commesso, non so come si dice in inglese (io a mala pena traduco dal siciliano all'italiano) insomma molestia a mezzo computer? Vi diffido a voi della Polizia Postale a molestarmi su input di questa ex goriziana. Se lo fate ho qui una prova provata che allora agite d'impulso e ve ne assumete le responsabilità. Ma forse ora potete rispondere alla Cernigoi: ma sia seria, signora. Se impapocchia cose di storia e qualcuno la coglie in castagna, in fin dei conti niente di grave; basta una semplice doverosa rettifica. dato che il suo dire sta danneggiando gravissimamente gli eredi del signor gr. uff. comm. san Lazzaro e San Maurizio (onorificenze meritatissime sulle quali signora ex goriziana lei non ha titolo alcuno di sputarci sopra) l'ISPETTORE GENERALE DI PS, dottore Ettore Messana da Racalmuto. 



Se poi, persistendo la signora, dovessimo passare al penale, sarà tutt'altra musica. 




















SECONDA PARTE







Tre tempi: Riesi 1919, (10 ottobre), (per Li Causi Messana vi sarebbe stato coinvolto. Il Messana manco c’era); Lubiana 1941/42 (è un momento questo di cui mi riprometto qui di documentare l’infame e fallace costruzione della Cernigoi); Sicilia 1945/47 ( Il Casarrubea va oltre la temerarietà di un Li Causi e fa diventare criminalità comune quella accusa faziosa del deputato comunista che parla di Politica (sottolineo: politica) delinquenza del Messana; sarebbe stato CAPO DEL BANDITISMO POLITICO il grande Messana; eccesso retorico che mi riprometto addirittura di capovolgere)-







Appuntiamoci su questi che sarebbero esilaranti vituperi calunniosi della Cernigoi se non avessero prodotto danni morali, familiari ed economici all’innocente famiglia Messana.



La Cernigoi ha mai posto uno sguardo a questo studio serio, ponderato, circospetto di TEODORO SALA (Occupazione Militare e AMMINISTRAZIONE CIVILE nella ‘PROVINCIA’ di LUBIANA (1941 – 1942).)? A pag. 87 avrebbe letto, alla nota 55 “Lettera del questore Messana al gen. T. Orlando, comandante della Divisione Granatieri di Sardegna (04481). La nota prova quanto il Sala asserisce nel testo e cioè “fu quindi un susseguirsi di reciproche intromissioni da parte delle due autorità nella sfera di competenza di ciascuna: ora erano le truppe regolari ad assumere compiti di polizia all’insaputa della questura [si badi bene della questura, come dire di Ettore Messana, giusta la lettera che abbiamo menzionata] ora l’Alto Commissario, contro le disposizioni in vigore adibiva dei militari al servizio carcerario.”



Un caos infernale dunque; militari da destra e militari da sinistra e il Messana totalmente esautorato. Quali responsabilità gli si possono addossare? Certo se vi fossero documenti, atti, testimonianze coeve, verbali etc etc. alzeremmo le mani. Ma non vi è nulla. Nel 1943 con il famoso Tutti a Casa, la Provincia di LUBIANA viene smantellata, le carte trafugate. Gli italiani saremo degli imbelli ma non lasciamo tracce delle nostre malefatte ai “nemici”. Sala non trova quella lettera del Messana; pensiamo che si rifaccia solo allo scartafaccio del protocollo, quello può essere rimasto a Trieste. Ma il resto delle carte, no. Ce ne sono residue, ma qui a Roma al Ministero o ai Ministeri. Alcune noi le abbiamo trovate ma vanno nel senso diametralmente opposto a quelle che la Cernigoi stravisa o si auspica che siano integre genuine accusatorie in scaffali che sarebbero noti e accessibili solo a lei. Non scherzi la Cernigoi: qui ci va di mezzo il buon nome dell’Italia. Se vi furono colpe (e vi furono) che siano perseguite (e come vedremo alcune vi furono e finirono sotto giustizia). Ma quelle che la Cernigioi alla fin fine fabbrica contro Messana, NON CI SONO. Nessuno le ha mai trovate, le rigorose inchieste del dopo guerra non le hanno neppure di striscio individuate. 



Frattanto: “ incalzato dall’iniziativa partigiana, preoccupato per le conseguenze del suo atteggiamento che poteva essere di “troppa bontà, che poteva essere scambiato per debolezza, premuto dalle esigenze difensive ed offensive che i militari accampavano GRAZIOLI [grassetto nostro] emanò l’11 settembre un bando che era quasi una dichiarazione di stato di guerra. La pena di morte veniva comminata non solo per gli attentati e per ‘chi sia trovato in possesso di manifestini, emblemi, distintivi, altro materiale di propaganda sovversiva‘ ma anche per ‘chi partecipi a riunioni o assembramenti della stessa natura’ per chi ‘dia ricetto alle persone colpevoli di quei reati’.



Esecrabilissimi provvedimenti, sconfinamenti da ogni civiltà giuridica, delinquenza militare. Ma ne è responsabile Messana che addirittura da questo cambiamento ne esce schiacciato, esautorato, relegato a ruoli sempre più marginali? Messana finisce in disgrazia. Vedremo dopo quale fu la sua partecipazione, incolpevole innocua e insignificante in quella che sarà una ignominia – sì, una ignominia per l’Italia – la soppressione con un processo burletta e con giudice monocratico del presunto capo dei Partigiani a Lubiana. E là non vi fu alcuna partecipazione attiva del Messana, alcuna compiacenza del MESSANA. Un verbale di oltre 70 facciate che è stato revisionato, giudicato e contemplato dal SIS del Ministero degli Interni ne dà ampia conferma. Noi lo pubblicheremo quel testo così minuzioso, certosino, quasi bizantino. I Titini potevano dire e chiedere quel che volevano, erano assetati di vendetta, volevano assolutamente creare i mostri, volevano fare di ogni erba un fascio, ogni pur meritevole impiegato funzionario questore italiano che si era avvicendato in quel di Serbia in quel di Lubiana non poteva che essere un CRIMINALE DI GUERRA. Ma Messana non lo era. L’istruttoria al Ministero che pur vi fu dovette archiviare. Non emergeva nulla. Il dottore Pianese diede il suo ultimo colpo di timbro, burocraticamente scrisse “atti”. Perché la Cernigoi non cercò, non appurò , non si documentò? Non voleva acclarare la rispondenza delle carte che le erano capitate in mano o che le avevano fatto recapitare dopo un mezzo secolo di sonno con la veridicità storica, con la contestualizzazione, con il grado di affidabilità? Se l’ha fatto in mala fede che paghi, se per insipienza non si dichiari una storica di chiara fame da supportare addirittura redditizie trasmissioni televisive che hanno buttato un mare di fango su una dignitosa, intemerata famiglia, l’attuale famiglia Messana

