lunedì 17 aprile 2017

CALOGERO RESTIVO POETA TREPIDO
 
 
AFFABILE NOVELLATORE
 

 
*****
 
Racalmuto terra aprica a Sud, sterile e stepposa a Nord- Ferace a mezzogiorno sepolta per rapaci miniere a Settentrione-
 
Vi esplodono  intelligenza e onirico vagheggiare ma per i tanti solo accidioso nulla in un abitudinario deambulare nel mediocre vivere.
 
Sciascia ci fece e per lui restammo orbi di libertà e di giustizia, privi di salute mentale (seconda chiosa del 1967 del suo fortunato Regalpetra). 
 
Nego però che in questo paese bivacchi "povera gente con grande fede nella scrittura"- A molti di noi, a quasi tutti noi "non basta un colpo di penna".
 
Tanti hanno avuto in questo paese del sale dello zolfo e del caciummo una sapidissima penna. 
 
E da ultimo mi sono incontrato con Calogero Restivo, poeta trepido e novellatore dalle lievi rimembranze locali, di questa Racalmuto appunto. 
 
Iniziai ad incuriosirmi quindi a mirare ed infine ad ammirare quanto ora si può sorbire in una sua triade poetica.
 
Scorro le poesie dell'Erba Maligna, o quelle che luccicano senza un fil rouge oppure - infine - le ultime che sciabordano "dal mare che non c'è"- Pubblicate nel 2011 o nel 2014 nonché nel 2015,  son della lontana prima giovinezza di questo ora composto e riguardoso professore di lettere in pensione. 
 
E' un mondo immaginifico che vi si riverbera: nitido ma occiduo, patetico con scisti di malinconia senza rimpianti. Forse mai gioioso, mai ilare eppure esistenzialisticamente  impulsivo, emotivo, intimo, garrulo,  affabulante,  sapidamente erotico, persino con accenti di sensuale richiamo.
 
Cespuglio di rose
Vieni a trovarmi di tanto in tanto
discuteremo dei tanti sogni
andati al macero come robivecchi
e del tempo che verrà
guardando le stelle che luccicano sempre
sembrano vicine e sono lontanissime
compagne silenziose di solitudine   
 
Ma in fondo è l'agra terra del Serrone o della Culma che ispirano memorie e sensi agresti e giovanili. Già! perché
 
sordo a lusinghe il contadino  
s'avvia verso i campi
ove l'erba maligna
complici le ultime piogge
cresce ed insidia la vigna.
 
La normalità si scompone e "la luce del viale langue/ nel buio della notte".

Il poeta ci immerge nella logica dell'illogica:
il presente ha corse e ostacoli
vicoli chiusi
anche se spingi con i pugni i muri
inutilmente per uscire
il futuro
lo deve ancora inventare la notte

La gabbia del sogno, la gabbia della vita, la gabbia dell'amore. Ma dentro i "muri" della morte.
 
 E quest'amore, questo amore del  poeta: 
immenso
come gli orizzonti 
riempiva le notti
e le stagioni.   

Alla fine il poeta sta

sotto un cielo
azzurro
e senza velo aggrappato

come naufrago  al relitto-

Gli resta da invocare:
"che non mi travolgano/ i silenzi!"

Sì, perché

"Se il silenzio ha una lingua
e una voce
un tutt'uno
con le pareti di questa stanza
che chiude il mondo fuori
vorrei sentire le parole
che le pareti hanno imparato
dai lunghi dialoghi ed attese-"



 
 
 
 
------------------------
 
Qualche appunto ora su Calogero Rsstivo narratore. Moderno, essenziale. circospetto eppure sempre illuminante e coinvolgente. Ci riporta in mondi che pure sono i nostri mondi ma ce li fa rivivire avvolti dalla pellicola di una sottilissima ironia, con il debito distacco che uno scrittore deve pur sempre avere. E se non concordiamo con lui, lui lo stesso concorda con noi. Sapido sapiente colto e raffinato ha giuste parole per veri fatti. E spesso sono i fatti del nostro paese, di questo Racalmuto contadino e solfataio. Vigile e se usa la corda pazza, la usa con saggezza. non vituperando. Abbiamo avuto a suo tempo di ammirare un racconto  di Calogero Restivo. Si intitola: LA PARTENZA. Queste furono le nostre brevi note a commento.