7 ottobre 2014 14.21

Se un giornalista o uno scrittore di una certa fama, UMBERTO SANTINO, ha voglia di infilare in uno articolo come questo:
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"Centro Siciliano di Documentazione "Giuseppe Impastato" - Onlus
La strage di Portella della Ginestra
Umberto Santino
La strage di Portella della Ginestra
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uno svolazzo del tipo:


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il .... nome di [Giuliano] viene fatto dall'Ispettore di Pubblica Sicurezza Ettore Messana, lo stesso che l'8 ottobre 1919 aveva ordinato il massacro di Riesi (15 morti e 50 feriti) e che ora Li Causi addita come colui che dirige il "banditismo politico". La banda Giuliano sarà pure indicata come responsabile degli attentati del 22 giugno in vari centri della Sicilia occidentale, con morti e feriti ..... 
..............................................
allora vien voglia di chiedergli: sulla base di quale prova? quale è la fonte? ove le carte, le sentenze giudiziarie, le condanne? la legittimazione dell'addebito infamante? 
Ma avreste la sorpresa che il desso nulla saprebbe rispondervi. La parola di Li Causi, peraltro datata 15 luglio 1947, non basta. Il Li Causi è troppo preso dal suo furore contro Scelba e scarica il suo vociare accusatorio sul declinante questore Messana, cui peraltro doveva la vita. Senza gli avvisi e le protezioni del Messana il compagno onorevole comunista finiva crivellato dai colpi del bandito Giuliano o di chi vi stava dietro; e per noi comincia ad essere molto probabile che possano essere quelli dell'America, ammesso che allora la CIA non fosse già operante.


Noi siamo andati a rovistare fra le carte dell'archivio di Stato di Caltanissetta e nulla abbiamo trovato che possa coinvolgere il Messana in codesti efferati crimini di Riesi del 1919. Ma sorpresa delle sorprese, veniamo a scoprire che nel 1919 la questura a Caltanissetta non c'era, c'era solo un distaccamento presso la Prefettura all'epoca sotto la ferrea direzione del prefetto Guadagnini. Questi fa dei fatti un paio di mesi dopo un rapporto circostanziato al suo Ministero. L'abbiamo rinvenuto presso l'Archivio Centrale di Stato di Roma. Anche qui nulla che possa buttare ombre sul Messana. Semplicemente del tutto ignorato per la semplice ragione che non aveva avuto alcun ruolo in quel groviglio di tristi vicende. 


Eccovi quel rapporto: leggetevelo, scandagliatelo e vediamo cosa vi potreste trovare per aggredire il Messana. Diciamo subito: NULLA







Intanto vi diamo le coordinate per andare a controllare presso l'ACS di Roma









Non so se avete notato la richiedente: è la signora Giovanna Messana, la solerte nipote del questore Messana, appunto. Se voi detrattori non fate quel passo indietro, quella peraltro doverosa resipiscenza, la signora non può sottrarsi all'onere di perseguirvi per via legale.

18 ottobre 2014 2.24

«Ma è possibile che il Ministro Scelba si possa fidare di un uomo di cui si presume che conosca anche il passato? Lasciamo stare che Messana è nell'elenco dei criminali di guerra di una nazione vicina; questo può far piacere ad una parte della Camera, la quale pensa: "Va bene, è un massacratore; però, di stranieri!"»


Da qui la martellante stampa specializzata volta a colpire il Messana CRIMNALE DI GUERRA. Il Li Causi, ovvio, è abile, gioca con le parole, dice e non dice. Non per nulla è siciliano e l’omertà noi siciliani ce l’abbiamo nel sangue. 
Soffermiamoci su particolari, sugli scivolamenti da verità che se vere si possono esplicare semplicemente. No. Il Li Causi esordisce con un ”lasciamo stare”. Lui lasciò stare. Gli epigoni a iniziare da Danilo Dolci sino a finire ad una ex goriziana improvvisatasi storica, non lasciano stare; affermano martellano, propinano, impongono. Il Messana dicono senza nulla sapere rispetto a quello che invece Li Causi ben conosceva che vi sarebbe stata certezza: Messana sarebbe stato CRIMINALE DI GUERRA.