Ed ecco che possiamo ammirare un racconto di nostro ammirevole compaesano. Restivo, di questo immalinconito signore, aduso ormai al nulla, a quel che non c'è, a quello da fare, a quello da non fare. Nella notte, nel silenzio, nel caldo: in agosto. Prepararsi per un viaggio, con paratattica meticolosità, ormai prono alla estranea società dei consumi anche se non molto opulenta. Lezioni antiche ma rivisitazione tutta nuova , toccante, coinvolgente. Chi quelle notti di solitudine le ha trascorse capisce, si commuove, partecipe. Tutto pronto per partire domani. Ma domani non arriverà mai. Noia, languore, accidia, ormai disincantato esistere impongono un giaciglio, sul letto, per il salutare salvifico ritorno nel nulla.
 ------------
Chi è Calogero Restivo? Un poeta e un gran poeta possiamo dire subito. Ora però accomuna alla soavità del suo immaginismo poetico di vago sapore ermetico, un sapere raccontare, rievocare, restituire una palpabilità persino realistica al fascino della memoria della sua memoria che è poi il rimembrare la sua infanzia e prima giovinezza in quel di Racalmuto, terra aspra crudele patetica dimessa impietosa.

La Racalmuto contadina dunque, insomma la Racalmuto paradigmatica, senza Sciascia, oltre Sciascia. soggiungiamo noi, a nostro rischio e pericolo.

Ché Racalmuto non è solo Sciascia, anzi c'è di meglio, e per noi il meglio potrebbe avere  nome e cognome: Calogero Restivo poeta narratore e scrittore di Racalmuto.

Lo dimostra una sua gogoliana pagina. In una novella capolavoro che si pubblica in questa raccolta:  ecco un inno alla semplicità, al paratattico ordire di un racconto lieve toccante - E Dio sa quanto è complessa la semplicità! Una tragedia, tragedia per un piccolo uomo senza la camicia nera in tempi di cupo vestire eternamente in lutto, che inopinatamente perde il lavoro per avere inconsapevolmente disubbidito alla estemporanea bizzarria del Potere di una ben specifica Era. E ciò in un piccolo per noi noto ed amato paese: Racalmuto.

Applaudita la bella grafia del Restivo, ammirato il sommesso musicalissimo tono del racconto, noi pensiamo a quei tempi, a quel nostro paesino digradante tra i calanchi dell'altipiano Sicano, ai gerarchetti tronfi e panciuti che di nostro rammentiamo, al giummo aborrito da Leonardo Sciascia, alla Racalmuto fascistissima sino al midollo, come allora si soleva dire.

E date le nostre manie scorriamo nelle fluenti musicali pagine del Restivo mirabili pagine di storia, di veridica microstoria locale, della nostra Racalmuto insomma, anche qui paradigmatica senza Sciascia, oltre Sciascia.

Ci riferiamo al racconto di Calogero Restivo
 "La camicia nera".

Calogero Restivo è un uomo di scuola EMIGRATO a 14 anni sia pure nel nisseno o nel catanese e comunque non inquinato da quella falsa cultura, arrogante. saccente, ripetitiva, insulsa, localistica che oggi tanto ci angustia, ci indispettisce, ci annoia, ci frastorna. Una cultura - quella - epigonale secreta dalla figliolina selvatica del melanconico nichilista albero nocino.


Vi si contrappone questo autentico figlio della trepida civiltà contadina racalmutese che è il professore Calogero Restivo, docente emerito nelle terre del Verga, sicilianissimo dunque, senza germaniche intrusioni pirandelliane o toscanismi rondisti, lasciando da parte gli ipotattici inquinamenti dei locali della terra della ragione che svolazzano nel nulla credendosi persino poeti sommi o narratori d'avanguardia.