Non è senza ragione che l’avvocato onorevole Li Causi, siccome sa bene che si tratta soltanto di un elenco buttato giù da “una nazione vicina”. Non aggiunge che si tratta di Jugoslavia, di nazione addirittura nemica e vincitrice che è assetata di vendetta. 
Ma soprattutto sa che fine ha fatto presso il SIS di Roma cioè presso il VIMINALE quell’elenco “nemico”. Tra 50 nominativi di “ricercati” vi era stato incluso così senza specifica alcuna un “MESSANA”, “questore”.
E c’era poco da ricercare: il Messana stava appunto a Palermo come terribile capo della polizia di Stato dell’Italia ormai repubblicana e democratica. E stava lottando contro un pernicioso banditismo, quello di Giuliano, che veniva foraggiato dagli americani. Quegli americani che ora chissà perché lo vorrebbero sine causa CRIMINALE DI GUERRA. Già, varie olte il Messana aveva relazionato che purtroppo armi moneta ed altro all’EVIS, a Finocchiaro Aprile, agli Agrari venivano appunti dagli Americani. Abbiamo ben tre relazioni del Messana al suo Ministero in proposito.
I denigratori del Messana sembrano non accorgersene, non percepirne l’importanza. Il più onesto, il Mangiameli, di codeste schiere di storici si limita a scrivere che sì il Messana aveva “prodotto continui rastrellamenti” ma si illudeva che questi rastrellamenti potessero mettere “in crisi i traffici illegali e alienare a Guliano le simpatie della popolazione che lo considerava suo protettare”. Per Mangiameli insomma il Messana, responsabile della pubblica sicurezza in Siciia in quel terribile biennio 1945-1947 era un miope funzionario di polizia incapsulatosi nel “mito della contrapposizione tra mafia come strumento tradizionale del mantenimento dell’ordine nelle campagne, e banditi come ribelli primitivi”. Giudizio di valore dunque superficiale e gratutito che uno storico non dovrebbe mai permettersi se vuole fare scienze sociali avalutative. Ma diciamo: opinioni. E democraticamente va riconosciuta a tutti libertà di opinione. Sempre che non leda l’onorabilità della gente. Cosa invece che non fa la Cernigoi che abbiamo visto come si spinge in denigrazioni infamanti sena alcuna cognizione di causa.
Ma restiamo sbalorditi quando inopinatamente ci imbattiamo in questo passo del professore Casarrubea, quando a pag. 29 del suo ultimo libro a stampa (STORIA SEGRETA DELLA SICILIA, dallo sbarco alleato a Portella della Ginestra, Tascabili Bompiani) si lascia scappare che “ci sono i rapporti dello stesso ispettore di Pubblica Sicurezza Ettore Messana, che danno Giulino in contatto con agenti americani”.
Noi di quei rapporti ne abbiamo trovati ben tre nell’archivio centrale dello Stato e francamente ci meravigliamo come acuti storici non ne avevano notata la rilevanza e la delicatezza di quelle accuse nientemeno che agli americani che a nostro avviso hanno nel giugno del 1947 chiesto la testa dell’autore. Altro che tutta quella congerie di calunnie, insinuazioni, denigrazioni, diffamazioni contro il Messana.

Il Li Causi è ben consapevole di questo e non per nulla si lascia andare ad una banalità, quasi ad una battuta di spirito del tutto fuori posto in quel contesto permettendosi di celiare: “questo può far piacere ad una parte della Camera, la quale pensa: "Va bene, è un massacratore; però, di stranieri!". C’era del marcio in Danimarca e Li Causi ben lo conosceva. Anzi a nostro avviso vi era coinvolto. Ma di questo a suo tempo.
Chiediamo allora subito: perché mai un CIVILE potesse essere stato un criminale di guerra.
Messana nel giugno del 1941 era stato inviato a Lubiana come normale questore di una sedicente provincia italiana.
Solo la Cernigoi può affermare: «Com’è noto, il 6/4/41 l’Italia fascista invase la Jugoslavia, in perfetto accordo con l’esercito di Hitler, creando la “Provincia italiana di Lubiana” e mettendo ai posti di comando dei propri funzionari. Così, a dirigere la questura di Lubiana fu posto il commissario Ettore Messana, che resse l’incarico fino a giugno 1942, e successivamente fu a Trieste fino a giugno 1943.»
Cosa fu Lubiana, la costituzione della provincia di Lubiana, come iniziò e come purtroppo degenerò è materia che gli storici seri non sanno ancora come inquadrare.

29 ottobre 2014 16.32

Oggi Gerbino è in contesa giudiziaria con Casarrubea (un ottimo storico di sinistra siciliano) e con Claudia Cernigoi giornalista e storica triestina, nata a Gorizia (con la quale in conflitto sono io).

1 novembre 2014 19.20

Mi introduco qui nella speranza che tramite questa tua bacheca possa destare curiosità in quel di Favara e qualcuno anche anonimamente mi dia ragguagli. Ieri all'ARCHIVIO CENTRALE DI STATO qui a Roma, all'EUR. mi imbatto in carte sconcertanti relative al triennio 1945-48. Scopro che ad Agrigento vi era un tribunale ALLEATO. Un favarese vi viene processato e condannato- Questa la nota: " NAPOLI GIUSEPPE fu Carmelo, nato a Favara nel 1910, coniugato, senza prole, condannato dalla CORTE MILITARE ALLEATA di Agrigento. con sentenza del 19.9.43 ad anni 6 di reclusione per omicidio di un militare americano. Detenuto nelle carceri giudiziarie di Favara." Diciamo 6 anni appena per un omicidio e per giunta di un soldato americano! Cosa fu questo TRIBUNALE MILITARE ALLEATO di Agrigento? Ove finirono le carte processuali? Nessuno le ha mai consultate? Con tutti questi microstorici che popolano Agrigento e dintorni! Vi fu dunque un carcere giudiziario a Favara! E l'archivio relativo ove sta? Napoli vi avrebbe trascorso 4-5 anni! Materia per ricerche storiche approfondite, obiettive e super partes.

sabato 23 settembre 2017

Cladodi


Sono dei rami di forma cilindrica, oppure schiacciati, che fanno le veci delle foglie assumendone un aspetto del tutto similare.