Adamantino, virilmente romantico Calogero Restivo ha stile, musicalità, ispirazione, tattilità da sapido narratore, da ammaliante rievocatore di tempi modi uomini miserie e gioie di un piccolo non dimenticato mondo antico. Ci avvince senza violentarci, ci trasporta lieve, melodicamente nei nostri ancestrali meandri della memoria, forse quella preistorica, non ancora inquinata da questo nuovo mondo millenario che rigurgita corrotti valori del millennio scorso rifiutati dall'incipiente novello millennio brancolante nel nulla creativo, sulle macerie del tutto antico, rinnegato.

Calogero Restivo è forse un conservatore, non rinnega quanto del passato donnette cerebrali dichiarano magari retrogrado. Vi è la vivifica malinconia del ricordo che trasla l'antico nel nuovo con continuità che sa di miracolo.

La Racalmuto di oggi, turbolenta, occidua, dall'avvenire isterilito, dall'orizzonte fugato, dalle miniere chiuse, dalle guerre neglette, dalle case collabenti, dalle dicerie frastornanti, dalla letteratura intristita, dal premio a Grassonelli, dalla cinematografia esausta, ha una sua voce narrante solo in questo esule dal nome e cognome priscamente indigeno: Calogero Restivo. Apprezziamolo, riscopriamolo, applaudiamolo, ringraziamolo.
 

CALOGERO RESTIVO POETA TREPIDO
 
 
AFFABILE NOVELLATORE
 

 
*****
 
Racalmuto terra aprica a Sud, sterile e stepposa a Nord- Ferace a mezzogiorno sepolta per rapaci miniere a Settentrione-
 
Vi esplodono  intelligenza e onirico vagheggiare ma per i tanti solo accidioso nulla in un abitudinario deambulare nel mediocre vivere.
 
Sciascia ci fece e per lui restammo orbi di libertà e di giustizia, privi di salute mentale (seconda chiosa del 1967 del suo fortunato Regalpetra). 
 
Nego però che in questo paese bivacchi "povera gente con grande fede nella scrittura"- A molti di noi, a quasi tutti noi "non basta un colpo di penna".
 
Tanti hanno avuto in questo paese del sale dello zolfo e del caciummo una sapidissima penna. 
 
E da ultimo mi sono incontrato con Calogero Restivo, poeta trepido e novellatore dalle lievi rimembranze locali, di questa Racalmuto appunto. 
 
Iniziai ad incuriosirmi quindi a mirare ed infine ad ammirare quanto ora si può sorbire in una sua triade poetica.
 
Scorro le poesie dell'Erba Maligna, o quelle che luccicano senza un fil rouge oppure - infine - le ultime che sciabordano "dal mare che non c'è"- Pubblicate nel 2011 o nel 2014 nonché nel 2015,  son della lontana prima giovinezza di questo ora composto e riguardoso professore di lettere in pensione. 
 
E' un mondo immaginifico che vi si riverbera: nitido ma occiduo, patetico con scisti di malinconia senza rimpianti. Forse mai gioioso, mai ilare eppure esistenzialisticamente  impulsivo, emotivo, intimo, garrulo,  affabulante,  sapidamente erotico, persino con accenti di sensuale richiamo.
 
Cespuglio di rose
Vieni a trovarmi di tanto in tanto
discuteremo dei tanti sogni
andati al macero come robivecchi
e del tempo che verrà
guardando le stelle che luccicano sempre
sembrano vicine e sono lontanissime
compagne silenziose di solitudine   
 
Ma in fondo è l'agra terra del Serrone o della Culma che ispirano memorie e sensi agresti e giovanili. Già! perché
 
sordo a lusinghe il contadino  
s'avvia verso i campi
ove l'erba maligna
complici le ultime piogge
cresce ed insidia la vigna.
 
La normalità si scompone e "la luce del viale langue/ nel buio della notte".

Il poeta ci immerge nella logica dell'illogica:
il presente ha corse e ostacoli
vicoli chiusi
anche se spingi con i pugni i muri
inutilmente per uscire
il futuro
lo deve ancora inventare la notte

La gabbia del sogno, la gabbia della vita, la gabbia dell'amore. Ma dentro i "muri" della morte.
 
 E quest'amore, questo amore del  poeta: 
immenso
come gli orizzonti 
riempiva le notti
e le stagioni.   

Alla fine il poeta sta

sotto un cielo
azzurro
e senza velo aggrappato

come naufrago  al relitto-

Gli resta da invocare:
"che non mi travolgano/ i silenzi!"

Sì, perché

"Se il silenzio ha una lingua
e una voce
un tutt'uno
con le pareti di questa stanza
che chiude il mondo fuori
vorrei sentire le parole
che le pareti hanno imparato
dai lunghi dialoghi ed attese-"



 
 
 
 
------------------------
 
Qualche appunto ora su Calogero Rsstivo narratore. Moderno, essenziale. circospetto eppure sempre illuminante e coinvolgente. Ci riporta in mondi che pure sono i nostri mondi ma ce li fa rivivire avvolti dalla pellicola di una sottilissima ironia, con il debito distacco che uno scrittore deve pur sempre avere. E se non concordiamo con lui, lui lo stesso concorda con noi. Sapido sapiente colto e raffinato ha giuste parole per veri fatti. E spesso sono i fatti del nostro paese, di questo Racalmuto contadino e solfataio. Vigile e se usa la corda pazza, la usa con saggezza. non vituperando. Abbiamo avuto a suo tempo di ammirare un racconto  di Calogero Restivo. Si intitola: LA PARTENZA. Queste furono le nostre brevi note a commento.


Ed ecco che possiamo ammirare un racconto di nostro ammirevole compaesano. Restivo, di questo immalinconito signore, aduso ormai al nulla, a quel che non c'è, a quello da fare, a quello da non fare. Nella notte, nel silenzio, nel caldo: in agosto. Prepararsi per un viaggio, con paratattica meticolosità, ormai prono alla estranea società dei consumi anche se non molto opulenta. Lezioni antiche ma rivisitazione tutta nuova , toccante, coinvolgente. Chi quelle notti di solitudine le ha trascorse capisce, si commuove, partecipe. Tutto pronto per partire domani. Ma domani non arriverà mai. Noia, languore, accidia, ormai disincantato esistere impongono un giaciglio, sul letto, per il salutare salvifico ritorno nel nulla.
 ------------
Chi è Calogero Restivo? Un poeta e un gran poeta possiamo dire subito. Ora però accomuna alla soavità del suo immaginismo poetico di vago sapore ermetico, un sapere raccontare, rievocare, restituire una palpabilità persino realistica al fascino della memoria della sua memoria che è poi il rimembrare la sua infanzia e prima giovinezza in quel di Racalmuto, terra aspra crudele patetica dimessa impietosa.

La Racalmuto contadina dunque, insomma la Racalmuto paradigmatica, senza Sciascia, oltre Sciascia. soggiungiamo noi, a nostro rischio e pericolo.

Ché Racalmuto non è solo Sciascia, anzi c'è di meglio, e per noi il meglio potrebbe avere  nome e cognome: Calogero Restivo poeta narratore e scrittore di Racalmuto.

Lo dimostra una sua gogoliana pagina. In una novella capolavoro che si pubblica in questa raccolta:  ecco un inno alla semplicità, al paratattico ordire di un racconto lieve toccante - E Dio sa quanto è complessa la semplicità! Una tragedia, tragedia per un piccolo uomo senza la camicia nera in tempi di cupo vestire eternamente in lutto, che inopinatamente perde il lavoro per avere inconsapevolmente disubbidito alla estemporanea bizzarria del Potere di una ben specifica Era. E ciò in un piccolo per noi noto ed amato paese: Racalmuto.

Applaudita la bella grafia del Restivo, ammirato il sommesso musicalissimo tono del racconto, noi pensiamo a quei tempi, a quel nostro paesino digradante tra i calanchi dell'altipiano Sicano, ai gerarchetti tronfi e panciuti che di nostro rammentiamo, al giummo aborrito da Leonardo Sciascia, alla Racalmuto fascistissima sino al midollo, come allora si soleva dire.

E date le nostre manie scorriamo nelle fluenti musicali pagine del Restivo mirabili pagine di storia, di veridica microstoria locale, della nostra Racalmuto insomma, anche qui paradigmatica senza Sciascia, oltre Sciascia.

Ci riferiamo al racconto di Calogero Restivo
 "La camicia nera".