Mi fu detto: un ricercatore di Palermo ebbe finalmente ingresso al Viminale e potè fotografare questo documento che inchioda[rebbe] alle sue responsabilità stragiste il Messana nei fatti di Riesi del 1919. Guardate quanto è manipolato cassato cancellato il documento. Documento evidentemente trafugato e addirittura dal Viminale: all'archivio centrale di Stato sinora nulla. Originale reperibile adesso al Viminale? Impossibile. Chi ha preso pennarello nero e cancellato a mo’ di censura l'atto accusatorio avverso il Messana? Ne faccio qui pubblica accusa. Si proceda alle debite inchieste amministrative e giudiziarie! Certo se si tratta di trafugamento comunista del 1947 per consentire al veemente Li Causi quel tambureggiante calunniare il Messana, facciamoci una risata sopra e chiudiamo qui il caso. Caso del resto che si affloscia in se stesso con buona pace di Malgrado tutto e di qualche mio caro parente. Qui il generale dei carabinieri Densa dice che il Messana, appena agli esordi della sua carriera di poliziotto di Stato, officiato di un accompagnamento di una mitragliatrice da Mussumeli a Riesi, vista la mala parata se la diede a gambe. Che alla luce dei fatti manco atto di vigliaccheria può dirsi ma saggezza racalmutese alla Messana. [Sto andando a memoria e quindi posso incorrere in topiche, ma mene fotto]. Calogero Taverna
13 gennaio
https://www.facebook.com/lillo.taverna https://www.facebook.com/lillo.taverna
13/01/2016 19:55
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Lillo Taverna
questa sera al mio paese c'è chi crede di sapere la verità sui fatti di Riesi del 1919. Si avvalgono di un giornale che dicono essere il Giornale di Sicilia dell'epoca. Ho altre cartucce per sparare su chi osa contraddirmi. Intanto ripubblico un mio vecchio post. Dovrò cambiare strategia. Mi vorrebbero far fare la parte della lepre e loro i cacciatori. Prego si accomodino prima loro e poi ILLIMITAMENTE adopererò le mie cartucce.
GIORNALE DI SICILIA 11-12 ottobre Dopo i tumulti di Riesi
Truppe rientrano a Riesi Lo stato dei feriti Un sottotenente ucciso CALTANISSETTA 10 notte.
Finalmente, stamane dopo tre giorni di tumulti e di ansie nella cittadina di Riesi è ritornata una relativa calma. Stamane alle 2 dalla miniera di Trabia, ove si trovava concentrata, tutta la forza, composta di arditi, fanteria, carabinieri, agenti, mitragliatrici, ed artiglieri, mosse in colonna alla riconquista del paese. Da due giorni in vari punti della città si vedevano ad una certa distanza i contadini armati che guardavano l’ingresso montando a turno la sentinella. Stamane però all’alba quando gli arditi giunsero per primi alla porta della città, i contadini si squagliarono e la città poté essere rioccupata senza spargimento di sangue. Immediatamente si prese possesso di tutti i servizi pubblici, compreso il telegrafo. Secondo le notizie segrete pervenute al questore comm. Presti, comunicato subito al commissario Caruso, poterono essere rinvenute le armi, le munizioni e la mitragliatrice che i tumultuanti avevano tolto alla truppa. Il paese è occupato militarmente e vi regna una certa calma. Stamane qualche negozio cominciò a riaprire e i cittadini, dopo due giorni in cui sono rimasti serrati in casa, cominciarono a far capolino per le vie della città. Dai paesi vicini e da questo centro sono partiti dei medici per apprestare le cure ai feriti. I morti accertati finora ammontano a 10 dimostranti e fra gli stessi vi sono 50 feriti. Fra i militari sono stati feriti due soldati, ed è stato ucciso il sottotenente Di Caro Michele, da Villarosa, con un colpo di rivoltella alla gola. Il deputato provinciale ingegnere Accardi, ferito ieri nei tumulti, migliora sensibilmente. Trovasi sul posto l’Ispettore del Ministero dell’Interno comm. Trapi, inviato appositamente per procedere ad una inchiesta. L’on. Pasqualino Vassallo ha pubblicato un proclama alla cittadinanza, invitandola alla calma e promettendo tutto il suo interessamento per la soluzione dei più urgenti problemi che la interessano. L’on. Pasqualino Vassallo partirà presto per Riesi, per fare opera pacificatrice. In città ha fatto impressione l’arresto dell’avvocato Carmelo Calì, sul cui movente la questura mantiene il massimo riserbo. Pare che il Calì sia accusato di aver provocato i tumulti, d’accordo con l’Angeletti inducendo i contadini all’occupazione delle terre. Però nulla di preciso si è potuto finora sapere. Oggi intanto tanto l’Angeletti che il Calì sono stati condotti nel nostro carcere giudiziario. Molti altri arresti sono stati operati sul luogo. L’Angeletti, secondo notizie pervenute alla nostra questura, sarebbe un anarchico e disertore della Regia Marina. --------------
Questo il completamento della cronaca dei fatti di Riesi del successivo numero del Giornale di Sicilia. Come al solito, cronaca stringata ma molto efficace e soprattutto molto attendibile. Vorrei vedere come i detrattori attuali del Messanapossano ficcare le loro infamanti calunnie in questo quadro effettuale di tragiche vicende. Certo, il movimento contadino non ci fa bella figura e noi che siamo di una certa parte politica e siamo fanaticie ne soffriamo, abbiamo voglia di sovvertire la verità dei fatti per comprovare la qualità delle nostre ideepersino quali si calano nella inflessibile storia. Fede politica, attaccamento alle proprie scelte ideali, voglia di salvaguardare ricostruzioni storiche a noi favorevoli sono comprensibili ma come poi si possa arrivare alle calunniee scempiaggini storiche dell'ANPI di Palermo è cosa sconcertante. Ecco quello che per l'ANPI di Palermo sarebbe avvenuto in quell'otto e nove ottobre del 1919 a Riesie di chi sarebbe stata la colpa. E guarda caso in quel tempo in cui almeno in Sicilia di fascismo ancora nulla, ebbene non poté che essere un fascista il colpevole di tutto e non poté che essere stato il Messana il solito stragista e non più tardi del 2012 ci tocca leggere: “Orcel viene assassinato ad un anno dalla strage di Riesi del 1919 dove vengono assassinati 15 contadini compreso un tenente di fanteria che si era opposto all’ordine fascista di sparare sui contadini che manifestavano per la riforma agraria. Ad ordinare il fuoco in solidale intesa con la mafia è stato un fascista della prima ora, Ettore Messana di Racalmuto, ufficiale di P.S., poi membro dell’OVRA, il servizio segreto, efferato criminale di guerra questore a Lubiana negli anni 40 ed infine lo ritroveremo inspiegabilmente ….Ispettore generale di polizia in Sicilia negli anni 1945!” Di sicuro, il Messana, deceduto nella metà degi anni ’60 non può più rintuzzare e sporgere una raffica di denunce per calunnia aggravata come fece con l’allora onorevole comunista Montalbano che fucotretto ad una serie di contorcimenti giuridici etici e storici per cavarsela da una esemplare condanna. Forse a qualcuno può venire in mente che trattasidi personaggio ormai storico e quindi lo si piuò dileggiare come più fa comodo. E no! E lo dico a tutti i detrattori del Messana, da Malgrado Tutto a Link Sicilia, alla Cernigoi, aLucarelli, a Rai tre, a Bompiani, a Casarrubea, aProcacci e ad unaltro paio di cronisti che abboccarono alla lauta pietanza offerta dall’ANPI et similia. La famiglia Messana c’è ancora,sta pagando costi altissimi morali economici e materiali per questa martellante campagna di infamie assurde e inventate contro il gr. Uff. comm. di SS. Maurizio e Lazzaro, l’ispettore generale di PS dott. Ettore Messana da Racalmuto, il paese di Sciascia. E’ in corso ancora una indegna lite che un ex genero della nipote diretta del Messanaha intentato presso i costosissimi tribunali della Sacra Rota e presso altrettanto costosissimi tribunali civili italiani contro la figlia della irrefrenabile dottoressa Giovanna Messana, in quanto vuol divorziare o addirittura conseguire l’annullamento religioso del vincolo matrimoniale perché lui non può vivere coniugalmente con unadiscendente del “famigeraro Ettore Messana, stragista di Stato,criminale di guerra, capo del banditismo(‘politico’ da scrivere in piccoloper non farloapparire) siciliano”, quello dei tempi insomma del bandito Giuliano di Montelepre.
E costoro, codestidetrattori vogliono almeno procedere ad un ravvedimento operoso, ad una resipisenza specie ora che vengono a galla mari di documenti non tanto giustificativi del Messana quantocomprovanti senza ombra di dubbio che al Messana non possono appiopparsi le infamie che artatamente e in modo martellato stanno facendo circolare.
GIORNALE DI SICILIA 11-12 ottobre Dopo i tumulti di Riesi
Truppe rientrano a Riesi Lo stato dei feriti Un sottotenente ucciso CALTANISSETTA 10 notte.
Finalmente, stamane dopo tre giorni di tumulti e di ansie nella cittadina di Riesi è ritornata una relativa calma. Stamane alle 2 dalla miniera di Trabia, ove si trovava concentrata, tutta la forza, composta di arditi, fanteria, carabinieri, agenti, mitragliatrici, ed artiglieri, mosse in colonna alla riconquista del paese. Da due giorni in vari punti della città si vedevano ad una certa distanza i contadini armati che guardavano l’ingresso montando a turno la sentinella. Stamane però all’alba quando gli arditi giunsero per primi alla porta della città, i contadini si squagliarono di sangue. Immediatamente si prese possesso di tutti i servizi pubblici, compreso il telegrafo. Secondo le notizie segrete pervenute al questore comm. Presti, comunicato subito al commissario Caruso, poterono essere rinvenute le armi, le munizioni e la mitragliatrice che i tumultuanti avevano tolto alla truppa. Il paese è occupato militarmente e vi regna una certa calma. Stamane qualche negozio cominciò a riaprire e i cittadini, dopo due giorni in cui sono rimasti serrati in casa, cominciarono a far capolino per le vie della città. Dai paesi vicini e da questo centro sono partiti dei medici per apprestare le cure ai feriti. I morti accertati finora ammontano a 10 dimostranti e fra gli stessi vi sono 50 feriti. Fra i militari sono stati feriti due soldati, ed è stato ucciso il sottotenente Di Caro Michele, da Villarosa, con un colpo di rivoltella alla gola. Il deputato provinciale ingegnere Accardi, ferito ieri nei tumulti, migliora sensibilmente. Trovasi sul posto l’Ispettore del Ministero dell’Interno comm. Trapi, inviato appositamente per procedere ad una inchiesta. L’on. Pasqualino Vassallo ha pubblicato un proclama alla cittadinanza, invitandola alla calma e promettendo tutto il suo interessamento per la soluzione dei più urgenti problemi che la interessano. L’on. Pasqualino Vassallo partirà presto per Riesi, per fare opera pacificatrice. In città ha fatto impressione l’arresto dell’avvocato Carmelo Calì, sul cui movente la questura mantiene il massimo riserbo. Pare che il Calì sia accusato di aver provocato i tumulti, d’accordo con l’Angeletti inducendo i contadini all’occupazione delle terre. Però nulla di preciso si è potuto finora sapere. Oggi intanto tanto l’Angeletti che il Calì sono stati condotti nel nostro carcere giudiziario. Molti altri arresti sono stati operati sul luogo. L’Angeletti, secondo notizie pervenute alla nostra questura, sarebbe un anarchico e disertore della Regia Marina. --------------
Questo il completamento della cronaca dei fatti di Riesi del sucecssivo numero del Giornale di Sicilia. Come al solito, cronaca stringata ma molto efficace e soprattutto molto attendibile. Vorrei veere come i detrattori contemporanei del Messanaossano ficcare le loro infaenti calunnie in questo quedroeffettule di tragiche vicende. Certo, il movimento contadino non ci fa bella figura e noi che siamo di una certa parte poliica e siamo fanticie soffriamo, abbiamo voglia di sovvertire la verit dei fatti per comprovare la qualità elle nostre ideepersino quali si calano nella inflessibile storia. Fede politica, attaccamento alle propriide, voglia di salvaguardare ricostruzioni storiche a noi favorevoli sono comprensibili ma come poi si possa arrivare alle calnniee scempiaggini storiche dell'ANPI di Palermo è csa sconcertante. Ecco quello che per l'ANPI di Paermo sarebbe sucecsso in quell'otto e nove ottobre el 1919 a Riesie d chi fu l'atroce colpa. E guarda caso in quel tempo in cui almeno in Sicilia di fascismo ancora nulla, ebbeno non potè che ssere un fascista il olpevle di tutto e non poté che essere il messana il solito stragita di Stato.Dice l'ANPI: di Stato.Dice l'ANPI:

Riesi
1 di 12  
[Contra Omnia Racalmuto] 4/10/2016 06:54:00 PM
 
dom 10/04/2016, 18:54
E' proprio così, caro dottore. Bisogna mettere in discussione verità date e cercare con altri strumenti, quelli della ricerca e della fatica personale, come fa lei, le verità che ci servono per il futuro.
28 luglio 2014
28/07/2014 16.16
La ringrazio proprio per queste Sue graditissime parole. Mi è rincresciuto che la Cernigoi mi abbia frainteso ed sia partita alquanto, mi consenta, istericamente. Avendo tutta la vita fatte ispezioni bancarie e tributarie la mia propensione è solo quella di cercare di intessere un dialogo col dio - di solito, il demone - ascoso nel profluvi di carte e documenti e contabilità e pezze d'appoggio e contraffatte dichiarazioni.
Proprio oggi mi sono recato alla Biblioteca Nazionale qui a Roma e ho consultato il 1919 del Giornale di Sicilia. Ho trovato corrispondenze sul celebre caso di Riesi. Sfido chiunque a dirmi che vi si parla di un certo commissario Messana. Se penso ai film, ai convegni all'ANPI di Palermo mi disoriento. Sono sincero: Lei cade nel trebocchetto teso da Li Causi. per ragioni che non so e in tempi molto sospetti, quando forse voleva far carriere nel PCI (e il carrierismo là fu feroce. ne so qualcosa di molto riservato) volle fare apparire il giubilato Ispettore Generale di P.S. gr.uff. comm. dell'Ordine di S. Maurizio e S.Lazzaro dottore EttoreMessana la reincarnazione di Bava Beccaris per la faccenda di Riesi, il negriero di Lubiana per l'istruttoria al processo Tomsic e il "compare" di Ferreri alis fra Diavolo.