Calogero Restivo è un uomo di scuola EMIGRATO a 14 anni sia pure nel nisseno o nel catanese e comunque non inquinato da quella falsa cultura, arrogante. saccente, ripetitiva, insulsa, localistica che oggi tanto ci angustia, ci indispettisce, ci annoia, ci frastorna. Una cultura - quella - epigonale secreta dalla figliolina selvatica del melanconico nichilista albero nocino.


Vi si contrappone questo autentico figlio della trepida civiltà contadina racalmutese che è il professore Calogero Restivo, docente emerito nelle terre del Verga, sicilianissimo dunque, senza germaniche intrusioni pirandelliane o toscanismi rondisti, lasciando da parte gli ipotattici inquinamenti dei locali della terra della ragione che svolazzano nel nulla credendosi persino poeti sommi o narratori d'avanguardia.

Adamantino, virilmente romantico Calogero Restivo ha stile, musicalità, ispirazione, tattilità da sapido narratore, da ammaliante rievocatore di tempi modi uomini miserie e gioie di un piccolo non dimenticato mondo antico. Ci avvince senza violentarci, ci trasporta lieve, melodicamente nei nostri ancestrali meandri della memoria, forse quella preistorica, non ancora inquinata da questo nuovo mondo millenario che rigurgita corrotti valori del millennio scorso rifiutati dall'incipiente novello millennio brancolante nel nulla creativo, sulle macerie del tutto antico, rinnegato.

Calogero Restivo è forse un conservatore, non rinnega quanto del passato donnette cerebrali dichiarano magari retrogrado. Vi è la vivifica malinconia del ricordo che trasla l'antico nel nuovo con continuità che sa di miracolo.

La Racalmuto di oggi, turbolenta, occidua, dall'avvenire isterilito, dall'orizzonte fugato, dalle miniere chiuse, dalle guerre neglette, dalle case collabenti, dalle dicerie frastornanti, dalla letteratura intristita, dal premio a Grassonelli, dalla cinematografia esausta, ha una sua voce narrante solo in questo esule dal nome e cognome priscamente indigeno: Calogero Restivo. Apprezziamolo, riscopriamolo, applaudiamolo, ringraziamolo.
 

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Sarebbe comico se non fosse ... stracomico! Il dottore Giovanni Punzo ebbe a scrivermi nel aprile del 2014: "Si riporta più avanti lo stato ptrimoniale e il conto economico del bilancio della Cassa al 31 dicembre 2014."

Subentra il dottore Giovanni Castaldi che nel aprile del 2016 mi scrice: "il bilancio 2015 e le relative relazioni sono disponibili nel sito internet della Cassa e presso le Rapprsentanze: in allegatp si riporta (al singolare!) lo stato patrimoniale e il conto economico al 31 dicembre 2015 [io avrei scritto: si riportano].

Ma ecco in ianua exitus del buon Giocanni Castaldi: in questo aprile 2017 prima mi dice "il Bilancio 2015 e le relative relazioni sono disponibili nel sito internet della Cassa wwwcrspbi e presso le rappresentanze".

Mi ero detto: ammesso che sia capace di endare nel sito poi non ho pin e altre divoleroìie per penetrarvi a fondo. E se non son capace io figurarsi le migliaia di vedovelle dei tanti dirigenti BI morti magari prematuramente dopo avere sposato la bella fantesca.

Comunque martedì vado in Rappresentanza e questo benedetto bilancio 2016 con le relative relazioni me li procuro e mi sfogo.



Ma avevo fatto male i calcoli. Il Dottor Castaldi ci ripensa e nello stesso giorno scrive, con una resipiscenza degna di miglior causa: "Il fascicolo completo 'Bilancio 2016' contenente anche le relazioni degli amministratori sulla gestione, della società di revisione e del collegio sindacale, SARA' [sic] reso disponbilenel sito internet della Cassa e nella intranet azindale".

Quando dove e come non si sa. Vorrò ad ogni modo vedere se almeno a chiusura del voto di ciorrispondenza riuscirò ad avere questo bilancio che oltre alle consuente relazioni pare che quest'anno vi sia pure la "relazione di una socierà di revisione".

Che ha detto questa società? Come ci spiegaherà ad esempio che il tradizionale utile netto di oltre 32 milioni di euro nel 2012, di oltre 25 milioni di euro nel 2013 di oltre 30 milioni nel 2014, di oltre 28 milioni nel 2015 ecco che nel 2016 - non spiegato e inspiegabilmente - rastremarsi di oltre sei milioni di euro e scendere ad appena 19 milioni di euro, mandando a strafottere quel noto principèo della scuola italiana del buon Luca Pacioli CHE NON AMMETTE SALTI IRRAZIONLI NELLA CONTINUITà DEGLI ESERCIZI.

Mi pare che - dati cotanti salti oscuramenti omissioni nascondimennti contraddizioni - salti il canone del 2538 in base al quale se si ricorre [massicciamente cone fa la CSR di Castaldi e di Pisanti al voto per rorrispondenza , "in tal caso l'avviso di convocazione DEVE CONTENERE per ESTESO la deliberazione proposta".

Se zoppicava la regolarità negli anni precorsi, quest'anno l'artificio estorsivo del consenso mi pare inequivocabile. Roba penale, dunque.

La Vigilanza di Barbagallo per ovvie cointeressenze non è molto credibile. Forse quella di Draghi.

Calogero Taverna
QUI SORGEVA IL CALVARIO VECCHIO
Ecco cosa ci racconta Euegenio Napoleone Messana
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sabato 15 aprile 2017

I Luoghi di Culto
L'area cicolana è caratterizzata dalla presenza di numerosi santuari pagani che spesso sembrano assumere, oltre alla funzione religiosa, anche un ruolo aggregativo a livello politico-sociale e costituire importanti nodi di scambio commerciale.





Borgorose, chiesa S.Giovanni in Leopardis


Questi santuari, per lo più di natura rurale, hanno goduto di particolare vitalità anche grazie al permanere della loro funzione di fiere e mercati in occasione di eventi religiosi ed al loro collocarsi in corrispondenza delle tappe dei percorsi di transumanza. Frequentemente i santuari in questione si trovano su terrazzamenti i cui imponenti resti in opera poligonale sono ancora oggi visibili spesso su questi stessi terrazzamenti, in epoche posteriori, si sono impiantati luoghi di culto cristiani, come nel caso della chiesa di S. Mauro in Fano, nel Comune di Borgorose, che si erge su alcuni blocchi in pietra parallelepipedi riferibili ad una struttura anteriore relativa ad un luogo di culto. Anche la chiesa di S. Giovanni in Leopardis risulta costruita su strutture in opera poligonale, così come quella di S. Maria delle Grazie, sorta probabilmente sui ruderi di una villa romana.





Borgorose S.Giovanni in Leopardis(2)


Nel comune di Fiamignano, nel cui territorio si è supposto si trovasse l'antica Vesbula menzionata da Dionigi di Alicarnasso, presso, il monte Aquilente si trovano alcune strutture in opera poligonale, identificabili come luogo di culto. In particolare si conservano due muri laterali e parte di un muro frontale. La cella del tempio venne inglobata dalla costruzione della chiesa di S. Angelo in Cacumine Montis. Sempre nel comune di Fiamignano, a Marmosedio, si trovano i resti di un muro di terrazzamento in opera poligonale, identificato come santuario, sul quale oggi sorge la chiesa di S. Lorenzo in Fano.


Nel Comune di Pescorocchiano, alle pendici del monte Fratta, in località Alzano si trovano i resti di un ampio complesso caratterizzato da quattro terrazzamenti in opera poligonale nel secondo dei quali è inserita una cella circolare sotterranea denominata Grotta del Cavaliere. Questa imponente struttura fu identificata in passato come la sede dell'antico tempio di Marte, sito da Dionigi di Alicarnasso nel territorio di Suna. Il rinvenimento nel 1983 di una piccola base votiva con iscrizione di dedica ad una divinità non facilmente definibile, databile al I sec. a.C., ha permesso la sua certa identificazione in quanto luogo di culto. Il manufatto si conserva oggi nel piccolo museo annesso al Monastero delle Clarisse di Borgo S. Pietro.