In base alla mole di documenti e di ricostruzioni storiche che ho potuto condurre soprattutto per l'ausilio (magari non volontario) che Ella con i sui tre preziosi testi pubblicati da Bompiani, sono giunto alla conclusione che a Riesi Messana non c'era o se c'era il suo ruolo fu marginale e nessun tribunale ebbe mai ad inquisirlo; che la faccenda di Lubiana è uno dei tanti aspetti dell'insana guerra che volle Mussolini e che ilMessana, quale subalterno del Ministero degli Interni, non durò a Lubiana più di un anno per non essere in grado di quelle ferocie che i fascisti militanti eseguivano. Ne ebbe conseguenze che rasentano la retrocessione finendo come in subordine a Trieste dove ad avviso degli stessi suoi denigratori non commise azioni di rilievo. Quindi non aderì alla RSI, fu destituito, privato di stipendio e scappò a Roma nascondendosi sino alla liberazione degli Americani quando poté tornare al Viminale e per la sua fede monarchica e forse per le sue protezioni massoniche ritornò in auge, destinazione Palermo. Qui visse suoi brutti momenti. Lei diligentemente scrive che ebbe a denunciare i criminali finanziamenti degli Americani all'EVIS. Fatto questo, che con più ampiezza e con maggior significato emerge dalle relazioni autografe del Messana al suo Ministro, quali ho rinvenuto in ACS (e mi pare che si tratti di ponderose relazioni non pubblicate da alcuno. Il collegamento con Ferreri fu un atto imposto. Lei stesso parla dell'incontro a Roma tra il padre del Ferreri, Aldisio e in subordine il Messana. Quale lo snodo di tale collegamento, io non ho dubbi di sorta ad accedere alla verità processuale di Viterbo e cioè alla deposizione esaustiva del Messana la cui prima interpretazione è quella letterale e le superfetazioni analogiche e dietristiche io le ripudierei anche per l'obbligo della "avalutatività" che bisogna seguire nelle scienze sociali. Per questo dissento dalla sua tesi dello Stato connivente, quasi prefigurazione dell'attuale processo di Palermo.
28/07/2014 16.24
Un lungo discorso che debbo correggere essendomi scappato per la mia solita imperizia informatica, per insinuare una mia proposta. Racalmuto è la patria di Sciascia, una Fondazione si erge a suo nome. Mi piacerebbe che Lei potesse presiedere un incontro  per la chiarificazione del ruolo e  - se vi sono delle colpe - del compaesano racalmutese Ettore Messana, magari per stabilire se gli deve dedicare una strada in commemorazione oppure no, per comprovata indegnità. E mi PIACEREBBE CHE NELLA fondazione SI ISTITUISSE UNA SORTA DI SEMINARIO PER RICERCHE STORICHE NON PRECONCETTE DA LEI PRESIEDUTO. PENSO A GIOVANI CHE POTREBBERO ANDARE A STUDIARE LE CARTE ELLA NARA quali lei meritevolmente illustra nel suo LUPARA NERA (e credo altrove). E non mi dispiacerebbe che vi partecipasse anche la Cernigoi, sempreché desista dalle non provate accuse contro il Messana.

B






ven 20/03/2015, 12:05

Magrado Tutto, in termini sia pure garbati e quasi elogiativi in fin dei conti mi cerca di redarguire: ma dottor Taverna, lei sarà attaccato alle minuscole vicende del comune borgo natio, Racalmuto, ma non si accorge che storici di chiara fama hanno sancito l'assoluta colpevolezza di codesto suo Ettore Messana?
Una domanda faccio a Malgrado Tutto: chi sono mai codesti "obiettivi storici", che possono dare verdetti siffatti?
Il grande storico T. Sala, ad esempio, a proposito di Messana mandato da Mussolini a fare da questore in una turbolenta Lubiana non esprime giudizi di valore negativi sul questore.  Anzi!
Uno storico siciliano dello spessore di Rosario Mangiameli in un testo ponderoso e ponderato della storia moderna della Sicilia, edito da Einaudi, si limita a considerare il Messana, "responsabile dell'Ispettorato di Pubblica Sicurezza " siciliana, come vittima di una non condivisibile '"opinione" , quale quella di dare "prevalenza" al "mito della contrapposizione tra mafia, come strumento tradizionale del mantenimento dell'ordine  nelle campagne e banditi ribelli primitivi".
Se è tutta questione di filosofia sociale, non ci costa nulla a non considerare ilMessana un acuto pensatore: era un grand commis della polizia di Stato.
Tra i grandi storici che avrebbero sugellato la grande negatività del racalmuteseMessana ci vogliamo mettere questo Coco, tanto caro a Malgrado Tutto?  Mi permetterà il foglio tenuto a battesimo dal sommo Sciascia un sorrisetto di scherno?
Sì, c'è la Cernigoi goriziana! Ma quella non credo manco che possa venire considerata giornalista di vaglio. Ho visto e documentato i forti abbagli  nell'inquadrare eventi storici della sua stessa terra.
Purtroppo ha infinocchiato il Casarrubea, che è uomo di valore. Ma è un grande storico? In una recente sentenza fu assolto da certe accuse infamanti solo per decorrenza dei termini. Grande giornalista, acuto archivista, ma sommo storico non direi. La passione politica (che collima con la mia) gli fa da velo nei giudizi.
Le tremende accuse a Messana nascono in un avvelenato momento politico. Tra il 1946 e il 1947 (luglio). Intanto in un processo intentato dal Messana contro Montalbano, l'irreprensibilità dell'ispettore generale di PS viene ribadita e Montalbano se la cava per un sofisma procedurale: non di calunnia contro Messanasi doveva parlare ma di diffamazione a mezzo stampa, reato perseguibile a querela di parte e siccome il Messana aveva proceduto per il reato di calunnia quindi mancava la specifica querela per diffamazione  e così salomonicamente l'allora esponente comunista, che mal si difende, la fa franca,
Succede poi la tremenda strage di Portella della Ginestra (1° maggio del 1947) e nel successivo luglio il Li Causi tuona, da politico ma nessuno mi può dire da storico, contro l'alto esponente di polizia siciliana, a suo avviso uomo di Scelba (giudizio storico errato).
Confeziona il Li Causi tre infamanti accuse: Messana a) stragista di Stato a Riesi nel 1919; b) criminale di guerra a Lubiana nel maggio 1941-giugno 1942 c) capo del banditismo politico a Palermo tra il 1945 e il 1947 (luglio).
Sono tre infamie calunniatrici, non giudizi storici.
 Io faccio ispezioni non storia né difese di ufficio e in piena libertà di coscienza sono arrivato a verità documentali che fanno piazza pulita di tutte e tre queste infamie. Con ciò dico che non m'importa nulla  del recupero del buon nome di Messana. Mi fa specie che Malgrado Tutto si appigli a un paio di documenti di malcerta lettura per una damnatio memoriae di un rispettabilissimo concittadino racalmutese. Cui prodest?
 Ma veniamo a Li Causi e a Riesi.
Il focoso parlamentare comunista prorompe in questa invettiva:

" .... ma Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato.
Questi i precedenti del commendator Messana, noti al ministro dell'Interno. Ci troviamo, come vedete, di fronte ad un uomo che per istinto è contro il popolo, e trova, nei legami con i nemici del popolo, il modo di esercitare la professione di massacratore di contadini. Oggi, sfacciatamente, questo non può farlo, per quanto nel clima creatosi in Sicilia è possibile -- in Sicilia, terra dei "Vespri" -- che i poliziotti di Scelba, ministro siciliano, aggrediscano un pacifico corteo di donne che dimostrano contro il carovita.
Oggi è possibile in Sicilia questo, perché agli interni c'è un ministro siciliano, così come nel 1894 a soffocare nel sangue il movimento dei fasci dei lavoratori fu un altro ministro siciliano, Francesco Crispi. Si è tentato, come nei primi decenni del secolo, di stroncare il movimento contadino, assassinando capilega e segretari di Camere del lavoro; a quest'azione di intimidazione il popolo siciliano risponde con la superba affermazione democratica del 20 aprile; allora l'agraria, la mafia ricorre al terrore di massa e si hanno Pian della Ginestra e le stragi del 22 giugno. Ma l'Ispettore Messana, che ha il compito di proteggere agrari e mafiosi, che è uomo che obbedisce a pressioni di parte, ordisce intrighi politici, suggerisce a Scelba la parola d'ordine che il Ministro fa subito sua: le stragi siciliane sono opera di banditi comuni, e Messana diviene il perno di una situazione infernale: Messana si allea ai banditi di strada. Il popolo siciliano, il popolo italiano tutto, hanno diritto di chiedersi come sia possibile il perdurare di un tale stato di cose. 
a Scelba come può ignorare che Messana ha iniziato la sua carriera facendo massacrare dei contadini siciliani? Il 9 ottobre del 1919, infatti, cadevano a Riesi più di sessanta contadini, di cui tredici morti: trucidati a freddo, sulla piazza, dove si svolgeva un comizio. I vecchi di quest'Aula ricorderanno come in quell'occasione il Ministero Nitti ordinò un'inchiesta mandando sul posto il generale dei carabinieri Densa, mentre la Magistratura iniziò un'inchiesta giudiziaria soprattutto per accertare le cause della morte misteriosa di un tenente di fanteria, che si rifiutò di eseguire l'ordine di far fuoco del Messana, che ne disapprovò apertamente la condotta, e che il giorno dopo fu assassinato.
Questi i precedenti del commendator Messana, noti al ministro dell'Interno. Ci troviamo, come vedete, di fronte ad un uomo che per istinto è contro il popolo, e trova, nei legami con i nemici del popolo, il modo di esercitare la professione di massacratore di contadini. Oggi, sfacciatamente, questo non può farlo, per quanto nel clima creatosi in Sicilia è possibile -- in Sicilia, terra dei "Vespri" -- che i poliziotti di Scelba, ministro siciliano, aggrediscano un pacifico corteo di donne che dimostrano contro il carovita.
Oggi è possibile in Sicilia questo, perché agli interni c'è un ministro siciliano, così come nel 1894 a soffocare nel sangue il movimento dei fasci dei lavoratori fu un altro ministro siciliano, Francesco Crispi. Si è tentato, come nei primi decenni del secolo, di stroncare il movimento contadino, assassinando capilega e segretari di Camere del lavoro; a quest'azione di intimidazione il popolo siciliano risponde con la superba affermazione democratica del 20 aprile; allora l'agraria, la mafia ricorre al terrore di massa e si hanno Pian della Ginestra e le stragi del 22 giugno. Ma l'Ispettore Messana, che ha il compito di proteggere agrari e mafiosi, che è uomo che obbedisce a pressioni di parte, ordisce intrighi politici, suggerisce a Scelba la parola d'ordine che il Ministro fa subito sua: le stragi siciliane sono opera di banditi comuni, e Messana diviene il perno di una situazione infernale: Messana si allea ai banditi di strada. Il popolo siciliano, il popolo italiano tutto, hanno diritto di chiedersi come sia possibile il perdurare di un tale stato di cose."