Si ricorda, infine, sempre nel Comune di Pescorocchiano, il Santuario di Civitella, unico ad essere stato recentemente oggetto di indagini archeologiche ad opera della Soprintendenza. Sulla cella del tempio, costituita da un basamento di blocchi accostati largo 6 metri, si è impostata in epoca posteriore la chiesetta di S. Angelo.


Dott.ssa Giovanna Alvino
Direttore Archeologo Coordinatore della SBAL
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio


L'area sacra di S. Erasno (Corvaro di Borgorose)



Nella piana di Corvaro, in località S. Erasmo, furono individuati due basamenti attribuiti ad altrettanti edifici templari. Questa zona, in prossimità della quale era una sorgente, per la presenza di un culto cristiano venne denominata S. Erasto, come ricordano l'archeologo Edward Dodwell e dall'architetto Virginio Vespignani, che nel 1830 effettuarono sul posto delle ricognizioni. Oltre un secolo dopo, nel 1956, a seguito di lavori agricoli, si rinvenne un deposito votivo, databile tra il III e la metà del I sec. a.C., i cui materiali si conservano oggigiorno a Roma, nei magazzini del Museo Nazionale Romano.





Il podio dell'edificio (vista da nord-ovest)


 


Ma soprattutto compaiono le maschere votive quadrangolari, di tipo analogo a quelle rinvenute a Pescorocchiano. Si tratta di un tipo di offerta votiva diffuso in un'area che finora sembra limitarsi, oltre al Cicolano, soprattutto al bacino fucense ed alla contigua alta valle del Liri. Tra i materiali figurano anche alcune armi in ferro (punte di lancia, sauroteres).


Nel 1995 a causa di danneggiamenti, subiti da uno dei due basamenti già noti, dovuti ai lavori relativi alla realizzazione del nuovo percorso della strada Salto Cicolana, è stata riportata in luce, a seguito di un intervento di scavo richiesto dalla Soprintendenza, la pianta dell'edificio, inquadrabile in età romana. Sul basamento (10 x 10 m), realizzato in grossi blocchi squadrati, successivamente si è addossata un'ulteriore struttura edificata anche con l'impiego di materiali antichi che presenta una pianta rettangolare: i lati lunghi sono stati messi in luce per un tratto esteso di ca. 8 m, mentre uno dei lati corti, completamente riportato in luce, presenta una lunghezza di ca. 7 m.


Sono state, inoltre, rinvenute anche alcune sepolture a cappuccina (a fossa terragna con copertura di tegole), addossatesi all'edificio a pianta quadrata, la cui identificazione a seguito di tali rinvenimen­ti, dovrà probabilmente essere riconsiderata.


Dott.ssa Giovanna Alvino
Direttore Archeologo Coordinatore della SBAL
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio

giovedì 13 aprile 2017


I Luoghi di Culto
L'area cicolana è caratterizzata dalla presenza di numerosi santuari pagani che spesso sembrano assumere, oltre alla funzione religiosa, anche un ruolo aggregativo a livello politico-sociale e costituire importanti nodi di scambio commerciale.




Borgorose, chiesa S.Giovanni in Leopardis


Questi santuari, per lo più di natura rurale, hanno goduto di particolare vitalità anche grazie al permanere della loro funzione di fiere e mercati in occasione di eventi religiosi ed al loro collocarsi in corrispondenza delle tappe dei percorsi di transumanza. Frequentemente i santuari in questione si trovano su terrazzamenti i cui imponenti resti in opera poligonale sono ancora oggi visibili spesso su questi stessi terrazzamenti, in epoche posteriori, si sono impiantati luoghi di culto cristiani, come nel caso della chiesa di S. Mauro in Fano, nel Comune di Borgorose, che si erge su alcuni blocchi in pietra parallelepipedi riferibili ad una struttura anteriore relativa ad un luogo di culto. Anche la chiesa di S. Giovanni in Leopardis risulta costruita su strutture in opera poligonale, così come quella di S. Maria delle Grazie, sorta probabilmente sui ruderi di una villa romana.