Manco a farlo apposta Malgrado Tutto su
o malgrado, invece di portare acqua alle accuse del Casarrubea e dell'ANPI di Palermo, va a pubblicare un documento, custodito non si sa come negli archivi di Casarrubea, che a leggerlo con un minimo di serenità e di intelligenza storica assolve il Messana dalla tremenda accusa di di colpevolezza per il crimine di stage di Stato a Riesi nell'ottobre del 1919.
Al limite, abbiamo un Messana colpevole di qualche bugia a scopo difensivo, o di un fifone che scappa  (insieme a tutta la varia forza pubblica), e magari non sa bene valutare la pericolosità di una rivolta (che, non dimentichiamolo, finì' con la barbara
uccisione di un tenente dell'esercito, cui disinvoltamente non si fa alcun riferimento).
Calogero Taverna

martedì 19 settembre 2017

ECCO IL TESTO DEL RAPPORTO MINISTERIALE
[trascriviamo letteralmente dalla lettura di Malgrado Tutto; invero il rapporto è molto più corretto
[Dalla scrittura si evince che il rapporto probabilmente fu trasmesso per telegramma]
Ministero dell’interno – Direzione generale della Pubblica Sicurezza – Roma, 17 ottobre 1919
Per notizia di codesta On. Divisione si comunica quella parte dei rapporti ricevuti dall’Ispettore Generale della P.S. Comm. Trani inviato per un’inchiesta a Riesi(Caltanissetta) che si riferisce al contegno tenuto dal Vice Commissario Messana Ettore in occasione dell’agitazione agraria scoppiata in detto Comune e del conflitto avvenuto colà l’8 ottobre.
“Questi contadini divisi in tre associazioni non hanno partecipato tutti agitazione iniziata sostenuta dalla lega agricola nella quale predominano pochi socialisti ufficiali. Solo primi mesi corrente anno agitatore Butera Giuseppe riuscì costituire lega sfruttando credenza Comune fra reduci di guerra che ritengono debba essere concessa terra. Propaganda negli ultimi tempi assunse forme rivoluzionarie cercando spingere avanti contadini atti violenza inscenando sciopero agrario con promessa che terre lasciate incolte sarebbero state cedute contadini giusta decreto prefettizio 15 settembre circa obbligatorietà coltivazione cereali.
Contro azione dirigenti lega svolgeva sua opera Vice Commissario Messana Ettore venuto qui missione da Mussomeli credendosi incoraggiato telegrammi Prefetto Sottoprefetto che chiedevano provvedesse energicamente perchè libertà lavoro fosse tutelata venisse impedita qualsiasi violenza procedendo norma Legge.
Però Prefetto a richiesta rinforzi telegrafava che ne inviava limitatamente con due mitragliatrici utili scopo intimidazione impressione aggiungendo doversene avvalere caso assoluta legittima difesa dopo esauriti mezzi ordinari caso impossibile in quanto avrebbe sempre inviato funzionari forze.
Azione Vice Commissario P.S. si rivelò con arresto segretario lega Butera Giuseppe con altri nove leghisti denunciati con altri sette tutti per istigazione delinquere violenza privata attentati libertà lavoro. Arresto produsse stasi agitazione ma mattina 7 corrente giunse inviato partito socialista Angeletti Alfredo che con violenza linguaggio propositi spinse contadini organizzati attuare occupazione terre e mattina 8 corrente guidò massa oltre mille contadini montati cavallo alcuni armati fucili con bandiera rossa in testa ad impadronirsi terre feudo Palladio.
Ettore Messana
Vice Commissario con forza disponibile in tutto 48 e con le due mitragliatrici si recò campagna ed intimò contadini riuniti sgombero feudo cosa che ottenne. Contadini che avevano circondato fabbricato ove trovavasi Gabbellotto si diressero paese riunendosi piazza centrale per sentirvi discorso dell ‘Angeletti. Sopraggiunse Vice Commissario con forza e fece intimazioni scioglimento assembramento. Lo Angeletti alle intimazioni interruppe discorso avvicinandosi Vice Commissario richiedendolo di fargli finire discorso ma Vice Commissario insistette sul dovere di sciogliersi ed allora Angeletti chiese che avesse ritirato forza che anche assembrati si sarebbero allontanati che diversamente avrebbe dato luogo eccidio.
Vice Commissario visto che la forza stava per essere accerchiata dispose venisse ritirata ma intanto dalla folla partivano colpi sassi che contunsero due soldati e quattro colpi rivoltella uno dei quali ferì soldato Jannanone che alla sua volta cominciò a sparare contro gli assembrati seguito in ciò dagli altri soldati. Intanto soldati incominciarono a sbandarsi per una via che dava alla campagna abbandonando due mitragliatrici alcuni fucili dandosi tutta fuga, affidandosi ognuno iniziativa individuale.
Azione ufficiali funzionario rivelatisi nulla appena iniziossi sbandamento truppa agenti forza pubblica.
Questa notte per misure prudenza saranno allontanati Vice Commissario P.S. e agenti e soldati con ufficiali che presero parte conflitto.
Da risultato indagini risulta agitazione contadini causa propaganda avvelenatrice ha assunto carattere di irriconcillabilità essendosi fatto credere potersi conseguire possesso terre. Però contadini pur ritenendo conseguire tale possesso terre non hanno preordinato alcun piano, e movimento scomposto poteva essere contenuto con trattative aspettando ritorno calma riflessione.
Azione Vice Commissario P.S. se trovava consenso proprietari gabellotti doveva apparire provocatrice facendo situare per alcuni giorni mitragliatrice sopra campanile di fronte locali lega resistenza senza alcuna immediata necessità.
Arresto segretario lega e nove soci non flagrante delitto furono ritenuti arbitrio polizia e dopo conflitto si è fatta circolare insinuazione che Vice Commissario P.S. sia stato comprato proprietari per tale azione. Azione contadini mattina 8 corrente si rivela remissiva in campagna e se in piazza vi fu chi sparò contro truppa nessuna manifestazione collettiva si ebbe da accertare propositi contro forza, Autorità, classi sociali. Scomposta fuga Vice Commissario P.S. forza pubblica ufficiali soldati non trova attenuanti contegno massa contadini popolazione che non commise eccessi di sorta, lasciando che soldato rimasto ferito in piazza si rialzasse si portasse propria abitazione di altro soldato ricoverasse e medicossi casa contadini ove fu bene accolto.
Nessuna manifestazione ostile fu fatta. Un vice brigadiere carabinieri venuto paese durante azione in piazza ai soldati e ufficiali rimasti in paese ai pubblici funzionari ad uffici pubblici ed ai cittadini. Gli uccisi furono collocati vicino chiesa furono fatti funerali senza alcun atto ostile verso alcuno, ciò che prova errate notizie fornite Vice Commissario P.S.”