Borgorose S.Giovanni in Leopardis(2)


Nel comune di Fiamignano, nel cui territorio si è supposto si trovasse l'antica Vesbula menzionata da Dionigi di Alicarnasso, presso, il monte Aquilente si trovano alcune strutture in opera poligonale, identificabili come luogo di culto. In particolare si conservano due muri laterali e parte di un muro frontale. La cella del tempio venne inglobata dalla costruzione della chiesa di S. Angelo in Cacumine Montis. Sempre nel comune di Fiamignano, a Marmosedio, si trovano i resti di un muro di terrazzamento in opera poligonale, identificato come santuario, sul quale oggi sorge la chiesa di S. Lorenzo in Fano.


Nel Comune di Pescorocchiano, alle pendici del monte Fratta, in località Alzano si trovano i resti di un ampio complesso caratterizzato da quattro terrazzamenti in opera poligonale nel secondo dei quali è inserita una cella circolare sotterranea denominata Grotta del Cavaliere. Questa imponente struttura fu identificata in passato come la sede dell'antico tempio di Marte, sito da Dionigi di Alicarnasso nel territorio di Suna. Il rinvenimento nel 1983 di una piccola base votiva con iscrizione di dedica ad una divinità non facilmente definibile, databile al I sec. a.C., ha permesso la sua certa identificazione in quanto luogo di culto. Il manufatto si conserva oggi nel piccolo museo annesso al Monastero delle Clarisse di Borgo S. Pietro.


Si ricorda, infine, sempre nel Comune di Pescorocchiano, il Santuario di Civitella, unico ad essere stato recentemente oggetto di indagini archeologiche ad opera della Soprintendenza. Sulla cella del tempio, costituita da un basamento di blocchi accostati largo 6 metri, si è impostata in epoca posteriore la chiesetta di S. Angelo.


Dott.ssa Giovanna Alvino
Direttore Archeologo Coordinatore della SBAL
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio


L'area sacra di S. Erasno (Corvaro di Borgorose)



Nella piana di Corvaro, in località S. Erasmo, furono individuati due basamenti attribuiti ad altrettanti edifici templari. Questa zona, in prossimità della quale era una sorgente, per la presenza di un culto cristiano venne denominata S. Erasto, come ricordano l'archeologo Edward Dodwell e dall'architetto Virginio Vespignani, che nel 1830 effettuarono sul posto delle ricognizioni. Oltre un secolo dopo, nel 1956, a seguito di lavori agricoli, si rinvenne un deposito votivo, databile tra il III e la metà del I sec. a.C., i cui materiali si conservano oggigiorno a Roma, nei magazzini del Museo Nazionale Romano.




Il podio dell'edificio (vista da nord-ovest)


 


Ma soprattutto compaiono le maschere votive quadrangolari, di tipo analogo a quelle rinvenute a Pescorocchiano. Si tratta di un tipo di offerta votiva diffuso in un'area che finora sembra limitarsi, oltre al Cicolano, soprattutto al bacino fucense ed alla contigua alta valle del Liri. Tra i materiali figurano anche alcune armi in ferro (punte di lancia, sauroteres).


Nel 1995 a causa di danneggiamenti, subiti da uno dei due basamenti già noti, dovuti ai lavori relativi alla realizzazione del nuovo percorso della strada Salto Cicolana, è stata riportata in luce, a seguito di un intervento di scavo richiesto dalla Soprintendenza, la pianta dell'edificio, inquadrabile in età romana. Sul basamento (10 x 10 m), realizzato in grossi blocchi squadrati, successivamente si è addossata un'ulteriore struttura edificata anche con l'impiego di materiali antichi che presenta una pianta rettangolare: i lati lunghi sono stati messi in luce per un tratto esteso di ca. 8 m, mentre uno dei lati corti, completamente riportato in luce, presenta una lunghezza di ca. 7 m.


Sono state, inoltre, rinvenute anche alcune sepolture a cappuccina (a fossa terragna con copertura di tegole), addossatesi all'edificio a pianta quadrata, la cui identificazione a seguito di tali rinvenimen­ti, dovrà probabilmente essere riconsiderata.


Dott.ssa Giovanna Alvino
Direttore Archeologo Coordinatore della SBAL
Soprintendenza per i Beni Archeologici del Lazio